Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno
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1979
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pagina
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357
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Libri e periodici 357
stretto, nella legge delle guarentigie, a cui perciò il curatore dedica larghissimo spazio. riportando anche opportunamente in appendice non solo i diversi testi, progressivamente modificati, dalla legge, ma il bel discorso, ispirato ad un liberalismo cattolico di ampio respiro, del Vigliani per l'abolizione incondizionata di ogni superstite ingerenza giurisdi* zionalistica nella vita e sulla libertà della Chiesa.
Una sfumatura analoga è nei documenti di Stefano Jacini, tanto nella relazione decen-tralistica programmatica alle elezioni generali del 1870 quanto nel discorso contro il trasferimento della capitale a Roma prodotto della retorica, di quella retorica la di cui influenza, ad Italia costituita, dovrebbe essere la prima cosa da abolire, se vogliamo veramente prendere posto fra le nazioni moderne più, civili .
Forse, essendosi riportato anche un notevole intervento di Visconti Venosta sull'inquadramento internazionale della questione romana, sarebbe stato opportuno dare maggiore spazio alle argomentazioni culturali ed alle giustificazioni politiche dell'i rrigidamento ginn* sdizionalistico dei Mancini e dei Crispi, che costituiscono elemento non ultimo, accanto al malessere sociale, della meridionalizzazione della Sinistra di cui dianzi si parlava.
Questo malessere si scontra con la politica finanziaria di Quintino Sella, su cui il giudizio del curatore rimane un po' a mezzo tra l'adesione dell'Are in chiave produttivistica ed industrialistica e la tradizionale avversione del Mezzogiorno in prospettiva antifiscale, politica di cui è riportata l'ampia esposizione programmatica del marzo 1872, alla quale nel febbraio successivo il Maiorana Calatabiano replica in nome di un liberalismo e privatismo intrattabile (ce Se dovessi guardare al fatto, come potrei trovare che nell'insieme degli atti dei ministri si scorga il principio della libertà? ).
Attraverso la contrastata soppressione delle corporazioni religiose, un altro passo sulla via dell'egemonizzazione della cultura e del costume ad opera del laicismo progressista, si giunge così al generale rimescolamento delle carte che fa da prodromo e condizionamento alle elezioni generali del novembre 1874, con al centro il discorso del De Sanctis dell'aprile precedente ed il manifesto della Sinistra giovane nell'agosto, due documenti ben conosciuti, ma che si rileggono sempre con profitto specie ora che gli studi di Alfredo Capone hanno procurato di conferire nuova dignità al regionalismo del Nicotera.
La parte documentaria si conclude, direi obbligatoriamente, con le rivelazioni del Tajani a proposito dei provvedimenti eccezionali per la Sicilia, una pagina sul cui sfondo sono il macinato ed il 18 marzo, un episodio, peraltro, quest'ultimo, che mal s'intende senza il sormontare dell'atmosfera statalista alla Spaventa, ma anche alla Luzzatti ed alla Boselli, nella compagine governativa minghettiana, e non solo in relazione alle convenzioni ferroviarie, atmosfera che avrebbe meritato anch'essa qualche illustrazione, trattandosi di una conversione della Destra destinata a lunga fortuna.
Pur rimanendo l'opera, com'è noto dai volumi precedenti, nell'ambito dell'alta compilazione e consultazione a cui è destinata, senza una vera e propria omogenea piattaforma critica, il curatore non si fa sfuggire l'occasione per suggerimenti in tale direzione, particolarmente notevole quello concernente l'assenteismo nei lavori parlamentari, che meriterebbe un approfondimento sistematico, non soltanto di costume.
Appunto in rapporto con le finalità dell'opera, che presuppongono un'impeccabile accuratezza filologica, mi permetto in via conclusiva di segnalare alcune sviste, che possono essere opportunamente emendate.
Alle pp. 56 e 486 il collaboratore del Sella di cui si parla è evidentemente Costantino Perazzi e non il Peruzzi, a p. 150 il repubblicano Bovio nel febbraio 1871 era ancora ben lungi dal far parte della Camera (vi sarebbe entrato sei anni più tardi), a p. 157 non si può mettere in relazione la ripresa dei lavori parlamentari il 9 marzo 1871 con la Comune di Parigi che è di alcuni giorni posteriore, a p. 163 il moderato toscano Augusto Barazzuoli passa inesattamente per radicale, a p. 169 non si capisce bene il ruolo del Mordili, che figura ad un tempo presentatore di un ordine del giorno e della pregiudiziale ad esso contraria, a p. 368 il Boncompngni non può essere ascritto nel gruppo toscano capeggiato da Bettino Ricasoli, alle pp. 372 e 543 il Damiani è presentato come moderato più o meno dissidente, mentre si tratta, com'è noto, del luogotenente forse più devoto e fedele di Francesco Crispi.