Rassegna storica del Risorgimento
LETTERE AL DIRETTORE; PESCOSOLIDO GUIDO; ROMANI MARIO; ROMEO RO
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1980
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pagina
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205
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Libri e periodici 205
carismatiche e profetiche espresse e provocate dagli scrittori spirituali. Nel Piemonte, a noi tanto noto per gli insuperabili meriti unitari, nacquero, vissero ed operarono, lasciando impronte profondissime, san Giuseppe Cafasso, san Giuseppe Benedetto Cottolengo, san Giovanni Bosco, la marchesa di Barolo, san Leonardo Murialdo, Giuseppe Marcilo e Francesco Faà di Bruno. Nell'Ottocento ancora quasi tutte le regioni furono nobilitate da a grandi anime e da personalità, capaci di attingere le vette di un eroismo santo , anche se particolarmente rigogliosi di spiritualità furono di nuovo il Piemonte, il Veneto e la Lombardia.
In queste aree si animarono e trassero la linfa indispensabile i movimenti missionari, ancora oggi arnmirati dal mondo per l'abnegazione e la pietas dei loro figli (ricordiamo solo Nicola Mazza, Daniele Comboni, Guglielmo Massaj a, Giuseppe Aliamano, Guido Maria Conforti). Petrocchi reca inoltre contributi assai sicuri e suggestivi su altri personaggi dello scorso e del nostro secolo, ricordati finora superficialmente e imperfettamente. L'elenco è foltissimo e articolato in tante e tante figure di presuli, di religiosi e religiose, di sacerdoti e di laici, illumina ti dai quattro connotati essenziali della spiritualità, ce la fede, la speranza, la preghiera e l'Amore . Si pensi al filone mistico che va da santa Gemma Galgani a padre Pio da Pie tralci na. Si pensi al filone ascetico da don Gu a nella a don Orione.
Abbiamo accennato prima all'abbondanza del corredo informativo, ora è il caso di tornarvi sopra soltanto per sottolineare l'omogeneità e la compattezza dei tre volumi sul piano bibliografico. È certamente sempre più difficile in un'epoca, tesa anche negli studi alla esasperata specializzazione, quando addirittura non superba di questo suo orientamento, trovare un'opera di così estese dimensioni cronologiche, tanto informata, precisa ed esauriente nell'apparato delle sue note e delle sue fonti. Buona parte dei tre volumi è apparsa o è stata presentata in studi, riviste e convegni specializzati, in un arco di tempo pluride-cennale. Questa notazione, dopo aver sottolineato la costante formale dell'informazione bibliografica, offre l'opportunità di lodare la continuità e l'unità sostanziali, che l'autore palesa sia nello stile sia nella proporzione dei temi quanto nella misura usata per trattare la materia, varia ed unica ad un tempo.
VINCENZO PACIFICI
GIORGIO SCARPA, Proprietà e impresa nella campagna trevigiana all'inìzio dell'Ottocento. Ricerca compiuta, con il contributo del CNR dal Laboratorio di Economia e politica agraria dell'Università di Venezia; Siena, 1979, in 8, pp. 118. S.p.
Continuando nell'opera di scavo, che negli ultimi anni ha dato ottimi risultati, sull'utilizzazione del suolo e l'economia agricola nel Veneto in generale o in qualche provincia in particolare, lo Scarpa offre ora un'altra ricerca sul regime fondiario (della campagna trevisana), sulla struttura delle imprese agricole e sui rapporti di produzione nei primi decenni dell'Ottocento; ha fatto ricorso nel suo lavoro alle Notificke, in vista del nuovo censo, che i possessori avrebbero dovuto redigere indicando i loro beni immobiliari e l'utilizzo o la rendita di questi (1804-1808). Distinto in sei zone agrarie, due in ambienti di colle e quattro di piano, il Trevisano era caratterizzato intorno al 1848 da una utilizzazione del suolo cosi ripartita in percentuale: seminativi 63,3 , prati e pascoli 26,6 , boschi, incolti produttivi ecc. 10 circa, ce La coltura promiscua della vite e dei cereali, caratterizzava la superficie dissodata: l'aratorio arborato vietato, l'aratorio vitato ed altri consimili tipi di utilizzazione del suolo potevano arrivare a rappresentare negli ambienti di piano anche il 90 . Ciò dava al contadino la possiblità di ottenere dal campo E vino e il frumento destinati al canone mentre la coltura del mais, e degli altri cereali inferiori (avena, orzo, sorgorosso) sopperiva quasi esclusivamente alla sua alimentazione (p. 12). Circa il regime fondiario, è da dire che la proprietà era fortemente concentrata (228.000 ettari; 29.910 ditte) con questa distribuzione che risulta dalle molteplici ed accurate tabelle predisposte dallo Scarpa: nobili, 4.404 con oltre 74.000 ettari; enti religiosi, con 9.132 ettari; enti civili di assistenza e beneficenza con 4.510 ettari; enti pubblici con 14,571 etari; altri (vale a dire privati non nobili), 23.505 ditte (pari al 76,84 ) con 99.313 ettari (pari al 43,39 della superficie).
Su una rendita, accertata in base alle notifiche, di 13.090.588 lire venete, il 34