Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno
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1979
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pagina
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347
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Libri e periodici
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il tentativo disperato di comporre il ministero dopo le dimissioni del Cavour, tentativo al quale rinunciò per la risoluta opposizione di tutta la classe dirigente. Per questo suo tentativo egli fu quindi classificato a. a destra . Ma, obietta la Casana Testore, e non si rivolse a uomini della destra, ma a personaggi della maggioranza parlamentare, come Giovanni Lanza, che era allora una delle figure più rappresentative del gruppo rattazziano . Ovviamente il Durando consultò il Lanza, ma con lui il Collegllo, il Galvagno, il Vigliani, che tutti rifiutarono: solo allora reputò insufficiente l'apporto del Revel: non contava alla Camera che un venti o venticinque voti ; e rifiutò l'incarico. Che nell'assieme l'operazione rivolta a liberarsi del Cavour non potesse che riuscire a una grave crisi degl'istituti parlamentari era cosa ovvia; merito del Durando fu, da galantuomo, rinunciarvi.
Ma, aggiunge la signora Casana, il Durando fu, nel primo ministero Rattazzi, ministro degli Esteri; e vi fu volentieri, e non come sorvegliante o moderatore del primo ministro, ma in pieno accordo con lui. In quel ministero erano entrambi uomini del re , che tentavano contro il parere di una maggioranza della Camera, una operazione di politica estera in accordo con il partito d'azione. L'operazione finì, come è noto, a Aspromonte, e Vittorio Emanuele, che aveva giocato il Rattazzi e la sinistra contro il Ricasoli, dovette tornare alla politica della maggioranza parlamentare reale. Bisogna anche sottolineare che il Durando in questa occasione, come si legge nei documenti di lui raccolti da Cesare Durando, fu assai meno corrivo del Rattazzi nell'avallare gli intrighi personali del re nei Balcani, condotti dal famigerato Bensa anche dopo Aspromonte, e che miravano per metà a una guerra delle nazioni contro la Turchia, per metà a porre sul trono di Grecia, al posto di Ottone, il principe Amedeo che divenne poi re di Spagna. E, replicando al sovrano che gli rimproverava di non comportarsi più come l'antico rivoluzionario rispondeva che per simili avventure occorreva una poderosa forza popolare o il saldo appoggio almeno di una grande potenza, che nel caso mancava. In altre parole, la sua posizione era perfettamente costituzionale e nazionale, secondo appunto la miglior tradizione spagnola, ma non certo parlamentare.
Anche più strettamente col Rattazzi collaborò, secondo la Casana, nel ministero di Mentana; quando, prefetto di Napoli, non si oppose alla preparazione della spedizione ausiliaria del Nicotera, e poi si parlò addirittura di lui come alternativa al proposto ministero Cialdini, e in tale occasione prese di nuovo contatto col Rattazzi. Ma questo avrebbe potuto significare semplicemente che il sovrano era anche più compromesso di quanto comunemente si ritenga nei tentativi avvenuti sotto il primo ministro, e che (così come aveva fatto nel '62) esitò qualche giorno prima di risolversi a rompere ogni pericolosa complicità con il partito d'azione, col quale dovette in seguito essere anche più duro chiamando al potere il Savoiardo Menabrea. Ma, a parte che simili problemi mi sono sempre parsi appartenere più al genere poliziesco che allo storico, essi escono in ogni modo dal periodo che l'autrice ha direttamente e coscienziosamente studiato.
Quanto al fatto che l'esperienza spagnola avesse potuto indurire nel loro atteggiamento verso il brigantaggio meridionale i generali che avevano avuto l'esperienza delle guerre carliste, Cialdini, Ribotti, Durando, Ardoino, mi sembra probabile. Ma non dimentichiamo che il brigantaggio, di cui non da oggi si tende a considerare quasi esclusivamente la natura di agitazione contadina (del resto secolare) prese nel primo periodo unitario l'aspetto dominante di moto con carattere non solo separatista ma sanfedista e legittimista; se i reduci delle guerre carliste videro questo aspetto, videro dunque un aspetto autentico. I <t briganti , delinquenza a parte, eran la massa della Santa Fede, e non le masse del
Bisecane.
Vorremmo, per concludere, sottolineare quanta novità di ricerche erudite ci sta in questo studio (per tenerci all'inedito, oltre la biografia integrale, la serie sconosciuta di El Espanol, le Hojas de Servi ciò e una lettera del 1834 tratta dall'archivio Durando). Ma davvero a philosophia et philologia geminae ortae ; le scoperte e gli inediti hanno stimolato i problemi storici che il saggio propone; i problemi storici hanno stimolato hi ricerca e la valutazione dei documenti: I'una cosa non va senza l'altra.
E, tanto per metterci un po' del nostro, non senza qualche pedanterìa, diciamo che, come è inevitabile in un'opera cosi ricca di notìzie e così ben controllata, non manca qualche scorsa di penna (un ministero Giolitti per Gioberti) e specie nei testi in lingua straniera