Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno
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1979
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pagina
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360
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Libri e periodici
un'opposizione che rimase soccombente, che poco o nulla, come troppo spesso avviene in Italia, riuscì ad essere costruttiva, cioè ad incidere effettivamente sul comportamento del governo, ma che non per questo va sottovalutata, come espressione di una parte cospicua della pubblica opinione, che non si può liquidare con stroncature spettacolari sulla precoce vocazione imperialistica italiana, sulla politica delle avventure, sui conciliaboli di Corte ed i colpi di Stato e cosi via.
A me, ormai vecchio e qualche volta dimenticato studioso del radicalismo italiano, non può non far piacere la parte larghissima che tra queste critiche il Perticone, uno dei pochi che non l'abbia mai presa sottogamba, assegna all'estrema sinistra, la piattaforma politica generale di Cavallotti, la sensibilità costituzionale di Imbriani, qualche anticipazione geniale di Bovio, soprattutto, naturalmente, le fini ed informatissime analisi tecniche di Salvatore Barzilai.
Ma, altrettanto ovviamente, l'ampiezza della documentazione consente non poca luce anche sulle altre parti politiche, da Bonghi che nel maggio 1888 rammenta le tradizioni di civiltà dell'Abissinia e raccomanda con essa amichevoli rapporti a Sonnino che, giusto un anno più tardi, sostiene invece innegabilmente un preciso programma imperialistico (ce Disgraziato quel paese in cui la guerra si dovesse condurre con le deliberazioni delle assemblee! ... L'espansione coloniale è per il nostro paese una necessità di vita e di svolgimento ), da Di Breganze che, nella medesima seduta, parla della sciagurata impresa di Massaua... ispirata alla più schietta ignoranza delle cose ed alla più colpevole leggerezza nei mezzi a Luigi Roux, il futuro autorevole interprete del riformismo giolit-tiano, che vuole fortificare l'Italia colonizzandola e risanandola anziché pensare all'Africa (ce A me non piace questa civiltà portata a colpi di cannone ).
Semplice flash, questo nostro, si capisce, per ciò che dovrebb'essere svolto con assai più ampio discorso, qui non consentitoci da evidenti riguardi redazionali, e che parte nostra abbiamo abbozzato con la attenta lettura e la postilla diligente di quanto può tornare utile a fine di studio.
Ma questo studio, lo ripetiamo, attiene non soltanto alla politica estera in senso stretto ma ad un clima culturale di fine secolo che nelle relazioni internazionali rinveniva uno dei suoi banchi di prova più difficile e delicati.
Che dire, ad esempio, dell'ilarità vivissima e prolungata che, nel marzo 1890, accoglieva un onesto e pensoso quesito del Pandolfi (oc Perché rimanete insensibili al grido di dolore che vi viene da milioni d'uomini che non arriveranno mai a liberarsi dal giogo della barbarie? ).
O del Bonghi che, nel maggio 1891, coglie con profondità certi risvolti di massa delle guerre coloniali di cui negli ultimissimi anni siamo stati noi medesimi testimoni ( A me dolgono codeste imprese che si dicono civili, si dicono fatte per incivilire gli altri, e che producono per primo effetto una cotal rinnovata barbarie in coloro che si propongono d'incivilire? ).
Anche qui, s'intende, non più d'un paio d'esempi, sufficienti, peraltro, ci lusinghiamo, a schizzare lo spessore ideale e culturale del volume ed a suggerire qualche spunto d'approfondimento (proprio Bonghi, perché no?) per argomenti e per uomini che stentano a tornare di moda.
RAFFAELE COLAPIETRA
GIUSEPPE GALASSO, Passato e presente del meridionalismo. Voi. I: Genesi e sviluppi; voi. II; Cronache discontinue degli anni settanta; Napoli, Guida, 1978, in 16, pp. 208, 252. L. 3.000, 3.000.
Che la questione meridionale come coscienza della differenza di struttura civile tra il Nord e il Sud e della difficoltà di colmarla non sia nata con l'Unità e sia maturata dopo circa un quindicennio di illusioni e delusioni è cosa nota. Ma non è superfluo ricordare (come fa Galasso) che, per esempio, un De Sanctis sotto questo riguardo ce fu e restò sempre un uomo del Risorgimento; e cioè un uomo per il quale il problema del Mezzogiorno non si poneva in rapporto ad una constatata (e deplorata) disparità di condizioni tra le due parti del paese, bensì come una sfida che il passato, specialmente recente, del Mezzogiorno
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