Rassegna storica del Risorgimento

LETTERE AL DIRETTORE; PESCOSOLIDO GUIDO; ROMANI MARIO; ROMEO RO
anno <1980>   pagina <211>
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Libri e periodici
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HENRI DUNANT, Un ricordo di Solferino e L'avvenire sanguinoso, a cura di LUIGI FUIPO; Tonno, UTET, 1979 (edizione speciale per la Cassa di Risparmio di Verona, Vi­cenza e Belluno); in 8, pp. XLII-117. S.p.
Tra le molteplici descrizioni della battaglia di Solferino e S. Martino, 24 giugno 1859, vogliamo rammentare la testimonianza di un agricoltore mantovano (Attilio Magri), il quale ebbe ad accompagnare sul teatro della battaglia il conte Carlo Arrivabene, corri­spondente del Daily News, e così espresse la sua commozione per la strage svoltasi sotto i suoi occhi: ce Durante la mischia noi eravamo a Ponti [sul Mincio] di dove il giorno dopo accompagnati dal gen. De Sonnaz visitammo il campo, nel quale risuonavano ancora i lamenti strazianti dei feriti che, anche colle ambulanze straordinarie, non si era riu­sciti a trasportare durante e dopo il combattimento per tutta la notte. Ai cadaveri quindi non si poteva pensare fin che si cercavano fra i caduti i vivi. Ed era tanta e tale la quantità di quelli che erano morti difendendo la bandiera tricolore e degli accaniti assalitori, che occorsero più di cinque giorni a radunarli in cataste, confondendo in ognuna, con pari trat-tamento, i nemici, e coprirli -di terra e calce; cataste dalle quali, orribili a vedersi, spor­gevano teste, braccia e membra penzoloni, dalla terra raccolta affrettatamente in polvere e rovinata dal turbine e dall'acquazzone . D Ed impressioni e sentimenti di carattere analogo, nello slancio di un temperamento portato ad aspirazioni eccezionali, dovettero suscitare in Dunant la vista del campo di battaglia, le invocazioni dei feriti, la pietà per i caduti che infrange le barriere dell'odio; inerme e indifeso, egli sentiva nascere nel suo animo il senso di inutilità della carneficina e, insieme col rifiuto della guerra (come mezzo di risoluzione delle contese tra i popoli), la volontà di attenuare le conseguenze di essa sui feriti, nel rispetto della persona umana, tanto del vinto che del vincitore, in una spirituale ugua­glianza di tutti gli uomini di fronte alla morte.
A centocinquant'anni dalla nascita del Dunant, viene dunque opportuna la pubbli­cazione di due scritti (accompagnati da ricca illustrazione, a cura di Luigi Firpo che vi ha premessa un'ottima prefazione), dell'ideatore della Croce rossa il quale proprio dalla tragedia di Solferino trasse stimolo ce per fare del suo racconto una denuncia e un appello , col suo Souvenir de Solferino del 1862: ce Frutto di un trauma emotivo violento e di un'accesa passione umanitaria, il libro abbonda di descrizioni raccapriccianti di atrocità e di inenar­rabili sofferenze. Una sensibilità vibrante, romantica, esaspera talvolta i toni del macabro sinistro, così che l'insistito strazio finisce per assumere riflessi da Grand Guignol, forse perché la realtà del male travalica la stessa fantasia. La bandiera nera che sventola sul campo per contrassegnare i posti di soccorso richiama il camice nero del chirurgo brutale e settico: violenza del bisturi che si aggiunge alla violenza della battaglia, fino alla scena dell'amputazione, che ci prende alla gola con il suo assoluto, in tollei abile orrore. Anche per questo l'intera Europa umanitaria e progressiva si commosse nel leggere queste pagine e il problema sollevato da Dunant divenne per gli Stati, se non un rimorso, certo una inquietudine della coscienza e ima questione all'ordine del giorno (p. XXIV) . Senza seguire tutte le fasi della fondazione e della vita della Croce Rossa, dai preparativi alle con­ferenze internazionali, dagli appelli alle risoluzioni ed alle convenzioni che si susseguirono dal 1864 in avanti, vai la pena di rammentare l'opera indefessa ed entusiasta del Dunant, la sua passione umanitaria (che si espresse in molteplici altre iniziative), le memorie infine da lui stese durante gli ultimi anni di vita nel malinconico ricovero dell'ospedale distret­tuale di Heiden fino al conferimento del premio Nobel per la pace (1901) ed alla morte nel 1910: e drammatiche anticipazioni delle future guerre in Europa egli diede, ad es., in un'opera che restò allo stato di frammenti (L'avvenire sanguinosa, 1891), a Profeta o il­luso, apostolo o visionario, Dunant bene aveva meritato l'appellativo che gli fu dato di * avventuriero della carità '. 11 suo testamento ideale è di una attualità che non tra­monta (p. XXXIX).
RENATO GIUSTI
') A. MAGRI, Il dramma della mia vita, ma. inedito presso la Biblioteca Comunale di Mantova, pp. 368-369.