Rassegna storica del Risorgimento
LETTERE AL DIRETTORE; PESCOSOLIDO GUIDO; ROMANI MARIO; ROMEO RO
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1980
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Libri e periodici
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sto di scavare più a fondo, in un arco di tempo più lungo e in una situazione nazionale più ricca di contenuti.
Dopo aver pubblicato nel 1976 un primo saggio su II collegio elettorale di Tivoli dal 1870 al 1913 in Atti e Memorie della Società Tiburtina di storia e d'arte, eccolo approdare adesso ad uno studio complessivo che dalla legge elettorale piemontese del 1848, giunge fino alla promulgazione della legge 30 giugno 1912 passando attraverso tutte le successive modificazioni, trasformazioni e rielaborazioni della legge stessa.
Esaminata tutta la normativa relativa al primo cinquantennio del Regno d'Italia, l'Autore passa a trattare della composizione del corpo elettorale e delle sue dimensioni, da quelle iniziali ai successivi incrementi; ma l'ampliamento del numero degli aventi diritto al voto non avvenne solo in occasione delle modifiche legislative. Pacifici sottolinea che esso si manifestò costante in tutte le elezioni grazie all'acquisizione dei requisiti necessari da parte di sempre più vasti strati sociali. Vediamo, ad esempio, che dal 1882 al 1895 gli aventi diritto per titoli di capacità passarono dal 65,3 al 77,1 grazie agli sforzi compiuti dallo Stato per consentire e garantire la diffusione dell'istruzione.
Ma la parte più nuova e interessante del libro di Pacifici è quella dedicata all'analisi dell'assenteismo e dell'astensionismo, due fenomeni profondamente diversi che testimoniavano, però, entrambi di una parziale accettazione delle istituzioni vigenti. L'Unità era stata voluta e attuata da una minoranza, quella stessa minoranza che prese poi le redini del nuovo Stato cercando progressivamente di coinvolgere strati sempre più ampi di popola zione nella conduzione della cosa pubblica. Ma l'indifferenza politica di larghe masse che avevano passivamente vissuto i rivolgimenti del 1859 e del 1860 era destinata a durare a lungo unendosi e complicandosi con la dichiarata opposizione allo Stato liberale dapprima di repubblicani, radicali e anarchici, più tardi di cattolici e socialisti.
Uno dei modi più manifesti in cui si espresse l'apatia politica e l'opposizione dichiarata fu l'assenteismo elettorale che si ripresentò costantemente, con punte più o meno alte, in tutte le elezioni che si svolsero nel Regno, dall'Unità alla prima guerra mondiale. Va tenuto presente che, al di là del programmatico astensionismo, soprattutto cattolico, non poca influenza ebbero, nello scoraggiare più massicce affluenze alle urne, una scarsa informazione, la poca competitività dei candidati di molti collegi, la difficoltà di accedere ai seggi elettorali per motivi di viabilità e di lontananza.
Vincenzo Pacifici, basandosi sui dati statistici, ha rilevato una diversa fortuna dei due fenomeni; nella fase iniziale, fino alla riforma del 1882, l'assenteismo prevale sull'astensionismo, successivamente, quando si vennero organizzando i grandi gruppi politici e con essi si svilupparono i mezzi di propaganda, le manifestazioni astensionistiche finirono col prevalere sull'apatia assenteista.
Al di là dell'indifferenza politica l'Autore cerca, però, soprattutto di capire il perché tanti elettori rinunciavano ad esercitare un loro diritto ed ecco venir fuori la farragino-sita della formazione dei seggi elettorali che costringevano gli elettori a votare più vòlte, prima per scegliere i componenti l'ufficio, poi per eleggere il proprio candidato; la formazione illogica di molti collegi non rispondente ad una topografia naturale che fondesse interessi politici, economici e morali; un evidente squilibrio nel rapporto distributivo dei collegi settentrionali e meridionali.
La punta minima di votanti si toccò nel 1870 quando solo il 45,5 degli aventi diritto si recò alle urne; ce l'assenteismo trovò un forte aggancio nell'assenza di contrasti politici (p. 181) e le medie più deludenti si ebbero proprio nel Centro Italia.
Con le elezioni del 1874 riprese, però, la curva ascensionale dell'afflusso pur estremamente oscillante tra elezione ed elezione. Mentre diminuiva l'assenteismo prendeva quota l'astensionismo cattolico che, nato nel 1861, ma organizzatosi a partire dal 1870, fu particolarmente attivo nel nord della penisola. Sostiene Candeloro che l'astensione era una posizione comoda per la propaganda cattolica intransigente perché permetteva di fondere astensionismo e assenteismo raggiungendo risultati non rispondenti alla situazione obiettiva.
Come abbiamo detto la novità del lavoro di Pacifici consiste nell'aver affrontato per la prima volta con ampio sguardo d'insieme due fenomeni assai interessanti della vita politica italiana dopo l'Unità.
Specie per quanto riguarda il campo cattolico, esaminato più propriamente dall'Au-