Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA ITALIA
anno <1979>   pagina <457>
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L'unità delle diverse Italie
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latifondo: questa manomorta laica sfuggi anche alle leggi eversive dell'asse ecclesiastico. Per lo Stato romano, la tenace sopravvivenza delle antiche caste è già stata bene messa in luce dagli ormai antichi studi del Vochting, ed ora si può rinviare ai più reecnti cenni del Caracciolo che tocca anche questo tema nel suo pregevole saggio su Roma capitale.
Alla storia delle caste va comunque collegata, e per questo si racco­manda, come ho notato, lo studio del Camaiani su Lucca, la storia delle menta­lità: una più esplicita valutazione del condizionamento che deriva dal co­stume > avrebbe, credo, arricchito certe conclusioni di Alfonso Scirocco. Tre-velyan molti anni or sono già ci metteva innanzi dei notevoli campioni della società calabrese o siciliana negli anni dell'unificazione. Perfino alcuni capi del moto liberal-nazionale gli parevano paragonabili ai capi-clan della Scozia, poiché giocavano sul loro prestigio di grandi proprietari. I brandelli di realtà che ci pervengono attraverso memorie e diari ci permettono di afferrare appunto le ragioni di certi, successi, ed anche di certi scacchi: lo scacco elettorale di Francesco De Sanctis nel '65, ad es., a cui si riferisce con annotazioni assai puntuali Scirocco. Sempre per quanto riguarda il 1865, non è forse curioso veder riaffermare, in quell'anno, la candidatura di Napoli a capitale, proprio mentre i municipalisti torinesi covavano ancora il loro risentimento, nella città scoro­nata dalla convenzione del settembre '64?
Al di là delle ripugnanze e differenze che scaturivano dai patriottismi regionali o municipali esistono però problemi di fondo che collegano i vari segmenti della variegata società civile italiana: psicologicamente, la sfida lan­ciata dai cattolici instransigenti al nuovo Stato poteva sfociare nella costituzione d'un organismo su scala nazionale, come l'Opera dei Congressi che legava diversi frammenti regionali d'una vasta, ma arcaica e sterile opposizione.
Già Antonio Anzilotti, con speciale riferimento alla cultura politica nel Mezzogiorno, ed io stesso, più tardi, per quanto concerne i cattolici liberali italiani in genere, avevamo notato che il neoguelfismo muta di seguo con la svolta del 1848. Pier Giorgio Camaiani ha verificato tali osservazioni per quanto riguarda l'interessante caso di Lucca: riproporre ancora i primi schemi giober-tiani, dopo la svolta avvenuta nel '48-'49 nella politica pontificia... significava operare una scelta all'interno del conglomerato dell'ideologia neoguelfa a favore delle sue componenti tradizionalistiche . Era quanto faceva, nel '59, Augusto Conti, il maggiore esponente di tal tendenza a Lucca (e poi a Firenze), quando diceva di concordare con il Gioberti ne' suoi libri primi e migliori .2)
In quello stesso periodo, cioè negli anni dell'unificazione, era suonata in­vece, per molti cattolici, per quanto moderati e non sempre favorevoli a soluzioni unitarie, l'ora delle prese di posizione antitemporaliste. Si potrebbero evocare, a tal proposito, le belle pagine dedicate da Fernando Manzotti (uno studioso prematuramente scomparso) all'atteggiamento di alcuni preti patrioti reggiani nei confronti della Società del clero liberale fondata dall'ex-gesuita Passaglia, lucchese, collaboratore di Cavour nelle trattative del '60-'61 con la Santa Sede. Più recentemente, Sandro Spreafico ha dedicato un intero volume a La Chiesa di Reggio Emilia tra antichi e nuovi regimi (Firenze, Vallecchi, 1979), che vuol esser soltanto un primo contributo ad un più ampio studio di storia locale, ed ha infatti come sottotitolo L'agonia dei poteri temporali dal tardo '700
3 P. G. CAMAIANI, op. cit.t pp. 407-408.