Rassegna storica del Risorgimento

LETTERE AL DIRETTORE; PESCOSOLIDO GUIDO; ROMANI MARIO; ROMEO RO
anno <1980>   pagina <213>
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Libri e periodici
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ghiseppino, poiché sì tornava a riconoscere al Papa l'autorità di impartire disposizioni al clero cattolico senza alcun controllo da parte del governo imperiale; sì istituzionalizzava la vigilanza dei vescovi sulla stampa periodica e sull'insegnamento nelle scuole e nelle uni­versità; si concedeva infino alla Compagnia di Gesù di tornare a svolgere un ruolo di rilievo.
L'opinione pubblica austriaca inoltre, dopo Villafranca, si rivelava più attenta ai fallimenti clamorosi di istituti bancari e commerciali, agli indici assai elevati del debito pubblico, al crollo dei titoli presso la Borsa di Francoforte, a tutto ciò insomma che stava turbando l'Impero dentro i suoi stessi confini, mentre appariva scarsamente interessata nei confronti dei farti italiani, delle annessioni e della questione romana in particolare. La situazione interna austriaca era in effetti assai critica; la sconfitta militare, se per un verso stava determinando la crisi del sistema assolutistico, ponendo le premesse per riforme costituzionali, per l'altro rischiava di travolgere importantissimi settori del mondo econo­mico-finanziario e offriva alla Prussia la possibilità di risolvere a proprio vantaggio la que­stione del primato germanico.
H ruolo storico dell'impero asburgico, come grande potenza europea, si andava sempre più deteriorando.
Nell'ambito di quella storiografia che ha per centro d'interesse la Questione Romana spesso emersero metodologie e orientamenti poco attenti alle ricerche documentarie e motivati più o meno surrettiziamente da interessi politici, da apriorismi ideologici e da assunti culturali, elementi tendenti a compenetrarsi, intrecciarsi e confondersi. Questa linea di tendenza, ormai in massima parte superata, ha ceduto il passo ad una produzione storiografica caratterizzata da moduli e modelli interpretativi più impregnati di senso della storia e più attenti alle cause profonde che determinano gli eventi. Gli studi più docu­mentati e approfonditi segnano innovazioni di ricerca, ma anche contrapposizioni di me­todo; non mancano proposte interessanti, forse ardite, comunque produttive, quale l'impo­stazione di Gabriele De Rosa, orientato a fare una storia sociale della Questione Romana, concedendo ampi spazi a disamine economicistiche, dove anche le cosiddette stratificazioni inferiori della storia hanno la possibilità e l'opportunità di divenire degli attori privilegiati, di salire alla ribalta del protagonismo. E uno studio più che approfondito e documentato è il lavoro di Mario Tedeschi, frutto proficuo di una ricerca condotta tra archivi nazionali ed esteri, di Francia e Inghilterra in particolare. Il risultato è una pubblicazione di fonti molto interessanti le inedite -, essenziali per una migliore comprensione degli avvenimenti che precedettero e seguirono l'armistizio di Villafranca.
Gli eventi del '59 e l'aspetto più specifico del problema di Roma non possono più essere considerati secondo un'ottica nazionale e oggettivamente restrittiva, ma debbono essere necessariamente inquadrati nell'ambito della politica internazionale. Come già pre­messo in un saggio interessante e ben informato del 1971 sulla politica ecclesiastica di Bettino Ricasoli tra il '59 e il '61, l'autore qui riafferma la necessità di lavori storiografici più documentati, più puntuali e più organici, poiché è fuor di dubbio che in materia le sintesi brillanti hanno di molto sopravanzato i contributi più specifici e puntuali... Chi volesse procedere ad una sintesi dovrebbe farlo dopo un ulteriore arricchimento documen­taristico o monografico dei vari problemi e periodi (p. 4). È anche fuor di dubbio, però, senza volerne fare una questione di merito, che ogni ipotesi di lavoro o di ricerca deve avere la sua conclusione e che prima o poi occorre pur tentare delle valutazioni comples­sive anche se non dogmatiche e assolute. Diversamente Io storico rischierebbe di identificarsi in quel messaggero imperiale di Kafka che non riesce per misteriosi incantesimi a compiere la missione affidatagli.
Come risolvere il contrasto tra le aspirazioni unitarie e l'intransigenza della S. Sede nella difesa della propria integrità territoriale e delle sue prerogative temporali? Come far coesistere in Roma uno Stato ecclesiastico e uno Stato nazionale italiano? Da lungo tempo forze politiche, culturali e religiose, di diversa estrazione ideologica, dibattevano lo spinoso problema, coinvolgendo gruppi sociali più avanzali e settori di opinione sensibili ai principi e agli ideali risorgimentali. La questione, complessa e di di Ilici le soluzione, acquistò anche dimensioni internazionali e a ciò contribuì l'elezione dello stesso Pio IX, il quale divenuto un mito grazie ai suoi provvedimenti liberali, favorì indirettamente e