Rassegna storica del Risorgimento
LETTERE AL DIRETTORE; PESCOSOLIDO GUIDO; ROMANI MARIO; ROMEO RO
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1980
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223
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Libri e periodici 223
una storia delle classi subalterne. Dell'importanza delle lettere degli emigrati, infatti, avevano coscienza già i contemporanei che se ne servirono per le loro statistiche sull'emigrazione (è il caso del Rodio cui accenna Franzina) o per progaganda prò o contro il fenomeno migratorio in giornali, riviste o pubblicistica varia. Mai o quasi mai le lettere degli emigrati furono utilizzate per studiare il fenomeno da parte di chi lo subì sulla sua pelle.
Una svolta in tal senso è rappresentata dal volume The Polish Peasant in Europe and America di Thomas e Znaniecki, compilato tra il 1918 e il 1920 (tradotto in Italia con un certo ritardo solamente nel 1968), contenente la corrispondenza dei contadini polacchi emigrati, di cui Franzina si occupa ampiamente in quanto vi ravvisa indicazioni di metodo estremamente utili e valide anche nell'esame delle lettere dei contadini veneti in Sudamerica. Un altro valido punto di riferimento, anche se poco noto, Franzina trova in un libro del bolognese Filippo Lussana (Lettere di illetterati. Note di -psicologia sociale, Bologna, 1913).
La documentazione e le fonti da cui Franzina ha attinto le quaranta lettere di emigranti veneti (scelte tra circa quattrocento) sono per lo più in archivi comunali o privati, ma anche in riviste e giornali, che per varie ragioni pubblicarono lettere di emigrati. Franzina ne ha tratto alcune da 11 contadino, organo del Comizio agrario di Treviso e dal Bollettino dell'Associazione Agraria Friulana, organo del primo patronato degli emigrati friulani (p. 66).
Pi particolare interesse, per la lettura delle lettere, oltre alle esaurienti note esplicative apposte in calce alle stesse dal curatore, è il terzo paragrafo dell'introduzione, in cui Franzina delinea la tipologia di quella che definisce la a lettera contadina (pp. 44-58). Quattro ne sono riconoscibili nel materiale raccolto da Franzina: le lettere rituali, quelle di informazione, quelle sentimentali e quelle di affari (p. 51). Secondo l'autore, però, le lettere contadine sembrano tutte riconducibili a un unico modello la cui forma deriva dalla funzione originaria dell'atto epistolare che [...] denota lo scopo principale d'una comunicazione tesa a rinsaldare i vincoli di solidarietà familiare forzosamente spezzati dall'emigrazione (p. 51)..
Interessante sarebbe, secondo Franzina, poter mettere a confronto le lettere degli emigranti con i messaggi in arivo dall'Italia; purtroppo essi giacciono negli archivi pubblici e privati dei paesi d'oltreoceano (pp. 69-70), ove sarebbe stato più problematico raggiungerli. Di notevole interesse è quindi l'archivio privato di Girolamo Scopel di Seren del Grappa (Belluno), riordinato da Daniela Perco (che ne sta preparando la pubblicazione integrale), di cui Franzina ha avuto modo di servirsi, in quanto in esso esistono anche i e copialettere del mittente italiano.
Il lavoro di Franzina è, quindi, altamente prezioso, sia perché, come già s'è detto, completa in un certo senso il suo precedente volume sul grande esodo dei rurali dal Veneto tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, sia perché apre la via ad analoghe ricerche nel campo dell'utilizzazione di fonti alternative per la ricostruzione della storia delle classi subalterne, mettendo in evidenza la validità di materiali spesso negletti o se non tali, per lo meno relegati al ruolo di memorialistica minore, provinciale o folklo-ristica nel senso più deteriore del termine. Studiare le classi subalterne, non, però, con strumenti tradizionali, bensì con un nuovo modo di fare storia, dal basso e dalla parte delle classi subalterne è l'invito che Franzina rivolge nella prima parte della sua introduzione (pp- 11-27) e che si spera venga raccolto dagli studiosi aperti a nuovi modi di intendere il lavoro storico.
Concludiamo queste brevi note, e mi sembra la maniera più consona con il contenuto del volume, riportando due passi da una lettera che un contadino trevigiano scriveva al suo vecchio maestro nel marzo del 1889 dal Brasile e che Franzina definisce uno dei documenti più suggestivi di tutta la nostra raccolta (p. 177): a Qui tutto caro, costa molto vivere, bisogna comperare tutto a caro prezzo. In questo anno qui hanno un ondante raccolto di tutto; qui non è come in Italia, non si patisse secco; ogni settimana viene sempre piova al bisogno. Terre molto fertili, non ocore coltivazione; e molto grasso, boschi forti, di una Ionghezza straordinaria e groseza... Vi dirò riguardo ai amigranti tanti si pentirono trovarsi lontani; avelli ni, tanti che avevano tre figli restò senza nessuno; le madri avvilite maledirono la Merica e cercava di tornare in Italia col mezzo della Amigra-adone. Tanti andò alla sorte con familgie vedendosi imezzo i avelimenti; morì anche da