Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA ITALIA
anno <1979>   pagina <455>
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L'unità delle diverse Italie
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di coscienza della realtà meridionale da parte della classe dirigente del nuovo Regno , e la cui relazione finale fu estesa da Giuseppe Massari, troviamo il segno della nuova civiltà, dei valori nuovi che si vanno affermando malgrado la legge Pica ed i connessi provvedimenti. Romanelli ha assunto un tono rigori­stico, di fronte alla Destra napoletana, ed ha gettato un velo sulla lucidità colla quale proprio il conservatore Massari, l'europeo Massari, divenuto apparente-niente estraneo al suo mondo, definì le ragioni sociali, ben più che politiche, del brigantaggio. Molfese non ha potuto trovar documenti più perspicui su quel grande dramma che facendo riferimento all'accennata inchiesta, di cui ha dissep­pellito i documenti nei sotterranei del palazzo di Montecitorio. Romeo, che parte da una prospettiva diversa dal marxista Molfese, ha reso onore non soltanto alla diligenza, ma all'acume rivelato da questo onesto studioso nella sua recente indagine: rileggiamo quindi con profitto la discussione dell'opera del Molfese nel breve saggio incluso da Romeo nella raccolta di scritti intitolata Italia roo* denta fra storia e storiografia, edita presso il Le Monnier, nel 1977, nei Qua­derni di storia diretti da 6. Spadolini. E giova risalire, attraverso un'altra raccolta intitolata L'Italia unita e la prima guerra mondiale, del 1978 (Laterza) al riesame operato dal Romeo dell'intero dibattito sul gran problema (o sui grandi problemi) del Mezzogiorno, steso negli anni che videro culminare le critiche alla mancata programmazione, e talora anche le speranze di poter additare vie nuove (penso al Saraceno). Ma fra breve verrò a parlare di uno studio che riflette la fase attuale di quei dibattiti, a cui forse le stesse delusioni ed amarezze pre­senti hanno recato qualche profitto.
Per concludere sulle prospettive d'insieme che caratterizzano i recenti saggi del Romeo, dirò che egli non ha mai celato nulla delle critiche rivolte all'opera della Destra storica da avversari situati su varie sponde, e meglio di altri ha utilizzato le precoci e rilevanti prese di coscienza dei migliori esponenti di quella ristretta classe politica sul distacco dalle masse di cui ora più si discute (cfr., nella raccolta cit. del 1977, le pp. 92-94). Discutendo un brillante saggio di Giu­seppe Are, il Romeo ha soltanto chiesto che si forniscano più ampie informa­zioni sulle sorti dell'Italia agricola, prima di concludere definitivamente sul­l'impatto che ebbe la politica economica liberista sulle varie Italie (Romanelli comincia a intrawedere che da alcuni collegamenti ferroviari colFEuropa e da convenzioni dettate da interessi privati vennero i danni più rilevanti, in certe zone).
Singolari analogie sull'effetto della sclerosi di cui erano affette le classi dirigenti locali affiorano negli studi di Pier Giorgio Camaiani sulla piccola Lucca, e di Alfonso Scirocco sull'intero Mezzogiorno continentale: quale poli­tica economica poteva liberare dei notabili prigionieri di un passato che li stringeva come una camicia di Nesso? Camaiani gioca più a fondo e con grande finezza sulla storia delle mentalità (che non è certamente solo una moda transeunte); Scirocco sullo studio dell'evolversi dell'opinione visto attraverso le prime prove elettorali. Camaiani attinge felicemente ad una voce quasi coeva, quella dello storico lucchese Cesare Sardi, per porci dinanzi un insieme di riti civili e religiosi, attraverso i quali l'antico Stato cittadino restituiva inopinata-
i) PIER GIORGIO CAMAIANI, Dallo Stato cittadino alla città bianca. La società cristiana lucchese e la rivoluzione toscana, Firenze, La Nuova Italia, 1979; ALFONSO SCIROCCO, II Mezzogiorno nell'Italia unita (1861-1865), Napoli, Società editrice napoletana, 1979.