Rassegna storica del Risorgimento

LETTERE AL DIRETTORE; PESCOSOLIDO GUIDO; ROMANI MARIO; ROMEO RO
anno <1980>   pagina <218>
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Libri e periodici
del clero, toccando sinanche la vita religiosa ed etica dei fedeli ... dei quali si indaga fin nella più remota intimità... (p. XLIII).
Un particolare che, inoltre, accresce l'importanza del lavoro del Cisotto sta nel fatto che il presule ce ... non mancava di registrare gli echi di alcuni dei più scottanti problemi della sua epoca, che mancano nei questionario Peruzzi, come la questione del potere tem­porale del Papa e la persona stessa del Pontefice, ai quali vengono dedicati due aspetti...
(PP. XLVII.XLVIII).
Il curatore non si limita a questo. Nel terzo capitolo della sua introduzione offre, all'in­teresse degli storici, una lucida analisi dei dati emergenti dalla visita pastorale, con una notevole ricchezza di considerazioni statistiche, dipingendo un'immagine esauriente della società e della religiosità vive nella diocesi vicentina in un perìodo che per tutta l'Italia fu segnato da contrasti, non solo esterni, da profondi mutamenti e da nuovi fenomeni, tanto nel campo politico che in quello religioso.
RAFFAELE ALESSANDRINI
FRANCESCO MICHELE STABILE, II clero palermitano nel primo decennio dell'Unità d'Italia 1860-1870 (Cultura cristiana di Sicilia, I/I, 1/2); Palermo, Istituto superiore di scienze religiose, 1978, 2 voli., in 8, pp. 478. S.p.
Che il Risorgimento in Sicilia abbia avuto connotati del tutto propri è cosa risaputa; che la mancata occupazione napoleonica, ferma al di qua del Faro abbia impedito all'isola di conoscere gli effetti del Code Napoléon è ormai luogo comune. La mancata legge di eversione feudale consenti all'aristocrazia di conservare intatto il quadro sociale, e al clero regolare e secolare le sue proprietà e la sua influenza, senza porre la Chiesa di fronte ad uno Stato che si dà una propria morale, per la prima volta laica. Ma giunge dopo due insurre­zioni l'unità d'Italia, Rosalino Pilo, Garibaldi, Crispi... e la tempesta risparmiata ai primi del secolo colse allora impreparata la Chiesa siciliana. Lo studio di Francesco Michele Stabile, ecclesiastico palermitano e puntiglioso ricercatore, prende in esame il tormentato decennio 1860-1870 e lo circoscrive alla diocesi della capitale. Indagine ridotta? Non diremmo, vista la molteplicità e diversità di correnti che si scontrano nel clero palermitano, dove fra l'altro è abbondante l'apporto extra-diocesano.
Lo Stabile ripartisce l'opera in due tomi: illustrante uno il comportamento del clero di fronte ai mutamenti politici, la sua azione pastorale l'altro. Introdotti ormai nel tema vediamo cosa fa questo clero profondamente convinto della possibilità di un accordo tra rivoluzione e religione, nazionalità e cattolicesimo (p. 77). Questo spiega come non ci siano stati appelli dal pulpito a difendere in armi il legittimo sovrano Borbonico, anzi si sia potuto verificare che alcuni preti seguissero le camicie rosse (come l'Àbba e il Bandi testi­moniano), e addirittura si accarezzasse il progetto di costituire un Battaglione Ecclesia­stico , inquadrato nell'esercito meridionale, guidato da Garibaldi fino alla presa della Città Eterna! Non se ne fece niente, ma l'episodio è significativo. Il clero voleva collaborare, ma i suoi fini non erano gli stessi del Governo di Torino. L'antitemporalismo in Sicilia era sincero, motivato soprattutto dal fatto che nei secoli passati fra clero siciliano e Santa Sede si interponeva il Re, ce Legato nato del Papa, che con un proprio tribunale, il Giudice di Regia Monarchia dirimeva in appello le questioni ecclesiastiche escludendo Roma. Ma l'indirizzo dato dalTAntonelli alla politica vaticana escludeva ogni possibilità d'accordo con lo Stato e ciò fece cessare la simpatia con la quale nei primi tempi il governo aveva guardato al patriottico clero siciliano. ÀI termine del decennio oc la maggioranza del -clero siciliano aveva ormai abbandonato gli entusiasmi rivoluzionari e le ultime coloriture gallicane e regaliate. Finito così V ancien regime e la sacralità del potere politico, protettore delle Chiese locali contro gli abusi della Curia romana, il vclero siciliano si inseriva nel movimento cattolico italiano (p. 236).
Il segno più evidente dei nuovi tempi furono la soppressione dei regolari e la dema­ni al izza zio ne dei beni ecclesiastici. Le pensioni ohe furono concesse in cambio erano assai modeste e proporzionalmente la Sicilia usufruì del Fondo Culto in minor misura delle altre regioni. I religiosi per lo più rientrarono nei paesi natali, aggravando le difficoltà del locale clero diocesano, per dividersi le poche rendite rimaste.