Rassegna storica del Risorgimento

LETTERE AL DIRETTORE; PESCOSOLIDO GUIDO; ROMANI MARIO; ROMEO RO
anno <1980>   pagina <227>
immagine non disponibile

Libri e periodici
227
PIETRO SARACENO, Alta magistratura e classe politica dalla integrazione alla separazione. Linee di una analisi socio-politica del personale dell'alta magistratura italiana dal' l'unità al fascismo; Roma, ediz. dell'Ateneo e Bizzarri, 1979, in 8, pp. 160. L. 5.000.
Le opere sulla storia della magistratura in Italia o per meglio dire del potere giu­diziario nei suoi rapporti con il potere politico, nel contesto della società italiana post-unitaria, costituiscono un avvenimento storiografico relativamente recente che non risale a più di quindici anni fa con gli studi di Mario D'Addio, Guido Neppi Modona e Piero MaroveUi. L'interesse per i problemi del terzo potere si ravvivò alla fine degli anni sessanta, in un periodo, cioè, come ricorda l'A. all'inizio del volume, nel quale gran parte della cultura giuridica italiana tendeva a sottolineare vigorosamente il valore della politicità del diritto... riconoscendo a ... al giudice la figura e la dignità di operatore giuridico effettivamente responsabile di scelte politiche autonome... .
Indicativo è anche il giudizio che su questa nuova interpretazione della figura del magistrato dava, circa dieci anni fa, Giovanni Tarello nella introduzione al suo corso di filosofia del diritto (G. TARELLO, Le ideologie della codificazione nel secolo XVII. Corso di filosofia del diritto, Genova, s.d.): ce Chi scorre la letteratura giuridica contemporanea, o per lo meno la letteratura giuridica sui problemi generali, si imbatte con frequenza in una affermazione: che l'attività del giurista non è o non è solo... una attività tecnica; che, anzi, l'attività del giurista è, o è anche, una attività politica e parlava quindi di oc ...un nuovo processo di detecnicizzazione della scienza giuridica e di responsabilizzazione, in senso politico, del ceto giuridico .
L'elemento caratterizzante comune a tutti gli studi sulla storia della magistratura, che siano quelli già ricordati del D'Addio, di Neppi Modona, di Maranini o quelli più recenti di Tranfaglia, Jocteau o Schwarzenberg è stato sempre quello di una impostazione e di una interpretazione ancora molto tradizionale, di taglio, si direbbe, illuminìstico, mon-tesquiviano, secondo la quale, per evitare gli abusi e consentire la libertà occorreva che la costituzione collocasse i tre poteri presso organi separati, che era poi quanto, a partire dallo Statuto albertino, l'ideologia liberale aveva cercato in effetti di garantire.
Ora il valore e la novità dell'analisi condotta dal Saraceno ci sembrano risiedere proprio nel diverso metodo interpretativo in base al quale egli, in contrasto con la prece­dente storiografia, tenta di analizzare il rapporto politico e magistratura in Italia. Nella premessa al suo volume l'A. infatti afferma: In un sistema costituzionale liberale il potere giudiziario deve essere libero, deve poter svolgere l'attività demandatagli dalla legge senza subire interferenze esterne, senza venir condizionato dagli altri poteri dello Stato... Molto spesso però, almeno nelle opere sulla storia della magistratura dell'Italia unita, si è partiti dal presupposto, non verificato, che potere giudiziario e potere politico fossero effettiva­mente separati, cioè affidati a due corpi diversi, e si è ritenuto che il problema fosse solo quello di accertare in concreto se il primo venisse o no sottoposto al secondo. Lo scopo del mio lavoro è valutare l'idoneità di questo schema interpretativo, in particolare verificare l'effettività del presupposto della concreta separazione del potere giudiziario... in altre parole se l'attività politica e l'attività giudiziaria fossero affidate non solo ad istituzioni di­verse, ma anche ad uomini diversi .
E sta proprio in questa affermazione la nuova chiave di interpretazione dell'A., che mette in forse la validità della impostazione genericamente seguita dalla storiografia sul potere giudiziario, la quale si è sempre basata su di una contrapposizione potere politico-magistratura troppo schematica e astratta. Tanto più astratta in quanto nella situazione politica concreta, come ricorda l'A., ... la magistratura... non solo ha avuto la stessa estrazione sociale, non solo è provenuta dalle stesse esperienze politiche e professionali del personale parlamentare e di governo, ma si è addirittura incarnata nelle stesse persone
fisiche .
Un intero capitolo del volume è, infatti, dedicato all'analisi della tipologia del­l'alto magistrato italiano immediatamente postunitario, chiarendone, attraverso diverse bio­grafie diligentemente ricostruite, la formazione e la carriera e distinguendo tra modello meridionale e modello subalpino, che ebbero comunque ambedue come punto di partenza una intensa partecipazione alle lotte politiche e militari del Risorgimento. E non era stato certamente solo questo l'aspetto di politicizzazione degli alti magistrati italiani ma