Rassegna storica del Risorgimento

BOVIO GIOVANNI; MAZZINI GIUSEPPE
anno <1980>   pagina <186>
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Alfonso Scirocco
cani si troveranno di fronte all'esigenza di precisare la loro posizione, dimo­strare la loro ragion d'essere tra radicali e socialisti, organizzarsi in partito: si troveranno, insomma, di fronte, al dilemma espresso epigraficamente dallo stesso Bovio con Definirsi o sparire .
Ma qual modo più rapido e sicuro di definirsi che il far capo ad un sistema noto, largamente diffuso, radicato nella recente storia italiana, aperto, almeno apparentemente, alle rivendicazioni delle masse?
Ecco, per Bovio, l'urgenza di un ripensamento, la necessità di ricollegarsi a Mazzini, considerandolo non più solo cominciatore e iniziatore, ma guida sicura nei difficili momenti vissuti dal paese. Così nel '95 il Nostro, (modificando note­volmente il precedente giudizio, scrive che né scomuniche di potenti, né invet­tive di anarchici, né facili ardori di dottrine nuove hanno potuto diminuire il nome di Mazzini, né si vede da lontano uomo che lo pareggi. È stolto più che vano scomunicare, maledire, quando l'uomo ebbe un pensiero, e quando quel pensiero non è stato ancora superato . Il grande agitatore, incalza Bovio, da vecchio vide una nuova scuola lasciarlo da parte, errando due volte: quando stimò la questione sociale estranea al pensiero di Mazzini, e quando la crede tutta chiusa nelle formule di Marx. Non s'accorse che Mazzini aveva più com­plessa la mente e l'ala più larga . Una rivalutazione del pensiero di Mazzini in chiave evidentemente antisocialista, cui si accompagna l'esaltazione del suo sistema etico, che avrà influenza a suo tempo, perché abbraccia tutte le que­stioni inerenti alla vita morale dell'umanità .20)
Le preoccupazioni politiche contingenti sono preminenti nel '97. Nel venti­cinquesimo anniversario della morte dell'Apostolo Bovio parla a Roma, in Cam­pidoglio, davanti a duemila persone; la parte più ampia del discorso è dedicata alla guerra di Candia ed al risorgimento ellenico.21* Viceversa nel *99, il 2 gen­naio, in un momento oscuro per le istituzioni liberali, Bovio sente il bisogno di aprire un articolo dal titolo significativo Augurando con una lunga esalta­zione di Mazzini, il quale intese che non ci può essere grandezza italiana senza libertà di popolo e indipendenza di lavoratori. Al popolo volle restituita la dire­zione dei suoi destini, ai lavoratori disse: Voi siete stati prima schiavi, poi servi, poi salariati. Dalla schiavitù e dal servaggio vi siete francati; ora dovete liberarvi dal salario. Collaborate consociandovi: diverrete liberi produttori; poi padroni del prodotto, che dividerete secondo equa distribuzione . Quanto sono lontane le riserve sul pensiero sociale di Mazzini! Con quanto calore Bovio, poi, esalta il pensiero e l'opera dell'Apostolo, che sono stati malamente sfruttati da uomini vecchi nell'anima , incapaci di intendere la parola libertà!22)
Siamo al 1902. Il partito repubblicano, colpito l'anno prima da una scis­sione, tiene a Pisa il sesto congresso. Dei repubblicani si dice che sono pochi e contano poco; sembra imminente la dissoluzione del partito.23* Ma fossero pochi, pur non è giusta talvolta la causa dei pochi? , si chiede Bovio nel
W Roma, a. XXXIV, n. 69 del 10 marzo 1895.
2l* Roma, a. XXXVI, n. 78 del 20 marzo 1897. Nella seconda parte del discorso Bovio contrapponeva alla politica delle grandi potenze i principi! della sovranità nazionale, della federazione dei popoli, della nazionalizzazione della terra, della libera religione, del suffragio universale.
22) Roma, a. XXXVIII, n. 2 del 2 gennaio 1899.
23* L. AMBROSOLI, // partito repubblicano tra il congresso di Ancona e quello di Pisa (1901-2), in Nuova Antologia, a. 84, fase. 1785 del settembre 1949.