Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1979>   pagina <351>
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Libri e periodici
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persino la locale comunità ebraica. Questa dura intransigenza, in nome dei principi del-1 ancien regime, porta la cultura del territorio ad esprimersi con toni incolori, conformistici e stereotipi. E la cosa è del resto intuitiva ogni forma di dissenso viene gravemente col­pita: Pietro Giannone, il poeta dell'Esule, subisce la prigione e conosce l'esilio; per Antonio Peretti, al contrario, che nel 1840 scriverà versi per la morte della duchessa Beatrice, verrà ristabilito l'ufficio di poeta di Corte. La stessa attività editoriale risente di questo clima, tanto che nel 1836 ma ciò potrebbe anche essere interpretato come semplice curiosità bibliografica perché la nota è puramente quantitativa le opere stampate non superano il numero delle quaranta unità, quando a Parma, nello stesso anno, se ne contano centoun­dici.2) Consequenzialmente la pubblicistica reazionaria, sul piano delle Memorie di reli­gione, di morale e di letteratura dell'abate Baraldi o, più tardi, nel '31, della Voce della verità, rinviene le condizioni favorevoli per la diffusione di assiomi e contenuti che guar­dano a un passato più che remoto. Questo passatismo codino, inoltre, avvolge e coinvolge anche l'Università; i chirografi ducali impongono di evitare le agglomerazioni eccessive degli studenti perché nocive alla morale e alla politica; tendono al decentramento delle sedi di studio e d'insegnamento, al fine di informare i giovani in modo che riconoscano nel Sovrano il padrone della vita e degli averi dei sudditi . Francesco IV fa di tutto, ancora, per scoraggiare gli studi in legge in quanto, secondo sillogismi aberranti, sono sicuramente i cultori della scienza giuridica a divenire i ribelli più pericolosi per il Potere. Ed è proprio nel momento in cui il nostro Giovanni Battista intraprende tali studi che piovono sulla Facoltà i provvedimenti restrittivi del Duca. Il giovane Ruffini, data la sua mente recalcitrante, non. rimane estraneo alle nuove idee di libertà e di indipendenza che vanno diffondendosi per la Penisola; la presenza nella sua casa di Enrico Misley, marito della sorella Francesca, contribuisce certamente a rassicurarlo della giustezza dei suoi convinci­menti ancora in nuce. Partecipa ai moti del '31, vive sino in fondo le sorti del piccolo esercito del generale Zucchi e, all'epilogo doloroso dei rivolgimenti, prende la via dell'esilio con altri vecchi e giovani cospiratori tra cui Manfredi Fanti e Enrico Cialdini.
A Marsiglia avviene l'incontro, importantissimo, con Mazzini e inizia l'azione del Modenese in seno alla Giovine Italia.
Dopo diciassette anni di lontananza è il '48 G. B. Ruffini torna nella sua città natale dove, dietro consiglio di Mazzini, s'incontra con i membri del Governo Provvisorio affinché questi rispettino il principio di autodeterminazione e non progettino l'idea di una eventuale annessione al Piemonte. La missione non riesce e il Nostro si arruola nella colonna dei volontari modenesi, per entrare, dopo l'armistizio Salasco, nel reggimento piemontese al comando di E. Cialdini; ciò lo induce, per solidi principi di correttezza, alle dimissioni dalla Giovine Italia, Dopo l'esperienza nella guerra del '59 come capitano dei Cacciatori delle Alpi, su cui ci ha lasciato un buon diario, viene prescelto per il comando della nuova scuola militare di Modena. Entrato ormai a far parte dei quadri superiori dell'esercito unitario, ricopre diversi incarichi sino al 1870, anno del suo congedo.
A ottantasei anni, nel 1891, si conclude una vita intensa, operosa, onesta, talvolta amara, che concede poco alla poesia, ma molto alla prosa del nostro Risorgimento. Riper­correndo questa biografia, si ricava l'immagine di un uomo privo di interessi meschini e di settarismi politico-ideologici, che risolve sofferenze fisiche e morali, delusioni private e pub­bliche, intuizioni esistenziali, in uno specifico religioso ispirato a speculazioni metafisiche della fine del XVIII secolo. Pur sentendosi, infatti, uno dei pochi vecchi pellegrini della vita in cerca di una meta che l'impenetrabile buio nasconde , è consapevole che l'anima umana, monade tra le monadi di leibniziana memoria, si deve perfezionare attraverso diffe­renti prove e che, secondo il principio di ragion sufficiente ovvero giustificazione ottimi­stica dell'immanente, il bene e il male che ci colpiscono debbono riconoscersi quali effetti inevitabili e giusta retribuzione di azioni nostre libere (p. 252).
Negli scritti e nei rapporti espistolari Giovanni Battista rivela le sue qualità carat­teristiche, la sua struttura mentale ed etica; si colgono ingenuità, contraddizioni ma anche
9 GIUSEPPE MAZZINI, Scrini editi ed inediti, voi. Vili (Letteratura, voi II), Imola, Galeati, 1910, p. 343.