Rassegna storica del Risorgimento
BOVIO GIOVANNI; MAZZINI GIUSEPPE
anno
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1980
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pagina
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189
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Giuseppe Mazzini e Giovanni Bovio 189
sino alle conclusioni finali: dove la Scolastica si fermava o torceva, ivi la Rinascenza impavida tirava giù e raddrizzava gli storcimenti. L'Aristotile greco correggendo l'Aristotile latino e chiercuto, dal medesimo fondo di S. Tommaso e di Anselmo di Canterbury traeva Giordano Bruno e Giulio Cesare Vanini.
Nel periodo del Risorgimento nacque la famosa scuola che possiamo chiamare dei Contrattualisti, i quali, traendo dall'individualismo le ultime conclusioni, fanno l'individuo creatore della società e delle forme sociali con un atto di volere. Gl'individui creando la comunanza, possono darle quell'assetto che vogliono. Possono volere unanimi? impossibile: sarebbero numeri non uomini. Dunque prevarrà il volere della maggioranza. Così, svolgendosi la dottrina del contratto, procede dal bastone regio di Hobbes sino alle maggioranze di Rousseau. Ma il numero costituisce l'essenza del Diritto? Non possono sorgere le maggioranze tiranniche? L'oclocrazia non è il baccanale dei più? Quando la teorica di Rousseau si schiude nella rivoluzione francese, venne a chiarire coi fatti che il Diritto non si può allogare né nella volontà di un solo, né di più, né di molti, poiché la tirannide si può manifestare come monarchica, oligarchica, ed oclocratica. Fu dunque necessità stabilire il Diritto in alcun che superiore alla volontà degli uomini e allora Iddio ricomparve nella Storia.
Ricomparve meno fazioso e consacrò tutte le forme della storia, la reazione e la rivoluzione. In tre forme poteva ricomparire e le assunse tutte e tre: forma neoguelfa, neoghibellina e repubblicana. La prima fu rappresentata da De Maistre nella medesima terra dell'Enciclopedia: Dio e chiesa, custode il boja; la seconda fu rappresentata da Hegel: Dio e Stato, vindice il boja; la terza da Mazzini: Dio e popolo, custode la coscienza umana. La prima è formula cattolica, la seconda è protestante, la terza è umana. La letteratura, la filosofìa e la politica pigliarono questo triplice indirizzo.
Non mi gridi l'egregio critico ch'io costruisco troppo: non costruisco nulla, ma seguo il processo del pensiero e della storia: quelle tre formule stanno, sono tre dottrine e tre espressioni di tutta la vita moderna.
Dove sono i neoguelfi? Dedussero l'assurdo sino all'ultimo pronunziato, celebrando testé l'infallibilità del papa. Perciò il vero anticoncilio fu nell'istesso concilio di Roma, non nelle proteste oziose di Napoli. Stanno contro essi i repubblicani, che non patiscono rappresentanti tra Dio e popolo né sacerdozio fuori della coscienza individuale.
Infine tra gli uni e gli altri i neoghibellini, che si credono termine medio tra questi contrari, se gridando la formula libera Chiesa in libero Stato, credono avere insieme salvato la santità del sacerdozio e l'autonomia della coscienza. A dir vero, il neo-ghibellinismo non è termine medio, ma mezzo principio: il termine medio fa muovere la mente e la storia; il mezzo principio falsa entrambe e corrompe uomini, carattere, costume, scienza.
Quando dunque Mazzini si vide innanzi la monarchia costituzionale, conosciutala subito come mezzo principio e povera di respiro, né la combattè immediatamente, né la temette mai. Asseguita in certo modo l'unità, spiegò tutto il suo programma e intimò aperta la lotta finale, la lotta per la libertà, ohe a lui significava repubblica. Da questa seconda battaglia perché mescola insieme incitamenti o sospiri? Un giorno lettere di grande amore ai fratelli operai, mi altro giorno scrive a Quinet ch'ei lavora con una generazione non stimabile! Chi può accorare il cospiratore indomabile? Non il re, il quale finalmente gli riconosce la cittadinanza e l'integrità personale; non il Venosta o tal altro, che stanco di pugna, corre ad associarsi ai destini monarchici; non Garibaldi, del quale Mazzini cono-