Rassegna storica del Risorgimento
STORIOGRAFIA ITALIA
anno
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1979
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Ettore Passerin d'Entrèves
mente all'esausto patriziato quella dignità che aveva perso in una parallela decadenza economica e politica.
Uno stretto ponte di antiche mentalità portava insomma dallo Stato citta* dino alla città bianca , scavalcando l'età dei lumi e il contrastato ingresso di Lucca negli ambiti più vasti del Granducato toscano e dello Stato nazionale: così un antico patrizio poteva ancora incedere maestosamente, nelle processioni tradizionali, a somiglianza di un doge, con la cappa rossa, il berretto alla spagnuola e una medaglia d'oro sul petto, dove era scritto Principis fides, civitatis tutela .
Non molto diversamente, a dispetto della liberazione garibaldina e sabauda, nelle elezioni del '65, il pur ristretto elettorato meridionale avrebbe espresso la volontà di preferire uomini del luogo , per lo più nuovi alle battaglie politiche, a coloro che avevano sofferto carceri ed esilio sotto i Borboni. Uomini che avrebbero rivelato notevoli incertezze nell'inserirsi in una delle correnti parlamentari nazionali il caso limite, evocato nello studio di Alfonso Scirocco, è quello di un candidato eletto dai cattolici, che finisce per prender posto a Sinistra sui banchi parlamentari. Il Petruccelli della Gattina aveva già del resto rilevato l'istintivo risucchio dell'ambiente, che ravvicinava deputati corregionali, in aula, durante tutta la prima legislatura. Ma ciò non aveva impedito che fallisse fin dall'inizio e questo lo documenta bene lo Scirocco tutto l'insieme dello sforzo compiuto dai cattolici conservatori per proporre il rilancio della vecchia classe dirigente , sforzo sterile, conclude Scirocco, poiché anche i pochi deputati usciti vincenti ebbero scarsa incidenza, o si dimisero, o non furono rieletti dopo l'annullamento della prima votazione. Tuttavia la scelta degli uomini nuovi rappresenta la rottura col passato: col passato dei legittimisti, ma anche con quello dei patrioti, che appartengono anch'essi ad un tempo psicologicamente lontano, e sembrano incapaci di ragionare nei termini economico-amministra-tivi richiesti dall'assestamento dello Stato unitario .
Mi domanderei peraltro se il relativo successo della borghesia locale, dopo l'affermazione degli uomini del luogo , capaci di svolgere una azione più incisiva... per tutelare efficacemente gli interessi del paese nel quadro dello Stato unitario possa indurci a parlare di un compiuto inserimento del Mezzogiorno nell'Italia unita. Persiste un po' di quella sordità della classe politica nazionale ai problemi del Mezzogiorno, di cui lo stesso Scirocco ha fatto menzione, dove rileva le conseguenze della mancata azione di sostegno alle aree depresse che avrebbe dovuto accompagnare l'estensione della legislazione doganale ispirata a principii liberisti, e della mancata realizzazione di una rete stradale complementare di quella ferroviaria, che avrebbe reso possibile una commercializzazione dei prodotti agricoli del Mezzogiorno.
Restano alcuni quesiti da proporre, per chi voglia decifrare il segreto di un'antlstoria del post-risorgimento. Non si tratta certamente di indagare su sentimenti o risentimenti, ma su situazioni di sottosviluppo che caratterizzano tutto il Mezzogiorno contadino e si estendono ad alcune più ristrette aree industriali, soprattutto attorno a Napoli, dove il governo borbonico aveva favorito lo sviluppo di impianti siderurgici e di un cantiere-arsenale per la marina militare.
Resta inoltre da studiare più a fondo l'azione negativa del caput mortum che tanto contribuì a bloccare, specie nel Mezzogiorno, una ripresa che doveva fondarsi sull'iniziativa locale (vi accenna Scirocco, citando le parole dette da Silvio Spaventa in occasione dell'apertura del tronco ferroviario Pescara-Foggia, nel 1863). Il baronaggio, al di qua e al di là del Faro, viveva ancora il suo lungo tramonto, tenendo pur sempre nelle sue mani una parte notevole del