Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1979>   pagina <349>
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Libri e periodici
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Le visite pastorali nella diocesi di Feltre, a cura di GIANMARIO DAL MOLIN (Thesaurus Ecclesiarum Italiae recentioris aevi, III, 11); Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1978, in 8, pp. CCI-519. L. 30.000.
L'importanza delle visite pastorali e dei dati da esse emergenti per Io studio della religiosità è stato più volte ribadito da Gabriele De Rosa, ohe si è fatto promotore della loro utilizzazione nel campo della storia sociale e religiosa. Sotto la sua direzione l'Istituto per le ricerche di storia sociale e religiosa di Vicenza sta infatti effettuando la regestazione di tutte le visite pastorali dei vescovi veneti da Campoformio alla prima guerra mondiale. In tale progetto si inserisce il volume di Gianmario Dal Molin, il quale segue quelli già editi e relativi ad alcune visite delle diocesi di Venezia, Vicenza, Padova, Treviso.
I dati che emergono dalle visite pastorali non interessano solamente la vita religiosa ma possono interessare il sociologo e l'antropologo, non meno dello storico della società civile, dell'arte e dell'economia, permettendo indagini sui movimenti di popolazione, sulla emigrazione, sull'istruzione popolare e sulla struttura economica, sul patrimonio artistico e archivistico oltre che sugli indicatori propriamente socio-religiosi (p. CLXXXV). Dal Molin ne offre alcuni esempi per la diocesi di Feltre collocando in appendice alcune stati­stiche (ricavate dagli atti delle visite) riguardanti il movimento della popolazione, la situa­zione scolastica, l'assistenza ostetrica, la frequenza alla comunione pasquale, le separazioni matrimoniali e i concubinati notori.
La limitata estensione territoriale della diocesi di Feltre, che dal 1819 in poi com­prende i soli comuni di Feltre, S. Giustina bellunese, Cesio, Seren, Lamon e Sovramonte, ha permesso a Dal Molin di raggruppare in un solo volume le due visite compiute dal vescovo Giovanni Renier (1857 e 1862) e le cinque del vescovo Salvatore Bolognesi (1872-74, 1878-80, 1882-84, 1890 e 1898), nonché i limitatissimi dati delle due successive del vescovo Foschiani (1910). Ciò permette la possibilità di avere di fronte il quadro completo (pur nelle limitazioni imposte dalle lacune esistenti nella documentazione) della situazione socio-religiosa della diocesi di Feltre nel perìodo preso in esame (Dal Molin ha di proposito evitato il discorso sui primi anni del Novecento, data appunto la inconsistenza del materiale reperito).
Di particolare interesse è la prima parte della densa introduzione (nella seconda il curatore espone i criteri adottati nella regestazione), nella quale Dal Molin delinea un quadro della diocesi di Feltre nella seconda metà dell'Ottocento, articolato nella fisionomia socio-economica, nelle tendenze ideologiche e politiche (partiti, elezioni e stampa clericale), nella fisionomia morale e religiosa, nell'analisi dei vescovi e del clero e infine in quella delle organizzazioni laicali.
Dal quadro tracciato emerge una diocesi il cui denominatore comune è rappresentato dal trinomio a miseria, onestà e religiosità (p. XVII). Dal Molin espone a rapidi tratti la disastrosa situazione economica del Feltrino, che aveva dovuto pagare il pedaggio della politica degli Asburgo prima e dell'unificazione poi, e si sofferma in particolare sul gra­vissimo fenomeno dell'emigrazione, i cui contraccolpi sociali furono enormi. Dal Molin ricorda fra i più gravi la frattura dei legami socio-culturali con l'ambiente e le difficoltà del reinserimento, il passaggio alle donne della responsabilità della conduzione del piccolo podere di famiglia, della casa e dell'educazione dei figli. Inutile argine contro l'emigrazione furono le iniziative cooperativistiche attuate nel Feltrino (da ricordare in particolare le numerose latterie sociali), che al Dal Molin appaiono ce come un tentativo paternalistico della classe dirigente, nelle sue frange più illuminate, volto ad un aiuto delle classi rurali al fine di evitar loro di cadere sotto l'influsso delle forze ' sovversive ' (p. XLII1).
Nel campo politico Dal Molin nota una a scarsa politicizzazione della popolazione che comportò una limitala portata dei raggruppamenti politici, sintetizzati dall'autore nei moderati, radical-progressisti e clericali. À proposito di questi ultimi Dal Molin parla di incapacità di costituire una forza d'urto autonoma (p. LII) e individua nell'astensionismo dei cattolici feltrini il paravento che nascondeva intrinseca debolezza (p. LXVIII), ab­bandonato il quale alla fine del secolo fu spianata la strada a che i cattolici feltrini diven­tassero a collaborazionisti (come li definisce l'autore) dei moderati.
Il limite del quadro politico tracciato dal Dal Molin sta nel fatto che egli analizza