Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1979
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Libri e periodici
una parte splendida nelle nostre guerre d'indipendenza (e il simile di lui continuò a lungo a pensare il Mazzini, che infatti fu sorpreso e choccato dalla sua finale avventura). Eppure s'era quasi naturalizzato spagnolo. Dall'altro lato possiamo invece mettere il Fabrizi che ben presto (dal '37) si trasferi a Malta, tramando spedizioni in Italia e rimproverando qualche antico compagno della sua inerzia. Il Durando rimase a metà: non persuaso interamente della politica spagnola, tornato in Spagna anche dopo aver scritto Della nazionalità italiana, ma rivenuto sui campi patrii non appena la prima guerra d'indipendenza glie ne offrì l'occasione, fu per un pezzo molto spagnolo pur restando italiano.
In Spagna fece quindi non solo l'apprendistato militare, in parte l'apprendistato politico e una certa marca spagnola dovette sempre portarla con sé, come pubblicista. E direi che questa marca consistette nel sentire vivamente tre congiunti motivi: quello dell'importanza delle questioni dinastiche (il liberalismo spagnolo era nato attorno a questioni dinastiche); il motivo dell'orgoglio nazionale (che dovette rafforzarsi sia per contrasto e rivalità con gli stranieri, fuori e dentro il corpo dei Cacciatori , sia per il contagio dell'innato sentire della hidalguia . degli Spagnoli); infine, quello dell'importanza d'una politica espansiva per saldare attorno al trono le forze nazionali. Più volte nei suoi scritti di epoca portoghese e spagnola, e discutendo della frattura che colà era avvenuta tra moderati e democratici, teorizzò che una soluzione si sarebbe trovata in una comune grande impresa di politica estera: prima pensò all'unificazione col Portogallo (magari con un matrimonio che unisse le due dinastie); poi con un matrimonio non borbonico con un grande paese moderno; infine (nel 1847, in una serie di articoli messi in luce per la prima volta dalla Casana) a un'azione spagnola in direzione dell'Italia, in funzione antiaustriaca e costituzionale, rivolta a ter rivivere gli antichi diritti sulla Toscana e sui minori ducati, che la diplomazia aveva sancito al tempo delle lotte per gli stati patrimoniali, e valersi di questi diritti dinastici per promuovere la creazione di istituzioni liberali nella penisola.
Pertanto aver restituito all'esperienza spagnola del Durando, anche quella politica, la sua intera dimensione, con la pubblicazione della serie di articoli di El Espanai dal titolo generale: Movimiento intelectual de Italia en sus relaciones con Espana è merito essenziale del saggio della Casana. (Come, per la parte militare, la pubblicazione delle Hojas de servicio di Don Jaime Durando ). La visione, assieme nazionale e dinastica, strategica e politica del libro sulla Nazionalità Italiana ne riesce illuminata singolarmente, e quegli scritti ricongiungono idealmente il Durando non solo al pubblicista de L'opinione che ebbe scarsa attività, ma all'oratore che alla Camera sostenne con argomenti assieme di politica dinastica e nazionale l'intervento in Crimea: discorso che rappresenta appunto il punto culminante di quella pubblicistica.
Problematica, anche se molto acuta, la collocazione che, anche in base all'esperienza spagnola, l'autrice dà del suo personaggio, che sarebbe da collocare al centro sinistra accanto a Rattazzi e non, come comunemente si fa, tra i moderati conservatori. Certo, quando fondò VOpinione intendeva, come lui stesso dice, stare a mezza via tra il moderato Risorgimento e la radicale Concordia; ma bisogna riflettere che quello era il Risorgimento nato sotto il patronato del Balbo, della parte conservatrice, aristocratica e neguelfa dell'elite liberale, e che poi poco tardò a battere l'istessa via che L'Opinione .
Nel momento essenziale per la storia del Piemonte che precedette Novara e il ce proclama di Moncalieri , certo egli fu schierato, nettamente e con ragione, con i moderati; lui stesso ricorda quanto fosse impopolare il governo, come la Camera e il ministero democratico fossero in preda a aberrazioni incredibili (e quel ministero, e particolarmente il Rattazzi, volevan dire la ripresa della guerra). Persino a Novara, .aiutante di campo accanto a Carlo Alberto, non lo abbagliarono mai quelle scintille di speranza che pure, finot all'ultimo, accesero il cuore del sovrano. E, dopo Novara, divenne ce uomo del Re come aiutante di campo di Vittorio Emanuele, come a pegno, senza dubbio, all'opinione liberale ; ma ce liberale , in quei frangenti, significava semplicemente fedele allo statuto, con una accezione assai più vaga di quella che prese poi precisandosi. E nel ministero Cavour entrò poi, come lui stesso dichiarò (e in uno scritto indirizzato al Brofferio!), non solo perché generale, ma uomo politico non ancor logoro, l'uomo di corte che il re Vittorio Emanuele II onorava di qualche deferenza . E a lui come a uomo di corte , nella crisi Calabiana, il re arrido