Rassegna storica del Risorgimento

LETTERE AL DIRETTORE; PESCOSOLIDO GUIDO; ROMANI MARIO; ROMEO RO
anno <1980>   pagina <216>
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Libri e periodici
Gaeta e l'assedio del 1860-61. Tempere di Carlo Bossoli, caricature, documenti. Catalogo, a cura di E. ALBANO, M. DI MACCO, R. DI MAGGIO SERRA, I. RICCI MASSABÒ, A. SCI­ROCCO, E. VAUDO; Gaeta, Centro storico culturale Gaeta , 1978, in 4, pp. 149 con tav. e ili. S.p.
Di solito le celebrazioni degli avvenimenti che portarono all'Unità d'Italia sono state marcate da manifestazioni in coincidenza dei centenari, mentre questa mostra organizzata a Gaeta fa eccezione, non rispettando scadenze. Meglio così; senza date vincolanti si è potuta meditare la scelta del materiale, incentrando la scelta su vari piani, iconografici e docu­mentari, per illustrare una città e l'ultimo dei dodici assedi che subì nella storia, quello del 1860-61. Ma vediamo il contenuto più da vicino. Carlo Bossoli (1815-1884), prolifico pittore di eccezionale mestiere è esaminato da Rosanna Maggio Serra alla luce della critica più recente. Su incarico del principe Eugenio di Carignano il Bossoli eseguì 105 tempere sulle campagne del 1859 e 1860-61; in queste tele per Gaeta predilige rimpianto sceno­grafico, gli sfondi corruschi, i generali col petto grondante medaglie, le rovine romantiche e le afilate delle truppe fra i civili esultanti. Certo non è un documentarista, omette la realtà tragica e squallida della guerra; è il cantore di un'epopea. Michela di Macco ha presentato le caricature, facendo sfilare le vignette del Pasquino e del Fischietto torinesi, e delF.4rZecc7i.mo partenopeo. Un dato curioso è che la loro vittima preferita, Francesco II nelle vignette torinesi acquista la corpulenza del padre, divenendo ce Re bombino ; ma a Napoli ritorna nei panni di <c Franceschiello . Isabella Ricci Massabò illustra le fasi più propriamente militari dell'assedio, utilizzando i documenti dell'archivio Pellion di Persano, specialmente il carteggio con Cavour. Ma Gaeta, dopo la resa delle truppe gigliate e la par­tenza del Borbone vuole continuare a vivere; unica città del Sud ad avere avuto estese distruzioni, era bisognosa di molti aiuti finanziari, e, in aggiunta, scesa dal ruolo di or Gibilterra del Regno di Napoli , senza le risorse economiche che una stabile guarnigione poteva offrire. Alfonso Scirocco presenta i documenti delle richieste di interventi al Governo di Torino presentate dal Consiglio comunale dopo la liberazione, mentre Erasmo Vaudo ed Ennio Albano puntualizzano il martirio dei civili durante l'assedio a causa del Bombardamento italiano e dell'esplosione delle polveriere. In conclusione una mostra ben documentata, che però a nostro parere ha il difetto di non presentare IV altra parte ; pen­siamo che l'esposizione di alcuni documenti del governo e della Corte di Francesco II avrebbero reso più completo questo panorama storico.
FLORIANO BOCCINI
MATTEO FANTASIA, Giuseppe Maria Mucedola vescovo patriota e la diocesi di Conversano nell'età del Risorgimento, con presentazione di Cosmo Francesco Ruppi; Fasano, Scheda editore, 1979, in 8, pp. 125. S.p.
Quando il 25 marzo 1865 -mori il vescovo di Conversano Giuseppe Maria Mucedola, si fece a gara in loco a comporre epitaffi; e l'autore di quest'opera ne riporta il più signi­ficativo, che lo esalta così: oc Amò la Patria dopo Dio Fu libero nei giorni della feroce politica... Giurò sugli altari il Patto del Popolo Lo tenne saldo... (p. 117). Quali furono gli atti più risonanti del presule? Fece scalpore quando si rifiutò di firmare, per la revoca della Costituzione quarantottesca, una petizione popolare al Re, promossa dal ministro Giustino Fortunato senior, con lo scopo di far la conta dei fedeli borbonici (p. 76). Due soli vescovi, quello di Acerenza e quello di Conversano, da poco insediato, sì rifiutarono di firmare, attirandosi cosi il sospetto del Re Bomba .
Altro episodio saliente fu la Pastorale del 29 agosto 1860; già le Camicie Rosse risalivano la Calabria ed era insorta Potenza, quando il Macedola esortava il suo clero ad insegnare agli ignoranti che Governo libero va bene congiunto a ragione, a virtù, a legge, a religione; anzi è di esse base e fondamento (p. 97). In un panorama, come quello della e Sicilia al di qua del Faro che vedeva l'episcopato nominato dalla Corona in base al Concordato del 1818, e quindi per lo più ad essa ligia, la posizione del Mucedola gli doveva procurare il titolo postumo di a Vescovo Patriota . Ma proprio allora iniziarono per lui gli anni più duri ed amari. La S. Sede, col crollo del suo potere temporale era su una