Rassegna storica del Risorgimento

LETTERE AL DIRETTORE; PESCOSOLIDO GUIDO; ROMANI MARIO; ROMEO RO
anno <1980>   pagina <228>
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228 Libri e periodici
quello ben più significativo della chiamata di molti di questi a coprire il posto di guarda­sigilli o delle loro massicce immissioni in Senato o alla Camera.
L'A. vuol quindi dimostrare che se in teoria va salvato il principio dell'indipendenza della magistratura, la storia dell'Italia unita aveva visto svolgersi gli avvenimenti in maniera molto diversa, l'interazione o osmosi tra potere politico e potere giudiziario era stata ima scelta compiuta coscientemente da ambedue le parti. Non si può quindi parlare, come fece il Maranini, di una giustizia italiana succube del potere politico , comodo stru­mento di governo secondo il D'Addio.
D'altra parte lo stesso Neppi Modona nel suo lavoro su magistratura e fascismo (AA.W., Fascismo e società italiana, Torino, 1973) ha affermato: ... il problema di fondo... va ricercato nelle scelte espresse dai giudici attraverso rattività giurisdizionale e nel collegamento... tra queste scelte ed i rapporti del corpo giudiziario con la società civile ed i centri del potere politico ed economico . E proprio all'opera di Neppi Modona, soprat­tutto a quella su Sciopero, potere politico e magistratura 1870-1922 (Bari, 1969), in contrasto con il giudizio molto pessimistico che Marovelli e D'Addio hanno dato sull'am­ministrazione della giustizia italiana, si riallaccia l'interpretazione del Saraceno, ripren­dendo anche la tesi di Galante Garrone, secondo la quale l'apparente piegarsi dei giudici ai desideri dell'esecutivo non si basava tanto sul potere di pressione di quest'ultimo quanto sull'assenza di divergenze, mentre nei casi in cui queste emersero, come ad esempio con l'ascesa di Giolitti o di fronte alle prime violenze fasciste, la magistratura saprà prendere posizioni autonome ben precise.
Scopo dell'A. è quindi di non isolare in sterili contrapposizioni il problema del terzo potere ma di inquadrarlo concretamente nella complessa realtà politica e sociale del paese, esaminando, sulla base anche di fonti d'archivio e di dati statistici, l'effettivo inserimento del personale giudiziario nei quadri dell'esecutivo, fenomeno questo che si era ripetuto anche nell'aniministrazione militare, se si pensa che i ministeri della Guerra e della Ma­rina furono molto spesso, fino al secondo conflitto mondiale, appannaggio di generali e ani­mi ragli.
Ma quello che in sostanza più interessa il Saraceno, quello che egli definisce il a fondamentale mutamento che la recente storiografia sul problema non ha colto basan­dosi su una rigida e dogmatica e quindi antistorica contrapposizione fra magistratura e politica è proprio la lenta evoluzione dalla figura del magistrato politico , il magistrato della generazione risorgimentale il cui reclutamento era a straordinario ed irregolare al magistrato <c tecnico che segue una regolare carriera.
Come ci spiega VA. in un primo tempo infatti ...vediamo una magistratura non assistita da organi di autogoverno posti accanto al potere esecutivo... ma collegata alla classe politica... attraverso un nucleo di alti magistrati... i quali possono interpretarne gli interessi in sede di governo e di parlamento, organi nei quali si trovano abbondantemente rappresentati... Nel secondo tempo questo legame col mondo politico viene meno. Emerge una nuova generazione di magistrati di estrazione esclusivamente tecnica, non direttamente interessati, o comunque estromessi dal centro della vita politica. Ma questa separazione ha un suo riflesso sul piano delle istituzioni .
Ed è, infatti, proprio a questo punto, nel momento in cui si scioglievano i legami che univano alta magistratura e elasse politica, che si vengono configurando, tra il 1907 e il 1909, due organi, il Consiglio superiore della magistratura e l'Associazione generale dei magistrati italiani, cioè due strumenti rappresentativi e di autogoverno che consentono quindi, da questo momento, alla magistratura di tutelarsi nei confronti del potere politicò e nello stesso tempo di mantenere una funzione di partecipazione e di controllo.
Il discorso dell'A. si chiude su questa rinnovata e più cosciente forma di politiciz­zazione dell'odierno potere giudiziario di estrazione tecnica e sulla previsione di suoi più decisivi sviluppi, con l'afférmazione che ... la politica giudiziaria tende ... a trasferirsi, almeno in parte, in un organo separato dal governo, che la magistratura aspira a controllare e che in una certa misura arriverà effettivamente a controllare .
In effetti ci si augurerebbe di vedere ripreso e ampliato questo discorso che ei appare soprattutto come una ottima ipotesi di lavoro, la quale andrebbe sviluppata proprio sul piano delle idee e in particolare per quanto riguarda il cosiddetto fenomeno della ce separazione e le sue incidenze sulla situazione attuale in modo da comprendere meglio