Rassegna storica del Risorgimento

LETTERE AL DIRETTORE; PESCOSOLIDO GUIDO; ROMANI MARIO; ROMEO RO
anno <1980>   pagina <200>
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S. Zanlnelli - R. Romeo
niente connesse, farà progressi effettivi solo a condizione che il dibattito venga arricchito di nuovi dati e di nuove ricerche. In altri termini, sembra ormai sterile continuare, sulla scorta della documentazione tradizionale, che, per quanto vasta, è ormai pur sempre quella che è, la discussione sulla stasi o sui progressi dell agricoltura in quel periodo. Un apporto nuovo e di primaria importanza può esser dato invece da quella documentazione di decisivo valore che è costituita dalle carte relative alla amministrazione di enti e patrimoni privati. Sotto questo profilo il discorso può essere continuato ed approfondito utilmente, prima su scala più strettamente locale, poi su scala più ampia; e qnando i dati di questo tipo, di indiscutibile validità e oggettività, saranno disponibili in misura suffi­ciente e selezionati in modo da assicurarne la rappresentatività, allora si potrà giungere a conclusioni sottratte all'arbitrio delle impressioni soggettive che con­dizionano la documentazione qualitativa * (p. 54). Una prospettiva pienamente condivisibile, anche se non è sfuggito a questo studioso che indagini aziendali e locali dovranno essere numerose e generalizzate, perché va da sé che è ancora da dimostrare che andamenti produttivi in qualche area agricola eccezionale o in qualche azienda particolare rappresentino l'andamento di tutta l'agricoltura della penisola.
Ma Romeo si è ben guardato dal citare questa conclusione, perché discor­dante da quella di chi ritiene di aver detto la parola definitiva e non ammette punti di vista diversi dal suo.
Parimenti. Romeo non cita quanti non condividono la sua tesi o hanno dubbi: lo fa invece correttamente Pescosolido, che non ignora una letteratura che egli considera favorevole alla tesi di Romeo, ma con tutta una serie di limitazioni di riserve e di distinguo (p. 33). E perché non aggiungere ai nomi fatti da Pescosolido (Zucchini, Roteili, Di Biasio ed Izzo) quelli di Porisini e di Castronovo, tanto per indicare due esempi rilevanti? Il primo infatti nega l'esistenza di un presupposto fondamentale per l'incremento della produzione del grano, cioè l'aumento dei rendimenti unitari: ...rispetto al periodo 1815-1860 quasi nulla, cioè, è mutato. Le rese per ettaro, alla fine del primo venten­nio unitario, sono pari all'ìncirca a quelle degli anni immediatamente antece­denti l'Unità (Produttività e agricoltura : i rendimenti del frumento in Italia 1815 al 1922, Torino, 1971, p. 34). Il secondo riassume con equilibrio il dibattito sulla controversia: A giudicare comunque dai risultati finora acquisiti, non si verificò dopo l'Unità un incremento agricolo tale da determinare un processo di accumulazione originaria (Lo sviluppo economico nella storia dell'Italia unita, in Rivista storica italiana, 1979, I, p. 110).
Ma il modo di argomentare (se così si può dire) di Romeo è sconcertante anche quando cita autori che a suo dire avrebbero confermato la sua tesi. Accanto a studi che per la loro datazione meriterebbero di essere sottoposti ad attenta revisione, come quello del Pugliese (sui metodi di calcolo del quale il Romeo stesso ha manifestato qualche dubbio: ved. Cavour e il suo tempo 1842-1854, II, 1, Bari, 1977, p. 17, nota 37), ne vengono indicati altri, nei quali l'andamento della produzione agricola o non è quasi mai l'interesse principale della rico­struzione o è dedotto dall'andamento dei rendimenti o dei valori in cui è fran­camente difficile dire se si documenti una crescita effettiva di produzione (Ro­teili). Per non parlare di una ricerca, come quella di Giacinti (Le condizioni economiche del Comune di Calenzano ed in particolare della frazione di Setti­mello, dal 1859 al 1870, in Rivista di storia delVagricoltura, 15 (1974), che porta l'A. a concludere che per quanto riguarda la quantità prodotta [del