Rassegna storica del Risorgimento

LETTERE AL DIRETTORE; PESCOSOLIDO GUIDO; ROMANI MARIO; ROMEO RO
anno <1980>   pagina <229>
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Libri e periodici 229
e meglio inquadrare nel nostro contesto socio-politico gli sviluppi e le possibilità del più delicato degli organi che garantiscono il nostro equilibrio costituzionale.
LUDOVICA DE COURTEN
ANTONINO DJ GIORGIO, Ricordi della Grande Guerra (1915-1918), a cura di GIUSEPPE DE STEFANI, con introduzione di Massimo S. Ganci; Palermo, Fondazione G, Whitaker, 1978, in 8, pp. LX1-392 con ili. L. 12.000.
Il volume costituisce un contributo, l'ennesimo ma non certo inutile contributo alla sterminata bibliografia sulla prima guerra mondiale. Il manoscritto del lavoro, inedito di 300 pagine era fra le carte dell'aw. Giovanni Capri, che lo aveva ricevuto dall'autore, a lui le­gato da saldissimi vincoli d'amicizia. Il Comandante del Corpo d'Armata speciale compose i Ricordi, certamente in un periodo compreso tra il 1930 e il 1931, poco tempo prima della immatura scomparsa, con l'esplicito intento di rintuzzare molte delle affermazioni fatte dal Maresciallo Gaetano Giardino nelle sue Rievocazioni e riflessioni di guerra, apparse nel 1929, e comunque, al di là della disputa e degli errori provati da Di Giorgio, di certo non irrilevante peso.
Nella nota bibliografica, posta a conclusione del lucidissimo saggio sulle guerre del­l'Unità italiana, pubblicato nelle Nuove Questioni di Storia del Risorgimento e dell'Unità d'Italia (voi. II, Milano, 1969, p 105), Piero Pieri ha denunziato la mancanza di studi sulla personalità dei più chiari generali, tra i quali, in verità, non ha incluso Di Giorgio. Ora il volume nel suo insieme offre lo spunto e l'opportunità per mettere a fuoco nel­l'impegno professionale più alto e nella vita di relazione una figura dì militare e di uomo politico, del tutto priva di un'analisi organica e approfondita.
A ragione, nell'introduzione Massimo S. Ganci ha detto di ritenere che le pagine pur nella passionalità che le permea, costituiscano un contributo notevole alla valuta­zione di eventi e protagonisti del primo conflitto mondiale, proprio per l'equilibrio e, in certi casi, per l'altero distacco con cui sono scritte .
Affettuoso ma accurato è il profilo biografico, nel quale si insiste giustamente sul concetto, posseduto da Di Giorgio, dell'esercito da conservare sempre autonomo, indipen­dente e leale verso il paese e le sue istituzioni. Queste furono anche le basi sulle quali fondò e giustificò, dopo la non semplice vita africana, l'esperienza parlamentare: fu di fronte ai partiti un isolato , fedele ognora al suo ruolo di militare.
Durante la guerra mondiale ebbe parti di rilievo nella valorosa difesa dei Grappa e nella seconda battaglia del Piave e fu tra i primi a riattraversare il fiume, partecipando alla decisiva offensiva. Accettò, soltanto per disciplina, le conclusioni di Versailles e non nascose il proprio impegno per Fiume italiana.
Nel 1919 tornò alla Camera, partecipando con scontato, profondo impegno al dibat­tito sull'Inchiesta di Caporetto.
Esula dall'ambito cronologico della nostra rivista il periodo successivo, durante il quale, seppur brevemente, Antonino Di Giorgio ricoprì l'incarico, prestigioso e difficile, di ministro della guerra.
Per tornare ai Ricordi, il capitolo, in cui sono presentate le risposte date nel feb­braio 1919 al questionario, proposto dalla commissione d'indagine su Caporetto, sintetizza il pensiero di Di Giorgio sul conflitto e sulle ragioni della disgraziata rotta. Di grande serietà e severità è l'analisi, che pone tra le cause determinanti : lo spirito pubblico, minato dal deleterio e velenoso contrasto tra neutralismo ed interventismo, la mancata preparazione durante il periodo di non belligeranza, la dichiarazione di guerra intempestiva, il piano tattico infelice e disorganico, la sconci usi una ta alta direzione, come in ogni regime demo­cratico impossibile da organizzare, la contraddittorietà del sistema disciplinare e penale* rimboscamento, a il politicantismo e l'intrigo penetrati Ira i comandi ed infine, penoso e mortificante, il disfattismo.
Sofferta ma non soffocata per il rispetto disciplinare è la ricostruzione dell'atmosfera successiva a Caporetto con gli interventi degli uomini di governo, ritenuti utili da Di