Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1979>   pagina <362>
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362 Libri e periodici
Perciò Arturo Labriola, che (come Nitli) vede il Mezzogiorno roccaforte di una Sinistra incapace di comprenderne i veri interessi, si sofferma sull'analisi della società: il Sud nel '60 era un paese di agricoltura patriarcale e i suoi problemi non erano sentiti che come problemi individuali. Si viene con ciò (nota Galasso) a mettere in evidenza la disgrega­zione sociale del Mezzogiorno come elemento strategico per l'analisi e la comprensione del ruolo svolto dalla classe politica meridionale. In un contesto economicamente arretrato e socialmente disgregato, come quello della realtà del Mezzogiorno viene in ultimo a dire il Labriola , le classi, i ceti, i gruppi interessati al mantenimento, se non all'espansione, del loro dominio, della loro egemonia corporativa, direttamente funzionale a quel contesto, cosi come i gruppi e i singoli che nella logica di quel contesto lottano per conquistare una propria posizione egemonica, un proprio posto al sole nel sistema di classe vigente, sono portati dalla logica di una tale condizione storica ad esercitare spinte e pressioni molecolari corrispondenti all'atomizzarsi della socialità, in quanto struttura economica e politica, nella disgregazione correlativa all'arretratezza generale.
Individualismo, personalismo, clientelismo, trasformismo perdono cosi ogni connota­zione casuale o moralistica e diventano dimensioni oggettive della realtà politico-sociale, che spiegano con motivazioni profonde l'insufficienza storica delle classi dirigenti del Sud a farsi carico del problema meridionale in un sistema, come quello nazionale unitario, in cui esse subiscono l'attrazione frantumatrice di coagulazioni di interessi assai più forti, organici e moderni .
Passa in secondo piano l'altro pilastro della ricostruzione storica nittiana (il più largamente recepito da una certa letteratura ce nostalgica che ad esso si richiama per ima documentata rivalutazione del regime borbonico), l'affermazione ohe, per effetto di una politica finanziaria basata su una leggera pressione fiscale ed una modesta spesa pubblica, il Mezzogiorno era nel 1860 un paese povero, ma aveva accumulato molti risparmi, aveva grandi beni collettivi, possedeva, tranne la educazione pubblica, tutti gli elementi per una trasformazione . Un'illazione, questa, che un paese povero, ad economia primitiva, assai arretrato potesse facilmente evolversi, già contestata da Giustino Fortunato.
Ma è soprattutto sulla mancanza di educazione pubblica, che è da intendere come incapacità di far valere gli interessi collettivi nell'ambito delle istituzioni, che consiste il nodo della questione. L'inferiorità del Sud rispetto al Nord è riportata proprio al periodo pre-unitario da Arturo Labriola, ed individuata nella mancata formazione nel Mezzogiorno di una borghesia industriosa, te Quando tardi vi nacque, sul tramonto del regime borbonico, ima borghesia manifatturiera e commerciale, essa non aveva la psicologia di una classe che si è formata attraverso la lotta... Nella grande gara tra il Nord e il Sud essa recava una debolezza iniziale. La borghesia settentrionale... seppe invece largamente sfruttare le circostanze . il divario tra le due parti del paese andò aumentando, poiché quando in un paese si è formato un centro industriale, le forze elementari e spontanee dell'economia tendono ad accrescerlo; ed è, oltreché naturale, anche estremamente utile .
Anche per don Sturzo nel Mezzogiorno non si forma una borghesia moderna, e vi domina una borghesia oc di rapina , con la conseguenza che dopo l'Unità il Sud rimane fuori del nuovo ritmo, come una zona in stasi morale, in crisi economica, in turbamento politico . Non ci fu nel '60 <c una concezione economico-politica meridionale che potesse coesistere con lo sviluppo dell'Alta Italia, sviluppo naturale, e perciò non sopprimibile, né coercibile, al quale opportunamente, logicamente si volsero le altre forze politiche e finan­ziarie del paese .
La carenza tf di classe della borghesia meridionale è un punto-chiave nel discorso sulle origini della Questione Meridionale. Lo abbiamo isolato tra i tanti motivi di rifles­sione che la lettura delle pagine di Galasso suggerisce, perché ci è sembrato il più vicino agli attuali interessi storiografici, rivolti ad accertare la struttura della società (o delle società) in Italia nell'età del Risorgimento e, cosa a nostro avviso finora sostanzialmente trascurata, il primo impatto tra le diverse componenti dello Stato unitario nell'età della Destra. Lo stimolo alla verifica di osservazioni nate nella vivacità della polemica è il van­taggio non ultimo della rilettura critica dei meridionalisti , proposta da Galasso con la competenza dello storico e l'impegno del politico.
ALFONSO SCIROCCO