Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno
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1979
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pagina
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355
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Libri e periodici
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un'unica strada realtà materiali, sociali, umane così diverse, e come difficile iniziasse il cammino del paese. L'impegno dei vari governi, pur nella diversità d'impostazione, privilegiò il terreno dell'ordinaria amministrazione, dell'estensione di un collaudato ordinamento statale con una impronta accentratrice, dell'inserimento rapido, senza cauti rinvii, del Mezzogiorno nell*unificante quadro legislativo, amministrativo e finanziario, nella xete comune delle istituzioni. In taluni momenti prevalse la logica del mantenimento dell'ordine pubblico. Non ci fu scelta operativa che mirasse alla sostanza delle condizioni e delle necessità di trasformazione e sviluppo della società meridionale. Si affrontarono alcuni problemi, come quello della quotizzazione dei demani comunali, ma restarono isolati: la più solida organicità d'intervento su questo terreno sembra manifestarsi nel tentativo di adeguamento delle infrastrutture a quelle delle regioni centro-settentrionali. Giudizi, decisioni e scelte calavano dall'alto ad involgere, come gabbia quasi, la vita concreta e dolente del Mezzogiorno. D'altra parte, non sembra esserci stata possibilità di alternativa: mancava una conoscenza della complessa realtà, anche se non mancava un desiderio di conoscenza, e la ricerca chiarisce bene la carenza o la contraddizione di pressioni e suggestioni, di partecipazioni e responsabilità locali, che non fossero quelle della collaborazione con il nuovo Stato da cui ci si aspettava tutto, dell'abdicazione, dell'attesa. Risulta così rivalutata, contro antiche e recenti accuse, più: con talune .me improvvisazioni e superficialità, l'opera della Destra, posta di fronte a difficoltà obiettive e, soprattutto, ripetiamo, a difficoltà di comprensione della realtà, quasi sbigottita di fronte alla scoperta di un mondo cosi diverso dal proprio, incapace anche di capirne il linguaggio. E di essere capita, oc Avvezzi a trattare le questioni dell'Italia settentrionale secondo i criteri comuni, che sono il portato naturale delle nostre abitudini e della nostra civiltà, non ci accorgiamo talvolta che l'Italia meridionale vuol essere giudicata con un criterio speciale, desunto dalla sua storia e dall'organismo politico che fino allo scorso anno vi era stabilito... Ciò che a noi sembra condizione naturalissima e quasi necessità di vita sociale, può invece essere difficile ed ardito miglioramento nelle province napoletane. Ciò che urta i nostri costumi e si oppone alla nostra civiltà può riuscire indifferente, fors'anche desiderabile, a popolazioni governate fino a ieri dalla mano feroce e corruttrice dei re Borboni (Perseveranza, 4 giugno 1861). E c'era una tale gamma, divergente e contradiltoria, di analisi e di giudizi, di proposte e di soluzioni, che non si può non riconoscere obiettivamente difficile l'opera dei responsabili, i quali si muovevano inoltre in un quadro vasto e ricco di tante altre esigenze e di tante altre difficoltà, in cui la questione meridionale pur con la sua notevole rilevanza va inserita e ridimensionata. Nella sua visione globale l'autore mette l'accento soprattutto sull'impegno finanziario, ma è chiaro che erano vari e complessi i nodi da sciogliere, i problemi, politici ed economici, legislativi e amministrativi, nazionali e internazionali, che investivano l'intero paese e il suo collegamento con l'Europa, che imponevano soluzioni graduate. E anche il brigantaggio ebbe parte determinante nelle prime scelte, condizionandole con la sua gravità e con la sua ripercussione interna ed esterna, come l'ebbe l'agitazione democratica che trovava appoggio ed alimento nel malcontento meridionale. Se si aggiunge la mancanza di conoscenza della realtà, la difficoltà della osservazione e dell'analisi, la contraddittorietà delle proposte, si avverte come la scelta amministrativa fosse la più facile; ci possiamo domandare se non fosse anche la più giusta in quel difficile momento di avvio dell'unificazione del paese. Insistiamo: in quel momento. Cinque anni sono un battito di tempo, un niente, per una situazione storica che aveva radici secolari, ora in una fase incerta e confusa di transizione post-rivoluzionaria. Avverte Scirocco che si crearono allora le premesse di una linea di interpretazione e di intervento che si rivelerà duratura e significante nei risultati finali. È vero: ma per questa visione interpretativa lunga e spaziata, che conduce più lontano nel tempo, bisognerà attendere e valutare anche il significato di altri momenti, come quello della presa di Roma, dell'avvicinamento della capitale, dello Stato, del governo, della confluenza nella classe di potere di gruppi politici e sociali meridionali, del mutamento, in un diverso clima culturale, delle interpretazioni e delle prospettive, delle prese di coscienza e degli interventi.
FlOIlELLA BARTOCCXNI