Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1979>   pagina <358>
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Libri e periodici
Con questo volume l'opera monumentale si avvia decisamente a quella conclusione che gioverà attendere perché altri (non certo il sottoscritto, che ne è stata parte) ne for­muli un complessivo giudizio ed una valutazione meditata.
RAFFAELE COLAPXBTBA
GIAMPAOLO VENTURI, Episcopato, cattolici e Comune a Bologna 1870-1904; Bologna, Isti­tuto per la Storia di Bologna, 1976, in 8, pp. 340, S.p.
I motivi indipendenti dalla nostra volontà costituiscono l'abusata, ma onestissima giustificazione per il ritardo con cui si dà qui notizia di uno degli ultimi volumi della benemerita collana diretta da Luigi Dal Pane e nella quale, da Zangheri a Foni ed a Pori-sini, si sono cimentati, nel corso degli anni sessanta, alcuni dei più promettenti, in seguito divenuti autorevolissimi, tra gli studiosi italiani dell'agricoltura in prospettiva storica, e della finanza in quanto condizionata dalla rendita agraria, per il periodo precedente al­l'unità.
Con queste righe introduttive abbiamo già implicitamente sintetizzato la novità della ricerca del giovane allievo del Marini e del Berselli, soprattutto quest'ultimo presente, di­remmo, tanto nei pregi dell'imponente documentazione archivistica e specialmente giorna­listica, quanto nei limiti, enfatizzati dall'essere questa un'opera prima, di una certa spro­porzione tra dimensione locale ed inquadramento nazionale, di una notevole farragine espo­sitiva, e cosi via.
La novità consiste, infatti, da un lato nell'ambito urbano dell'indagine, dall'altro nel suo ambito cronologico postunitario, arato fin qui con singolare modestia di risultati, ove si prescinda dai ben noti, ma tematicamente circoscritti, contributi del Fantini e dell'Arbiz-zani.
L'A. studia dunque Bologna da un terminus a quo facilmente identificabile cosi in assoluto come nel particolare angolo di ricerca da lui impostato, il 1870, ad un ad quem assai più specifico e circoscritto, l'incontro del cardinale arcivescovo Svampa con i Reali d'Italia, che si colloca comunque anch'esso in un anno non trascurabile dell'età giolittiana, quel 1904 che, tra la visita del presidente Loubet da una parte, lo sciopero generale e le conseguenti elezioni politiche dall'altra, si situa anch'esso con un significato tutt'altro che trascurabile nell'accidentata storia tanto della monarchia socialista quanto della conci­liazione silenziosa , per adoperare due formule, distanziate di mezzo secolo, ma analoghe nel gusto e nell'intenzione, di due protagonisti del nostro grande giornalismo novecentesco, Missiroli e Spadolini, che precisamente a Bologna, dalle colonne del Carlino, traevano spunto per più alte fortune.
Parecchi sono i risultati e gli ammonimenti che si traggono da un'indagine del ge­nere.
Anzitutto, si ribadisce il rilievo fondamentale che, per tutta la storia del movimento cattolico, intransigente o conciliatorista o democratico cristiana ne sia la matrice, riveste la figura del vescovo, pastorale a Bologna con Monchini, ce temporalista con Parocchi, e evangelico con Battaglini, politico con Svampa, e dunque, nell'ambito d'un trenten­nio, con riflessi e risvolti diversissimi così nell'atmosfera diocesana (e qui le pagine dedi­cate al clero sono forse un po' troppo succinte, anche senza voler cedere alle tentazioni ed ai fremiti murriani dell'ottimo don Bedeschi) come in quella generale cittadina con cui il cardinale arcivescovo si trova a dover fare i conti.
Di quest'atmosfera i cattolici sono principalissimi interpreti, con personalità che, da Acquaderni a Venturoli in campo intransigente, da Rubbiani a Malvezzi Campeggi in quello conciliatorista, hanno avuto un ruolo di spicco, egemonico addirittura, all'interno del movimento cattolico nazionale, fino almeno a tutti gli anni ottanta ed all'inizio della ditta­tura venettsta di Giambattista Paganuzzi.
Direi peraltro che questa dimensione da capitale, da seconda Roma, della Bologna dell'ultimo Pio IX e del primissimo Leone XIII, con tutti gli agganci culturali, devozio­nali, demopsicologici, che ciò comporta (e penso naturalmente soprattutto ad Acquaderni) sia nn po' in ombra nell'A., per il quale palazzo d'Accursio è un po' l'alfa e l'omega di