Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1979>   pagina <361>
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Libri e periodici 361
quello borbonico lanciava al Mezzogiorno presente; una sfida che il Mezzogiorno vinceva già con l'unità italiana, grazie al collegamento che cosi ai assicurava con le forze moderne della vita contemporanea . De Sanctis conosce bene la realtà meridionale, e nel Viaggio elettorale rileva l'isolamento dei paesi, ce senza circolazione di merci e d'idee , deplora la presenza di monelli cenciosi e oziosi, la mancanza di asili d'infanzia, la persistenza dell'usura, l'arretratezza dei metodi di coltivazione; però ha fiducia nella trasformazione, che gli sembra solo più lenta dei previsto: ce Si animi Monticchio, venga la ferrovia, e in picce! numero d'anni si farà il lavoro di secoli .
Lo sviluppo e la trasformazione del Mezzogiorno, il suo decollo, per usare un termine moderno, erano per lui un aspetto del generale rinnovamento della nazione italiana; cre­dendo ce che la società, abbandonata a se stessa, non può camminare che molto lentamente sulla via del progresso , e che bisogna coordinare e regolare le forze del progresso, sollecitò l'intervento dello Stato a tutti i livelli, e fin dal *65 auspicò una Sinistra gio­vane , capace di interpretare le esigenze del paese e diventarne la dinamica classe diri­gente.
Quanto fossero vane le speranze riposte nella borghesia meridionale lo avrebbero dimostrato gli anni avvenire. In questa sede a noi sembra opportuno riesaminare il nesso tra Risorgimento e Questione Meridionale quale apparve nel dibattito post-risorgimentale, sollecitati dalle molte osservazioni che Giuseppe Galasso formula nel primo di due volu­metti ad esso dedicati, in cui cinque saggi costituiscono altrettanti capitoli intesi ad illu­strare, come indica il sottotitolo, Genesi e sviluppi del meridionalismo. Nel tracciare una precisa ricostruzione degli interventi, dall'avvio del meridionalismo negli anni '70 del­l'Ottocento al secondo dopoguerra, Galasso, infatti, ricorda e commenta i giudizi sul Risorgi­mento e sull'inserimento del Mezzogiorno nello Stato unitario che nei più autorevoli studiosi sono premessa all'esame della situazione contemporanea.
Il principale punto di riferimento può essere Nitti, per la ricchezza delle sue rifles­sioni sulle vicende dell'unificazione, mentre il problema centrale del dibattito, più che nelle condizioni economiche, ci sembra da individuare nelle osservazioni sulla struttura sociale, sa cui giustamente Galasso richiama l'attenzione del lettore con ampie citazioni di passi significativi.
Una prima serie di considerazioni investe la validità del movimento unitario nel Mez­zogiorno, secondo Nitri ce conseguenza dei bisogni nuovi delle classi medie più colte , più che altro ce conseguenza di una grande tradizione artistica e letteraria , cui rimasero estranee le masse popolari. Quindi ce i primi deputati meridionali, scelti presso che tutti fra i patrioti più notevoli, ignoravano quasi completamente il Mezzogiorno , lo credevano ricco, si illu­devano ce che bastasse venissero la istruzione a illuminare le menti e la libertà a far nascere le industrie . Una tesi che va ridimensionata, o meglio verificata, come va verificata la ca­ratterizzazione di una Sinistra meridionale sfogo di tutti i malcontenti , accolta di uomini privi di ogni morale, di <r antichi borbonici, liberali nuovi, ma abituati alle abitudini vecchie e desiderosi di prepotere; amanti dei metodi dell'assolutismo peggiore quando erano al governo, predicatori della peggiore anarchia quando erano all'opposizione . Non si tratta solo di portare ex-novo l'esame sulla composizione della rappresentanza parlamentare e sul modo in cui questa, e in particolare la Sinistra, interpreta le esigenze del Mezzogiorno: si tratta soprattutto di risalire alla struttura della società, di cui i deputati sono l'espressione, con i condizionamenti imposti dal sistema elettorale.
È significativo, a questo proposito, il fatto che un Giustino Fortunato <c non imposta alcun discorso sulle differenze interne della società meridionale , e che nel brigantaggio vede solo un flagello, senza il quale il Mezzogiorno all'indomani dell'Unità meglio si sarebbe riavuto..., meglio, io dico, si sarebbe presto riavuto, sia per l'apertura di un mercato interno più vasto, sia per la riduzione delle tariffe doganali di entrata e di uscita..., aia infine per l'affrancamento a ottime condizioni nel 1865 del Tavoliere di Puglia . Ben diversamente Salvemini ritiene un errore parlare di un Sud astratto, oc come se la popola­zione meridionale sia un blocco omogeneo e compatto... Quando si discute della cosiddetta Italia meridionale, bisogna sempre distinguere se si parla dei latifondisti o dei minuti bor­ghesi o delle plebi rurali, perché quel che si dice degli uni non è in alcun modo applicabile agli altri, e viceversa .