Rassegna storica del Risorgimento

BOVIO GIOVANNI; MAZZINI GIUSEPPE
anno <1980>   pagina <187>
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Giuseppe Mazzini e Giovanni Bovio 187
discorso di apertura. E poi: quale è la morale che informa questa causa, spe­cialmente la morale, qui dove Giuseppe Mazzini esalò l'ultimo respiro? .
Mazzini: ecco il nome magico, ecco il garante della nobiltà del partito, della sua importanza, direi della sua necessità, nella vita politica italiana!
Questo partito ha una dottrina, una storia, una soluzione positiva in­calza Bovio : colui che la promise da Pisa, e qui chiuse gli occhi, lo lasciò dietro di sé forte di una dottrina e di una storia e, come ho detto, di una solu­zione positiva. Quale è il contenuto di questa dottrina? Il contenuto principale della dottrina mazziniana che oggi in Italia è dottrina repubblicana, è innanzi tutto il contenuto morale, perché in ciò consiste la sua giovinezza perpetua .
Bovio si diffonde, quindi, nell'esposizione del sistema di Mazzini, ricorda il valore educativo dei Doveri dclVuomo, dimostra che c'è tutta una storia che e la consacrazione di questa dottrina , vede aleggiare sull'Europa la teoria maz­ziniana delle nazionalità. Il ritorno dei repubblicani a Pisa dimostra che la tra­dizione non è morta; anzi, se il partito sparisse, un vuoto immenso si farebbe nell'Italia .24)
Per Bovio, già ammalato, prossimo alla fine, fu questa l'ultima occasione per parlare di Mazzini. Erano passati trentanni dalla prima commemorazione, trentanni di vita politica ricca di esperienze e delusioni. Nel '72 il giovane professore credeva nel rapido sviluppo della società, nella possibilità di incisive riforme, nella capacità propulsiva delle minoranze progressiste, nella forza di aggregazione di audaci costruzioni ideologiche: di qui un taglio netto col pas­sato, di qui la storicizzazione dei protagonisti del Risorgimento, giudicati inca­paci di interpretare i problemi della nuova Italia. Tra gli antichi protagonisti grandissimo si ergeva Mazzini, capo morale di un vero e proprio partito, osta­colo alla svolta storica: ciò spiega l'attacco di Bovio, convinto dell'urgenza di staccarsi dalla tradizione, di superare schemi politico-culturali legati al passato.
La visione che Bovio ha del valore della tradizione cambia con l'esperienza della vita politica, quando la fiducia nella sintesi delle ideologie cade di fronte alla difficoltà di amalgamare idee e programmi diversi sperimentata nella Lega della Democrazia, nel Fascio della Democrazia, nel Patto di Roma. Intanto l'avan­zata di radicali e socialisti costringe i repubblicani a motivare la loro presenza tra i partiti dell'Estrema. È un lungo travaglio, vissuto drammaticamente da Bovio. Allora egli sente quale patrimonio non solo di idee, ma di legami con associazioni, circoli, gruppi culturali, collegi elettorali ( in una parola, col paese) rappresentanti la tradizione mazziniana.
La rivalutazione di Mazzini, mantenuta su un piano generico, senza l'appro­fondimento di rispondenze alla realtà italiana del nascente Novecento, testimo­nia, però, non un progresso, Ima un ripiegamento, .meglio sarebbe dire un persi­stere di Bovio su posizioni risorgimentali. Alla teorizzazione del continuo dive­nire storico, punto centrale della sua meditazione, non ha corrisposto sul piano della partecipazione alla vita politica una comprensione delle esigenze via via affermatesi. Bovio ha maturato il suo pensiero negli anni settanta, rimanendo più vicino alla cultura del primo Ottocento che aperto ai tempi nuovi: l'appa­rente ardimento delle proposte ideologiche in realtà nasconde la superficialità
24> Il discorso, pronunziato a Pisa il 5 ottobre 1902 in occasione del VI congresso repubblicano nazionale, fu tratto dal resoconto stenografico del congresso e pubblicato in G. Bovio, // secolo nuovo, prefaz. di A. Gius LEM, introduz. di U. DELLA SETA, Roma, libreria Politica Moderna, 1923, col titolo II valore inorale dell'idea repubblicana.