Rassegna storica del Risorgimento
LETTERE AL DIRETTORE; PESCOSOLIDO GUIDO; ROMANI MARIO; ROMEO RO
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Libri e periodici
volume è ricca di riferimenti alle teorie di Marx. Ma, si chiede Lepre, quale conto hanno tenuto degli insegnamenti marxiani nei loro studi sul Mezzogiorno gli storici italiani del dopoguerra definiti genericamente marxisti? A suo avviso, in un Villani o un Villari, tanto per fare alcuni nomi, la sola categoria marxiana pienamente assunta come canone d'interpretazione della storia meridionale è quella della lotta di classe.
Lepre non si propone di fare il bilancio dei risultati ottenuti sul piano della ricerca concreta, che sono assai importanti; vuole piuttosto mettere in evidenza che l'influenza del marxismo sulla nuova storiografia del Mezzogiorno è stata modesta. A suo avviso i tempi non erano maturi per due ragioni: ce perché non si poteva tentare un discorso teorico su una realtà che si conosceva assai poco..., e perché gli strumenti teorici offerti dal marxismo, in Italia e all'estero, erano intrisi di dogmatismo e del tutto inadeguati allo studio di una società come quella del Mezzogiorno . Utili indicazioni potevano venire da Emilio Sereni: ma anche questi accettava alcuni elementi propri del marxismo della Seconda e Terza Internazionale, tra cui la paradigmaticità del modello inglese, che conduceva ad una visione unilineare del processo storico ed a schemi non applicabili al Mezzogiorno. La stessa lezione di Gramsci ha indotto a portare l'attenzione sui rapporti di classe e sui contrasti tra borghesia e contadini.
La discussione sulla crisi del Seicento, aperta da Hobsbawm, ha contribuito ad allargare gli orizzonti teorici della storiografia marxista: la divaricazione tra le strade seguite nei paesi che più rapidamente si avvicinano al capitalismo, e quelli, come il Mezzogiorno, che restavano ancora imprigionati in una rete di rapporti feudali, spinge a considerare le vicende di questi ultimi con canoni interpretativi diversi da quelli degli storici rimasti fermi alla concezione del processo unilaterale . Altri successivi dibattiti hanno chiarito l'impossibilità di delineare un modello unico dello sviluppo storico.
La conoscenza dell'opera completa di Marx ed il ripensamento delle sue tesi compiuto da una parte della storiografia marxista offrono agli studiosi non uno schema generale, in cui costringere fatti e processi specifici, ma alcune categorie storiografiche, dalla formazione economico-sociale al modo di produzione contadino, dall'economia dell'azienda alla funzione delle forze extra-economiche nelle società precapitalistiche, che consentono di trovare soluzioni persuasive a problemi sorti nel corso delle ricerche che si sono svolte negli ultimi anni, ed anche di confrontarsi, su questi problemi, con le interpretazioni avanzate da altre scuole e correnti storiografiche . Ciò vale per il Mezzogiorno, e Lepre prende spunto da queste riflessioni per una serie di osservazioni: la necessità di considerare la persistenza di una società feudale anche nell'epoca storica successiva al Medio Evo lo porta all'analisi di una serie di dati sui modi di produzione, sulla struttura della società, sulla distribuzione della proprietà, sulla popolazione, sulle caratteristiche dei moti contadini, sulla formazione della borghesia, in un arco di tempo che va dal Seicento all'eversione della feudalità, ai moti del '48, alla formazione dello Stato unitario. Si tratta, necessariamente, di indicazioni sintetiche e provvisorie, che vogliono essere soprattutto un invito alla discussione: agli storici la risposta sulla validità delle proposte.
ALFONSO SCIROCCO
GABRIELLA CIAMPI, 1 liberali moderati siciliani in esilio nel decennio di preparazione (Storia, 5); Roma, Edizioni dell'Ateneo Bizzarri, 1979, in 8, pp. 235. L. 7.500.
Gabriella Ciampi ha affrontato in questo lavoro un tema che avrebbe davvero potuto fare tremar le vene e i polsi . Innanzi tutto si è inoltrata nel mondo dell'esulato, ed ognun sa quanto sia arduo dare una dimensione concreta a quel mondo, sia per le difficoltà tecniche di reperimento delle fonti, sia, e soprattutto, per la difficoltà di costruire una sintesi organica da situazioni personali che per lo più sfuggono a catalogazioni generali. A ciò ai aggiunga che il settore moderato dell'esulato è sicuramente il più. ostico da studiare ed è infatti il meno studiato per l'intreccio di rapporti che legano l'ambiente degli esuli a quello del paese di residenza, i cui cittadini si sentono più disponibili verso chi, senza preclusioni ideologiche o chiusure settarie, dimostra col proprio modo di vivere di non voler modificare radicalmente l'altrui. Se è difficoltoso orientarsi nel mondo dell'esulato