Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1979>   pagina <364>
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Libri e periodici
Ragosa, sottoposto a processo nel Regno, venne indotto dai compagni a sconfessare il docu­mento per scagionarsi) e soprattutto l'affermazione che le attività dell'Irredenta fossero finanziate e manovrate dalla Francia, attraverso l'incaricato d'affari francese a Roma e la signora Salmone, una francese nata Vàhé. Solo la fervida fantasia suggerisce all'Alexander l'ipotesi, non sostenuta da alcuna prova documentaria, che il Salmona e l'Imhriani fossero strumenti della diplomazia francese, dopo esser stati strumenti dell'ebraismo internazionale e della Massoneria.
L'unica parte del volume che si salvi è quella riguardante il gesto di Oberdan, il suo arresto e il processo. Infatti non fa altro che ripetere guanto, sulla base dei documenti austriaci, aveva scritto con ben altro animo lo storico istriano Francesco Salata. Le pagine da 92 a 226 non sono che la ristampa, non scevra di errori, delle pagine pubblicate dal Salata nella sua appendice alle pagine 360-490, con la sola esclusione del conto del boia per 270 fiorini, odioso documento burocratico col quale si addebitava alla famiglia del martire la spesa per l'esecuzione.
Nel quadro dell'Alexander l'amministrazione austriaca deve comparire invece sotto una luce idilliaca, per rendere meno giustificati gli interventi dei poeti nazionalisti Carducci ed Hugo e la negata estradizione di Ragosa all'Austria.
L'assunto del libellista, al quale va riconosciuto l'unico merito d'aver ripubblicato alcune pagine di Menotti Delfino in memoria dell'Amico, è ancor più chiaro nelle pagine seguenti, dove è messo in ridicolo il culto del martire , usato dalla propaganda interven­tistica e fascista. Libelli antiaustriaci (fra i quali l'A. annovera gli scritti del Salata e dello Slataper) lo esaltarono, mentre in guerra solo un centinaio di triestini s'arruolarono nel­l'Esercito italiano (è documentato invece che furono più di mille). Perdendo di vista il suo assunto, l'autore sentenzia poi su altri aspetti della questione giuliana, su Fiume essenzial­mente croata occupata da D'Annunzio, sui centomila slavi cacciati dalla Venezia Giulia nel 1918, su Oberdan onorato dai nazisti, sui rigurgiti nazionalistici italiani contro l'occupa­zione jugoslava e alleata di Trieste, sulla profonda nostalgia per l'Austria sentita dalla maggior parte dei triestini.
Dopo altre poco pertinenti divagazioni, l'Alexander può quindi concludere: la morte di Oberdan fu un suicidio passionale, sfruttato per eccitare odio, violenza e nazionalismo aggressivo, una miniera d'oro per Mussolini. Il che si chiama far la storia col senno (o con l'astio) di poi.
SERGIO CELLA
PIER CABLO MASINI, Poeti della rivolta da Carducci a Lucali. Antologia; Milano, Rizzoli, 1978, in 8, pp. 419. L. 3.500.
Con un duplice intendimento il Masini, ben noto agli studiosi del movimento operaio e dell'anarchismo, ha raccolto e sobriamente annotato i testi poetici del volume: per documentare l'esistenza, nella nostra letteratura dell'800, di una tradizione di protesta invile, e per aprire una discussione elusa finora dalla critica accademica sul rapporto tra letteratura e rivoluzione. Al di là di ogni valutazione sul valore poetico dei testi (che si raccomandano soprattutto per l'impegno civile, come voce di protesta in senso democratico, letteratura ce militante o di rivolta), interessano in particolare la nascita e il consolidamento di nuovi miti ed ideali etico-politici all'indomani dell'unificazione na­zionale, la solidarietà con popoli ancora oppressi, lo spirito democratico e internazionalistico, la polemica anticlericale e antimoderata secondo le prese di posizione di Carducci, Caval­lotti, Stecchetti, Barbieri ecc.; ma in questi e in altri autori (da Praga a Dossi, da Pascoli a Severino Ferrari a Lue ini ecc.), agli argomenti sociali, alla rappresentazione ce veristica della realtà, ai contenuti ideologici più avanzati si adegua il linguaggio-stile di questi poeti