Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1979>   pagina <350>
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Libri e periodici
le vicende politiche e amministrative della città e soprattutto sotto l'ottica clericale (come ammette a p. LXXVIII, senza però giustificare la scelta metodologica compiuta) il che ai rivela restrittivo e in parte offusca il quadro che egli traccia con abilità della vita poli­tica feltrina del secondo Ottocento. Quanto poi al connubio tra cattolici e moderati Dal Molin si limita a parlare di cedimento dei primi ai secondi senza analizzare il terreno d'incontro e le modalità dello stesso, trascurando del tutto le motivazioni di ordine socio­economico, che invece stanno alla base del cosiddetto blocco storico clerico-moderato.
I rilievi sollevati non intendono comunque porre dubbi sul valore del lavoro di Dal Molin, che, oltre a presentare il regesto di tutte le visite pastorali feltrine dalla metà dell'Ottocento alla prima guerra mondiale, traccia nell'introduzione un quadro della diocesi in quel periodo, che resterà un fermo punto di riferimento per quanti si occupe­ranno in futuro della storia di Feltre e del suo territorio.
GIANNI A. CISOTTO
VITTORIA RUPFINI TUCCI, Vita di Giovanni Battista Raffini modenese., con presentazione di Emilia Morelli (Collezione storica del Risorgimento e dell'Unità d'Italia, 67); Modena, S.T.E.M., 1976, in 8, pp. 277. L. 6.000.
H dott. Antonio Setti, coadiutore effettivo presso l'Archivio generale de* notar! di Modena dal 1827 e amatissimo fedele suddito di Francesco IV, riferendosi a coloro che si riunirono la sera del 3 febbraio 1831 nella casa di Ciro Menotti te col gravo divisa­mente di aggredire S.A.R. il Duca , cosi giudicava: <c... Solo nel mattino del giorno 4 feb­braio furono resi di pubblica cognizione i nomi di coloro che avevano tentato l'eccidio... Ma chi erano? Si fa presto il dirlo: erano per la più parte ragazzi di mente esagerata, imbe­vuti di idee oltramontane... che si pensavano ricondurre i secoli delle repubbliche... Si tro­vavano pure nella casa del capo congiurato Menotti i fratelli Tirelli e Ruffini... A nessuno arrecò meraviglia l'intervento dei pruni... ma i fratelli Ruffini! figli di un onoratissimo pa­dre, nipoti del memorando professor Paolo. Oh vergogna, oh dispiacere!!! . I due Ruffini che turbano la coscienza del Setti, provocandone l'indignazione, sono Giovanni Battista e Ferdinando, membri di una nobile e agiata famiglia della provincia modenese. Figli di Luigi, uomo religioso e tradizionalista, nipoti del più noto Paolo scomparso nel '22 insigne algebrista e già rettore dell'Università ducale, essi conducono una vita serena e tran­quilla mentre seguono i primi studi sotto la guida di un precettore privato. D'estate, la famiglia Ruffini ha la possibilità di distrarsi dalle normali occupazioni recandosi nella villa di campagna, dove, talvolta, i ragazzi si dilettano a recitare le commedie composte dal padre. Ma il volto del Ducato, dopo i moti del '21 e l'esecuzione di Giuseppe Andreoli, sta mutando in modo irreversibile: Francesco IV, intelligente ma velleitario, pio sovrano più per calcolo che per convinzione, aspira a far di Modena uno degli Stati più progrediti. Per idem tem-pus, non può né vuole disancorarsi da tematiche paternalistiche e assolutistiche, tanto da produrre una politica delle cose e degli uomini estremamente contradittoria. Il Sovrano si riacquista le simpatie della vecchia nobiltà restituendo questa alle cariche e funzioni tradi­zionali; comprende aspirazioni e soddisfa esigenze delle classi popolari, istituendo scuole di avviamento alle arti e ai mestieri, fondando centri di assistenza per i meno abbienti, ridu­cendo le tasse in favore dell'industria e dell'occupazione, creando, infine, magazzini per la distribuzione gratuita del grano con finalità analoghe a quelle dei cosiddetti monti frumen-tari assai diffusi nel limitrofo Stato della Chiesa.
L'unica fascia sociale esclusa e discriminata dai programmi del Duca è il ceto medio, poiché alle coscienze della reazione esso appare sinonimo di settarismo, di giacobinismo e di aspirazione al nuovo; tale poi è il livello di bachettoneria che ogni occasione sembra opportuna per colpire con inasprimenti fiscali e minacciare di sanzioni ancora più gravi
ì) ANTONIO SETTI, Avvenimenti accaduti in Modena nell'anno 1031, pubblicati in GIOVANNI SFORZA, La rivoluzione del *31 nel Ducato di Modena, Roma-Milano, 1909, p. 278.