Rassegna storica del Risorgimento

LETTERE AL DIRETTORE; PESCOSOLIDO GUIDO; ROMANI MARIO; ROMEO RO
anno <1980>   pagina <203>
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Lettere al Direttore
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base della documentazione tradizionale; e a questa dichiarazione fa seguire l'esposizione dei risaltati raggianti. Zaninelli che alle argomentazioni arti­colate e puntuali allineate in quel saggio non ha, almeno per ora, nulla da obbiettare presenta invece le premesse dei discorso di Pescosolido (a p. 54 di un saggio il cui testo si chiude a p. 93, oltre le appendici) come se fossero le conclusioni, tentando dunque di proiettare sai risaltati dello studioso le cautele e le riserre che egli stesso aveva avanzato in merito alle ricerche precedenti. Un espediente furbesco che si commenta da sé.
Questo non significa, naturalmente, che quei risultati e gli altri da me ricordati debbano considerarsi definitivi e indiscutibili (ma non significa nean­che che si possa continuare a presentare la produzione cerealicola come equi­valente a tutta la produzione agraria!). L'ho dichiarato io stesso pubblica­mente nel congresso sull'Italia unita tenutosi a Palermo nel dicembre 1978, i cui atti sono in corso di stampa. E poi: io non ho mandato Pescosolido in avan­scoperta, e se mai egli c'è andato di testa sua; ma mettere un cuneo fra le mie posizioni e le sue è un compito troppo arduo anche per i giochi di destrezza zaninelliani.
È anche inutile che Zaninelli cerchi di identificare la sua posizione con quella dei tanti studiosi, competenti e autorevoli, che hanno contestato le mie tesi. Non basta elencare i nomi di altri, per appropriarsene le competenze e le tecniche. Non posso accettare rilievi di carattere statistico da chi, come Zaninelli, non ha alcun titolo per muovermeli. Egli si lagna della mia accusa di impre­parazione : ma come non confermarla, davanti ai fraintendimenti (diciamo così) di cui formicola questa sua nuova presa di posizione, alla quale sfugge che in questo caso la discussione verte su un terreno diverso dal passato?
Chissà poi perché sarebbe una volgarità la mia accusa di tendenziosità clericale a Romani e Zaninelli, e non sarebbe invece volgare l'insinuazione di Romani, non certo smentito da Zaninelli, che i liberali dopo l'unità avrebbero alterato i dati statistici a scopi apologetici. Apprendo adesso che Romani era un laico : si vede che alle parole si possono dare valori a piacere. Certo, vent'anni fa egli mi invitò a parlare alla Cattolica: ma questo non significa che la pensasse da laico come me. Ma ammetto che in questa materia Zani­nelli ha una corazza su cui ogni colpo è destinato a rimbalzare. Egli si dice anzi seguace di don Davide Albertario : e fa bene, visto che a dargli l'esempio è stato, in questi giorni, un ministro della repubblica, che ha addirittura scoperto una lapide all'eroe clericale del maggio 1898. Ma questo mostra solo in che mani è caduto il governo dello Stato fondato a opera di Cavour e di Mazzini, in quest'anno di grazia 1980!
ROSARIO ROMEO