Rassegna storica del Risorgimento

anno <1979>   pagina <460>
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LETTERA AL DIRETTORE
Caro direttore,
in un passo riferito per esteso da Renato Giusti (Rassegna storica del Risorgimento, 1979, p. 337) Sergio Zaninelli asserisce che Mario Romani, nel secondo volume della sua Storia economica cFItalia nel secolo XIX, avrebbe di* mostrato, in modo incontrovertibile , che le mie afférmazioni sull'aumento della produzione e sul progresso agricolo dopo l'Unità, fondamentali per tutta la mia ricostruzione dello sviluppo economico dopo il 1860, sono dovute a una er­rata interpretazione di fonti statistiche inattendibili; e che non aumento ci sarebbe stato ma solo il recupero di livelli produttivi precedenti.
Se anche si fosse trattato solo di questo, sarebbe stato un fatto di enorme im­portanza: che rispetto alla prima metà del secolo uguali livelli produttivi avreb­bero avuto un ben diverso significato nel contesto dei prezzi crescenti e del libero­scambismo dell'epoca successiva al 1860, e in presenza della espansione dell'area industriale nell'Europa nord-occidentale. Questo è evidente a chiunque non con­fonda la storia con i conti della serva.
Ma anche i conti bisogna saperli fare: e Mario Romani non li sapeva fare. Basta, a dimostrarlo, la minuta confutazione che delle sue indagini ha fatto Guido Pescosolido (L'andamento della produzione agraria durante il primo ventennio unitario, in Nuova rivista storica, 1979, pp. 33-114), periodo per periodo e rigo per rigo, indicando con quanta mancanza di spirito critico e con quanta tendenziosità il Romani, che del resto non ha mai dato prova di gran sapienza statistica, ado­perasse le sue fonti. Chi, come Zaninelli, è invece convinto del contrario, con questo dà solo la misura della sua impreparazione
Pescosolido ricorda, nel suo saggio, i risultati ottenuti da vari studiosi, di diverse tendenze e in piena indipendenza tra loro, utilizzando gli archivi di una serie di aziende agricole situate in diverse zone d'Italia: quelle del Pugliese e mie per il Vercellese, quelle di Claudio Roteili per l'Imolese, quelle del Toni* nelli per il Cremonese, quelle del Giacinti per Calenzano e per il Chianti. A tali risultati Pescosolido aggiunge quelli che egli stesso ha ottenuto studiando un esteso gruppo di aziende laziali dei Borghese e altre situate nel Basso Lazio e appartenenti alle famiglie Ferrante e Visocchi. Queste indagini, che si valgono di dati contabili collocati su un arco di ampiezza secolare, mostrano che l'aumento dei redditi monetari così largamente documentato ebbe il suo fondamento nella espansione delle produzioni fisiche; e sono dati come questi, fondati su inoppu­gnabili ricerche d'archivio, che bisogna discutere, e non quelli ricavati dalla pub­blicistica tendenziosa e impressionistica alla quale, senza nessuna cautela critica, si è affidato il Romani, e tuttora si affidano i suoi disarmati celebratori. Ma guarda a che devono ricorrere gli eredi di don Margotti e di don Albertario per avallare la loro immutata convinzione che l'unità d'Italia fu l'ultima delle sciagure!
ROSARIO ROMEO