Rassegna storica del Risorgimento

LETTERE AL DIRETTORE; PESCOSOLIDO GUIDO; ROMANI MARIO; ROMEO RO
anno <1980>   pagina <206>
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Libri e periodici
derivava dai nobili, il 56 dagli altri , il 10 degli enti (ecclesiastici, civili e pub­blici) che detenevano ancora una ingente quota di terre (il 24 ), con una variazione dèlia rendita in rapporto alle classi sociali, alle zone agrarie, alle forme di condazione; la distri­buzione dei livelli poi che gravavano su oltre un quinto del territorio, riguardava 4180 aziende, mentre la decima ecclesiastica nel Trevisano si esercitava su 1622 ettari ed il quartese su 2277 ettari. Per le forme di conduzione aziende condotte direttamente, mezzadrili, concesse in affitto è da dire che sotto quest'ultima denominazione ai con­centrava, con oltre il 70 della superficie (162.000 ettari), la massima parte dei rapporti di produzione nella campagna trevisana (con 35.840 aziende su un totale di 51.879 per Finterà provincia); se con il termine di fitto si intendeva una varietà di rapporti (canoni in generi, in danaro, forme miste), gli affitti a danaro erano praticati su possessioni com­plete (almeno 50 campi casa) ed anche su terreni isolati (specie nella II zona), gli affitti a generi riguardavano quasi sempre terreni ara tori-arborati-vi tati; infine i contratti a par­tizione avevano scarsa diffusione nell'epoca studiata, anche in considerazione delle frodi che il mezzadro poteva attuare specialmente quando il proprietario abitava nelle città o, comunque lontano dai fondi. I contratti in parola andranno largamente diffondendosi negli anni seguenti, così da assumere un ruolo assai importante nell'agricoltura trevigiana, quando il livello dei prezzi dei prodotti agricoli si verrà flettendo (p. 64), con peggiora­mento delle condizioni dei coloni sui quali cadrà il peso della depressione.
RENATO GIUSTI
ROBERTO BIZZOCCHI, La Biblioteca italiana e la cultura della Restaurazione. 1816-1825 (Studi e ricerche storiche, 2); Milano, Franco Angeli, 1979, in 8, pp. 130. L. 4.000.
Lettura attenta della Biblioteca italiana nell'ambito dell'età della Restaurazione, il presente contributo del Bizzocchi è certamente utile agli studiosi di letteratura italiana ed agli storici in due direzioni; da un lato infatti l'autore individua ed analizza con acume alcuni momenti nodali della vita culturale italiana (e non solo lombarda) all'indomani del 1815, e dall'altro nell'intreccio di testimonianze e documenti, attraverso divergenze e contrasti, riesce a riportare alla luce le linee di una politica della cultura realizzata dal­l'Austria in Lombardia. Dato che il perno della rivista, nel primo decennio, è rappresen­tato dall'opera dell'Acerbi, vero e proprio organizzatore di cultura secondo orientamenti <c austriaci , sarebbe venuto opportuno un breve profilo biografico di questo personaggio, discutibile per molti versi, ma di un certo risalto sia per la sua attività di scrittore e di direttore, che per la vasta opera di esplorazione in Egitto negli anni seguenti (cfr. ad es. Il giornale di Vienna di Giuseppe Acerbi (settembre-dicembre 1814), a cura di Manlio Gabrieli, Milano, l'Ariete, 1972). Di effettivo interesse infine, nel quadro d'insieme, le pagine che riguardano il reclutamento dei collaboratori, le attribuzioni degli articoli (attra­verso la corrispondenza e le ricevute), gli interventi del direttore, assai aspro in qualche caso, abile e duttile in altri. Dopo la lettura di questo lavoro sappiamo certamente di più, rispetto al passato, dell'influenza culturale e dell'importanza anche politica della ce Biblioteca italiana durante il primo decennio della Restaurazione.
RENATO GIUSTI
AURELIO LEPRE, Il Mezzogiorno dal feudalesimo al capitalismo; Napoli, Società Editrice Napoletana, 1979, in 8, pp. 206. L. 7.000.
Il Mezzogiorno tra il Settecento e l'Ottocento, nella transizione dal feudalesimo al capitalismo, è stato nel secondo dopoguerra oggetto di largo interesse. Una costante atten­zione, anche con opere di largo respiro, gli ha dedicato Aurelio Lepre, che ora raccoglie in volume quattro saggi, facendo il punto su problemi di non secondaria importanza.
Anzitutto Lepre ricorda la necessità di riconsiderare con sensibilità moderna temi già trattati. I rapporti economici con l'Europa, per esempio, se da una parte richiedono
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