Rassegna storica del Risorgimento
LETTERE AL DIRETTORE; PESCOSOLIDO GUIDO; ROMANI MARIO; ROMEO RO
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Libri e periodici
inconsapevolmente la diffusione dei [emi del Risorgimento italiano in Europa e nel mondo, sino alle coste americane dell'Atlantico.
È tra il 1859 e il 1860 annota Mario Tedeschi che vanno individuati i primi tentativi politici di soluzione del problema... Solo dopo la campagna del '59 e successivamente con l'avvento dell'ultimo ministero Cavour, la questione romana fu posta sul tappeto. Ciò si verificò quasi naturalmente, senza che i principali governi europei, oltre quello sardo, si trovassero preparati, e serve forse a spiegare il sorgere e il delincarsi di progetti e di posizioni confuse... (p. 3).
All'inizio del 1859 in Inghilterra la classe dirigente, pur disapprovando i sistemi oppressivi dei regimi assolutistici della nostra penisola, e non celando simpatie per la causa dell'indipendenza italiana, esprimeva diffidenze e prevenzioni nei confronti di un eventuale conflitto, mentre i numerosi pacifisti erano contrari al movimento italiano, in quanto si attribuiva la tensione bellica alle ambizioni della Sardegna, oltreché della Francia. Con il Palmerston primo ministro si assiste ad una sostanziale inversione di tendenza per cui si assunse nei confronti della causa italiana e non solo della più spinosa questione di Roma un atteggiamento che si rivelò in parte determinante. Anche la stampa inglese, persino il Times, organizzò campagne contro l'Austria, che sino a quel momento era stata difesa in nome della pace e della politica d'equilibrio; ciò provocò una forte reazione da parte delle autorità viennesi che decisero di proibire la diffusione del Times nel territorio della Monarchia.
Nell'Europa dell'800 l'Inghilterra era la nazione in cui più diffusi e vivi apparivano i principi costituzionali e liberali, e assai sentiti risultavano la concezione del bene pubblico e il rispetto dell'autodecisione delle popolazioni. Il governo inglese, però e questa è la specifica domanda che ci poniamo desiderò e appoggiò una soluzione per l'Italia che desse agli Italiani indipendenza e istituzioni liberali solo in nome de propri principi progressisti, senza marginalmente considerare che tale soluzione si sarebbe poi rivelata favorevole agli interessi britannici?
Erano gli Italiani stessi persino Mazzini a suggerire questa domanda. Un'area interessante e funzionale agli specifici interessi dell'Inghilterra doveva apparire la nostra penisola, dove una unificazione doganale, finanziaria, militare, richiedendo la presenza di attrezzature indispensabili a un Paese con aspirazioni moderne e la costruzione di una macchina statale più complessa e costosa, avrebbe senz'altro prodotto l'apertura del mercato italiano alle industrie dei paesi esteri più progrediti e dell'Inghilterra in particolare. Soprattutto, non si doveva lasciare campo libero all'amica-nemica Francia.
Chi gestì, invece, una politica italiana quasi fallimentare fu la Francia che, quasi per assurdo, può essere considerata perdente nella guerra del '59: si compromise irrimediabilmente l'integrità territoriale della S. Sede; la soluzione federalistica fu superata dagli eventi e dalla volontà popolare; non si riuscì ad impedire la formazione di mi forte Stato unitario alle porte. Villafranca segnò infatti il lento, ma graduale declino di Napoleone III; l'intento di riconquistare una posizione predominante in Europa, capovolgendo i trattati del 1815, cadde nel vuoto. Le sue contraddittorie posizioni gli alienarono seriamente le simpatie di sovrani e di popolazioni: Francesco Giuseppe gli diede del mascalzone e analoghi giudizi espressero Vittorio Emanuele II e Pio IX; la stampa d'Inghilterra lo tratteggiava in termini originalmente crudi e offensivi. L'opinione pubblica francese era talmente esasperata nei suoi confronti che persino il patto commerciale del '60, che apriva il mercato inferno ai prodotti inglesi, ma tendeva in realtà a rendere competitiva, a lungo termine, la produzione nazionale, venne interpretato come una concessione all'Inghilterra per averla consenziente alla magra annessione di Nizza e della Savoia.
La ricerca di M. Tedeschi, anche se circoscritta in un breve arco di tempo, ci offre, per la sua valida impostazione, lo spunto e l'opportunità di riconfermare i presupposti caratterizzanti la politica napoleonica. Dal temperamento mistico e fantastico, cosi si
3> Cfr. MAGDA JASZAY, Giornalismo e azione: Ferdinando Eber corrispondente del . Times nel 1859-1860, in Rassegna storica del Risorgimento, a. LX (1973), fase. II, p. 227.