Rassegna storica del Risorgimento
LETTERE AL DIRETTORE; PESCOSOLIDO GUIDO; ROMANI MARIO; ROMEO RO
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Libri e periodici
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Con il De Rosa Fautore ribatte al giudizio gramsciano sulla ricchezza della Chiesa meridionale; in realtà, come già altri studiosi (vedi il Tonisi per la Puglia) hanno messo in luce, i benefici erano di patronato laicale, molli contributi erano a beneplacito dei Comuni, e l'enfiteusi, forma tradizionale di conduzione agraria, era a tenue canone. Non erano diffuse le case parrocchiali, essendo costume del clero paesano ed. urbano di abitare con le proprie famiglie d'origine. La demanìalizzazione impoveri fortemente il clero spezzando queste strutture, mentre da tempo al Nord s'era formata una proprietà parrocchiale, che fu rispettata dalle leggi eversive. Anche la pastorale tradizionale ne fu colpita, giacché si sosteneva precedentemente la necessità della magnificenza negli atti di culto, per fugare gli influssi giansenistici, miranti ad una religiosità più intimista.
L azione pastorale era quindi intesa prevalentemente come amministrazione dei sacramenti e perciò legata alla presenza di redditi che consentissero la celebrazione di Messe per il sostentamento del sacerdote, e non al bisogno delle popolazioni. I Vescovi non potevano riformare questa struttura perché ipotecata dal potere civile (p. 407). Grande spicco avevano in questo quadro le processioni, gestite però dalle Confraternite e dalle Congregazioni, associazioni laicali, che sceglievano il loro cappellano e tendevano ad avere propri luoghi di culto. Le cariche al loro interno erano elettive, e ciò che il cittadino non aveva a livello politico lo realizzava in queste istituzioni ecclesiastiche (p. 439). Erano vivaci? Svolgevano una finizione attiva? Lo Stabile deve constatare che molte si riducevano ad organizzare feste e processioni, mentre altre mantenevano tm impegno di mutua assistenza, specie per le malattie e le esequie. Si esprimeva anche la regola di non adire il tribunale per liti fra i congregati, ma di ricorrere all'arbitrato. Questa norma, originata da un'esigenza economica e di correzione fraterna, in un ambiente come quello siciliano poteva degenerare in uno strumento di dominio e di pressione, in una parola, nella mafia . È una stimolante ipotesi questa dello Stabile, che dimostra altresì una esperta padronanza delle Fonti (ricca la bibliografia in Appendice), un inappuntabile giro d'orizzonte. Cercando di indagare il passato per consocere meglio il presente cerca il filo di una continuità in Sicilia e lo trova nella Chiesa locale e nel suo pur tormentato adeguarsi ai tempi.
FLORIANO BOCCINI
BENNT LAI, Finanze e finanzieri vaticani fra V800 e il '900. Da Pio IX a Benedetto XV; Milano, Mondadori, 1979, in 8, pp. 308. L. 10.000
BENNY LAI, Finanze e finanzieri vaticani fra V800 e il '900 Da Pio IX a Benedetto XV, Atti e Documenti; Milano, Mondadori, 1979, in 8, pp. 207. L. 8.000.
Un cattolico del 1860 avrebbe dello che questo libro odora di zolfo. Ci troviamo, infatti, di fronte al caso, abbastanza raro, di mio studio, nel quale, al valore dell'indagine storica, si accompagna felicemente il gusto dello scrivere e del raccontare, ciò che ne rende piacevole la lettura. Il taglio giornalistico dell'opera sorregge un'analisi spregiudicata, ma documentata sui poco celestiali strumenti con i quali la S. Sede, alle soglie del nuovo secolo, costruiva e sosteneva il proprio enorme potere finanziario e quindi politico.
C'è la visione un po' scettica e illuministica di una storia senza storia o meglio di una storia sempre uguale a se stessa, mossa da poche potenti molle, delle quali l'interesse restava sempre una delle più forti. Su queste basi il discorso è portato avanti con acutezza e precisione di dati, senza abbandonare mai, qua e là, un certo tono di mondana causerie. Nasce cosi un affresco da cui emergono, delineati con vivacità, vicende e personaggi di una Roma non più papale e ancora poco capitale, verso la quale affluivano schiere di impiegati della nuova burocrazia, e di un Regno d'Italia tulio da costruire.
Dal poco ecclesiastico e molto prelato card. Antonelli, diplomatico, uomo di finanza, cultore d'arte, al card. Folcili, al card, Mocenni, che mandava al diavolo... e dava il tu agli uscieri come ai prelati , tutti amministratori delle finanze pontificie; a Leone XIII ... nelle cui stanze si ammucchiava il denaro... in tal misura che talvolta ... poneva come segnapagine un foglio da mille lire ; alle speculazioni finanziarie degli aristocratici romani, la a nobiltà nera ; agli scandali edilizi concertati col Comune di Roma, come l'abbatti-