Rassegna storica del Risorgimento
PIERI PIERO
anno
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1980
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pagina
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192
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AMICI SCOMPARSI
PIERO PIERI
Ha avuto poco risalto sui quotidiani la scomparsa di Piero Pieri, avvenuta il 15 dicembre 1979. Abbiamo visto qualche nota distratta che premiava la notizia immediata, senza soffermarsi più di tanto sulla figura dell'uomo e dello storico. Pieri scompariva, dunque, in punta di piedi, sommessamente e la cosa tanto più ci sorprendeva avendo ben presente nella memoria la sua personalità spiccata, la sua viva partecipazione alle polemiche storiografiche. Questo stridente contrasto, solo in parte giustificato dal ritiro degli ultimi anni, ci ha profondamente colpito e ci induce a ricordarlo e a tratteggiare, in maniera certamente non completa, la grande figura dello studioso, al quale la vasta famiglia degli storici deve molto sia, in generale, come esempio di rigore metodologico, sia, in particolare, come iniziatore di nuove strade storiografiche.
Piero Pieri nacque a Sondrio nel 1893 e il suo ingresso nella vita universitaria e negli studi storici fu segnato e, in un certo senso, indirizzato dall'essere figlio di un padre illustre. Glottologo di chiara fama, Silvio Pieri insegnò nelle Università di Catania e di Napoli, ma condusse i suoi studi principali in Toscana, alla cui toponomastica dedicò volumi di indiscussa importanza. Ed ecco Piero Pieri pubblicare nel 1922 La Restaurazione in Toscana, 1814-1821, nel 1927 Intorno alla storia dell'arte della seta a Firenze, e nel 1928 II Regno di Napoli dal luglio 1799 al marzo 1800; studi di grande rilievo che, se furono condizionati nei soggetti dalla professione del padre, risentirono nell'impostazione dell'insegnamento di Gaetano Salvemini, del quale Pieri si riconobbe degno allievo e nel 1961 discepolo riconoscente quando curò con Pischedda gli Scritti sul Risorgimento per l'edizione dell'Opera omnia. Dopo questi lavori, Pieri imboccò decisamente la strada degli studi storico-militari ai quali dedicò più di trent'anni di ricerca; ma, anche se riconosciamo che a quegli studi è legata giustamente la sua fama, vorremmo ancora sottolineare il valore dei primi lavori, ai quali si deve l'apertura di nuovi campi d'indagine che abbandonò, per il Meridione, nelle mani di storici come Maturi o Cortese. Pur se non rimase senza continuatori illustri, l'aver lasciato quel filone di studi non passò senza un certo rimpianto, rimpianto che non scemò con il passare degli anni se anche recentemente Sergio Camerani e Ruggero Moscati vi si riferiscono nelle Introduzioni ai loro contributi per il secondo volume della Bibliografia dell'età del Risorgimento.
Dopo il 1930 Pieri si dedicò unicamente agli studi di storia militare e già nel 1934 dimostrò a quali livelli egli li avrebbe portati con il lavoro La crisi militare italiana nel Rinascimento (il libro, ampliato, fu riedito nel 1952 con il titolo Il Rinascimento e la crisi militare italiana). Nel 1935 vinse la cattedra universitaria ed insegnò per quattro anni a Messina, da dove si trasferi nel 1939 alla definitiva sede di Torino. Gli anni dal '30 al '40 furono decisivi anche nel dare una dimensione compiuta all'evoluzione dei suoi studi storici: sono gli anni in cui si susseguono i lavori sulle vicende del 1848*49, del 1859 e della prima guerra mondiale. Particolarmente significativi furono gli studi sulla guerra del 1915-18, intrapresi a così breve distanza dagli avvenimenti; Pieri era stato convinto Inter-