Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno
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1979
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pagina
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359
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Libri e periodici
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tutta l'indagine, anche quando, e non accade di rado, non soltanto a proposito del dibattito sul catechismo nelle scuole, così bene ed opportunamente documentato, le prese di posizione dei cattolici bolognesi travalicano di molto l'orizzonte municipale.
Quest'ultimo, viceversa, terzo e forse massimo tra i capisaldi contemplati nell'intitola-zione dell'opera, affascina il giovane A. con risultati senza dubbio benemeriti, attesa la povertà bibliografica che si segnalava dianzi, ma fors'anche eccessivamente riduttivi rispetto al ruolo ed al significato che Bologna ha assunto in questi decenni su piano nazionale.
Essa è infatti, a prender le cose ab ovo, ima delle capitali tanto della consorteria quanto del trasformismo, due fenomeni grossi, che hanno improntato di sé gran parte della storia italiana, e per i quali dunque il marchese Pepoli o il commendatore Minghetti sono e significano qualche cosa di più che non il famigerato libellista Franco Mi strali o il partito azzurro del Casarini con cui li vediamo qui immischiati ed impegnati a livello di zuffa paesana (e non parliamo dei prefetti, che, da Bardesono a Capitelli ed a Gravina, impersonano anch'essi, nelle loro rilevantissime personalità, sfumature differenti onde l'autorità centrale predilige di comportarsi dìnwnwì ad un banco di prova difficile come Bologna).
Quando poi a ciò s'aggiunga un clima culturale ed universitario che, accanto all'inevitabile Carducci, poteva contare a dir poco sui moduli conservatori di un Panzacchi, spiritualistici di un Acri, scientisti di un Murri (e non si parla d'inclassificabili di genio, ed influentissimi in vario ed imprevedibile modo, un De Meis, un Guerrini, un Ellero, un Filopanti, un Ceneri) si ha la sensazione che l'A. abbia voluto operare una sorta di rattrappimento su un tema ingente ed affascinante che a più riprese minacciava di sfuggirgli dalle
Sì tratta di un esempio di modestia e di rigore altamente lodevole in chi, per i suoi giovani anni, avrebbe potuto cedere a ben altre ambizioni.
Ma, via, per la Bologna di fine Ottocento queste sarebbero state tutt'altro che mal collocate: e noi confidiamo che nel frattempo l'A. vi si sia preparato ed accinto.
RAFFAELE COLAPIETRA
La politica estera dell'Italia negli atti, documenti e discussioni parlamentari dal 1861 al 1914: voi. Ili, tomo I (1887-1896) a cura di GIACOMO PERTICONE; Roma, Segretariato Generale della Camera dei Deputati, 1978, in 8, pp. X-553. S.p.
Non colpire o urtare contro interessi presenti e futuri delle altre grandi potenze, a fianco delle quali ci collocavamo senza ostilità e senza arbitrio : questa è la formula che il Perticone richiama per sintetizzare la politica della Consulta a partire da Visconti Venosta, una politica che egli giudica senza mezzi termini ispirata ad a una visione errata ed una presunzione imprudente dal momento che a l'indipendenza nel senso dell'autonomia e l'isolamento nel senso della solidarietà naturale erano manifestamente valutazioni sbagliate: la solidarietà doveva ancora venire, ma intanto si doveva prendere atto dell'isolamento : ed un atteggiamento del genere, aggiungiamo noi, prima del colpo di timone di fine secolo, non a caso impresso dallo statista lombardo tornato dopo un ventennio alla guida della diplomazia nazionale, veniva ribadito ed imposto proprio dai due episodi che si collocano all'inizio ed alla fine del periodo esaminato nel presente volume, Dogali ed Adua.
In mezzo, s'intende, c'è Crispi, a riempire un po' tutto questo decennio, con quell'attivismo internazionale che, dopo le recenti, poderose opere dello Zaghi e del Mori, non ha certo più bisogno di essere ulteriormente interpretato e giustificato, benché di alcune sue più caratteristiche manifestazioni, pensiamo per tutte alla questione bulgara, non si rinvenga traccia a Montecitorio, la cui atmosfera, per quanto attiene alla politica internazionale, risulta letteralmente dominata da due esclusivi argomenti, la Triplice e l'Africa.
Orbene, proprio a questo proposito, peraltro, gli eccellenti volumi documentari che appaiono con lodevole regolarità (e qui apprezziamo oggi anche una rigorosa accuratezza nelle note, sulle quali altra volta avemmo da fare qualche riserva, eccettuata la curiosa svista di p. 511 per Camillo Prampolini) ci permettono d'illustrare l'ampiezza e l'autorevolezza delle critiche che accompagnarono la politica estera e quella coloniale in ispecìe,