Rassegna storica del Risorgimento

LETTERE AL DIRETTORE; PESCOSOLIDO GUIDO; ROMANI MARIO; ROMEO RO
anno <1980>   pagina <212>
immagine non disponibile

212
Libri e periodici
MARIO TEDESCHI, Francia e Inghilterra di fronte alla questione romana, 1859-1860 (Uni­versità di Palermo, pubblicazioni a cura della Facoltà di Giurisprudenza, 42); Milano, Giuffrè, 1978, in 8, pp. XI-277. L. 7.500.
Nella prima decade del dicembre 1859, ritenendosi prossimo un congresso europeo per la verifica delle ipotesi d'accordo formulate da più parti in ordine ai problemi che il trattato di Zurigo aveva lasciato insoluti, Pio IX scrisse personalmente ai sovrani cattolici d'Europa, tra cui lo stesso Vittorio Emanuele II, chiedendo loro di difendere e sostenere nell'assise di Parigi i diritti del potere temporale. Ad ispirarlo in tale iniziativa era certa­mente la convinzione di avere dalla sua parte il diritto e le basi solide e incrollabili della giustizia e di non dover temere le insidie degli uomini poiché il Re dei Re proteggeva la sua persona e ciò che essa rappresentava, non rendendosi forse conto che i tempi e gli uomini erano mutati o in mutazione. Il mondo cattolico non avvertiva più vocazioni inter­nazionalistiche e le crociate di massa al grido di Deus li vult rappresentavano, purtroppo per la Chiesa, una prestigiosa reliquia dei secoli medioevali e lui, il papa di Roma, vox clamans in deserto, immerso in un mondo che ormai si nutriva di aspettative entro il tempo storico e di escatologie mondanizzate, si identificava sempre più con il credente agostiniano che vive la sua storicità solo come peregrinatio in hoc saeculo.
In risposta alle raccomandazioni del Pontefice, Isabella, regina di Spagna, fece giun­gere a Roma sollecite assicurazioni di pieno appoggio alla causa della S. Sede. Quando la Regina, però, comunicò la propria disponibilità persino ad un appoggio armato, il nunzio apostolico a Madrid, mona. Barili, confidava al card. Àntonelli di non sperare molto sul­l'invio di truppe spagnole a non perché l'opinione pubblica di Spagna ciò avversi, al con­trario la grande maggioranza che è cattolica ne sarebbe altamente contenta, ma perché la politica, le tendenze e i seguaci del ministero indicano tutt"altro . W II ministero guidato da Leopoldo 0' Donnei, infatti, e a lui mons. Barili chiaramente alludeva, era contrario ad un intervento per la salvaguardia dell'integrità territoriale della S. Sede, poiché ciò avrebbe potuto determinare una contrapposizione assai pericolosa nei confronti della Francia e del­l'Inghilterra, sulle cui forniture di capitali la Spagna in quegli anni di metà secolo era costretta a fare assegnamento per ima rinascita dell'economia nazionale.
Analoga situazione si creava in Portogallo. Pietro V e l'infanta Maria Isabella espres­sero al Papa la loro totale devozione, ma, pur non sottovalutando la necessità di un terri­torio indipendente come garanzia di libertà per chi esercitava la suprema giurisdi­zione spirituale, non poterono andare al di là di un appoggio morale. Il governo di Lisbona proprio in quel periodo era impegnato a fondo nella pacificazione del paese, nel supera­mento dei pronuciamenti militari e delle sommosse e nella ristrutturazione politico-istitu­zionale; l'economia portoghese dipendeva inoltre interamente dall'Inghilterra, anche perché si rivelavano ancora decisivi e condizionanti gli effetti del trattato di Methuen del 1703, passato alla storia come tipico esempio di accordo commerciale a carattere differenziale.
A questo punto Pio IX non poteva che riporre tutte le sue speranze nell'Austria, anche perché il messaggio nel frattempo inviato da Napoleone III a Roma appariva più che chiaro: la Francia cattolica era si pronta a farsi garante della conservazione del potere temporale, ma non della totale integrità dello Stato pontificio, non potendo i francesi non essere solidali con il movimento nazionale italiano.
Ma Vienna era davvero pronta a reinvestirsi della funzione di difesa della Chiesa propria del Sacro Romano Impero? Anche se Pio IX si sentirà ancora di esclamare nel '66 che il n'y a plus que deux Princes qui défendent les principes éternels sur lequels reposent les trònes. C'est l'Empereur Francois Joseph et moi,2> l'Austria sin dal 1859 tendeva a identificarsi sempre meno nella sola grande potenza pronta a sostenere le fun­zioni di punto di appoggio del potere temporale. Già il Concordato del '55 aveva prodotto un'incrinatura tra governo, coscienze liberali e ambienti rimasti fedeli al giurisdizionalismo
*) Cfr. ANNA MARIA ISASTIA, Roma nel J859, Roma, Istituto per la storia del Risor­gimento italiano, 1978, p. 232.
2) Cr. ENNIO DI NOLFO, Austria e Roma nel 1870, in Rassegna storica del Risorga mento, a. LVHI (1971), fase. Ili, p. 409.