Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno
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1979
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pagina
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353
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Libri e periodici
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una Chiesa romana che è mobilitata per definire la propria vocazione universale in termini più chiari e netti che per il passalo. Che fare del Papato e della sua Sede? Su questo problema si scontrarono gli scrittori politici che dal 1831 in poi si cimentarono nella questione di prefigurare l'assetto del nuovo Stato. Mazzini, Gioberti, Durando, Cattaneo, Ferrari e citiamo solo i maggiori prospettarono soluzioni radicali o riformatrici, ma nessuno di essi si nascose la difficoltà dell'impresa. Dal 1846 al 1848 si coltivò la speranza che fosse lo stesso Papa a risolvere il problema in senso riformatore , ma, dopo il 1849, la restaurazione di Pio IX sul trono ad opera delle armi francesi complicò ulteriormente le cose facendo diventare Roma argomento di contenzioso diplomatico.
Tradizione del passato, universalità della Chiesa ed il gioco degli equilibri fra le potenze europee furono i fattori che Cavour si trovò di fronte nel momento in cui, convinto della possibilità di costruire unltalia unita sotto Vittorio Emanuele, appuntò la sua attenzione sullo Stato pontificio. Realista come era, Cavour comprese immediatamente che la questione di Roma era di ben diversa qualità da quella del resto dello Stato pontificio, e nel 1859 attuò, nelle direttive impartite alla Società Nazionale ed al Comitato Romano, una strategia differente verso la capitale e verso le province: lasciava Roma da parte e cercava, invece, di ampliare l'influenza di Torino nel rimanente dello Stato.
Anna Maria Isastia affronta in questo volume l'esame della situazione romana del 1859, in riferimento proprio alla strategia che Cavour aveva scelto per isolare il problema di Roma e separare una questione sovranazionale da quella nazionale in via di rapida evoluzione. Basato su un solido ed esauriente corredo di fonti, il lavoro si dimostra bene impostato: nella Premessa l'A. analizza, legandoli in un excursus storiografico, i vari fattori che rendevano Roma una città difficile da inserire in un ambito nazionale. Enunciato così il contesto in cui si muove, l'A. viene ad esaminare gli avvenimenti dell'anno: Cavour, Pio IX, il card. Antonelli, Napoleone III, Gramont e Goyon sono i naturali protagonisti del lavoro, ma accanto ad essi si impone nel ruolo di protagonista il popolo romano, tratteggiato dal-risastia a tutto tondo e in modo vivo nei diversi aspetti della vita quotidiana.
Anna Maria Isastia scrive bene e rende la lettura assai leggera e scorrevole, e non è poco merito se si tiene presente la difficoltà di connettere elementi di politica internazionale con i fatti spiccioli della vita di tutti i giorni, con la tradizione universale di una città e con il provincialismo di una nobiltà cosi poco consona a quelle tradizioni. L'interesse del lavoro imporrebbe una dettagliata analisi del contenuto, ma, non volendo dilungarci, ci soffermeremo su quelle parti che ci sono parse del tutto nuove nell'ambito degli studi dedicati a Roma. L'A. dedica, ad esempio, molte pagine ad esaminare il fenomeno dei volontari romani che nella primavera si diressero a Torino per arruolarsi nell'esercito sardo o, dopo il 23 aprile, affluirono ad Arezzo nel Corpo di Mezzacapo. Si possono, così, seguire l'organizzazione che il Comitato romano impiantò per favorire il viaggio, i motivi, patriottici ed economico-sociali qualche volta presenti separatamente, ma più spesso intrecciati alla base delle partenze, il comportamento ostile della polizia pontificia e quello più favorevole dei Francesi. L'A. ritorna poi sui volontari al momento in cui alcuni di essi, dopo Villa-franca, cercarono di ritornare in patria, ed è veramente interessante seguire le giustificazioni non sempre bugiarde, però che i medesimi dettero alla polizia pontificia che li interrogava
Altro punto di particolare interesse è quello dedicato ai biglietti da visita che i Romani consegnarono in segno di solidarietà a Della Minerva, allorché le autorità pontificie consegnarono il passaporto al rappresentante sardo. Dopo aver esaminato nel testo le ragioni della rottura dei rapporti fra Torino e Roma, Isastia ci offre in Appendice l'elenco dei firmatari, le frasi che alcuni aggiunsero alla firma e, lavoro archivistico davvero improbo, le notizie su di essi che si possono desumere da un confronto con varie liste di inquisiti dalla giustizia pontificia per delitti politici . Altro ci sarebbe da segnalare, ma da quanto abbiamo detto su pochi punti specifici, ci pare di non aver bisogno di sottolineare ulteriormente l'importanza del volume, al quale dobbiamo una chiara ed esauriente trattazione di un anno fondamentale per la storia di Roma nell'Ottocento.
ROMANO UGOLINI