Rassegna storica del Risorgimento

LETTERE AL DIRETTORE; PESCOSOLIDO GUIDO; ROMANI MARIO; ROMEO RO
anno <1980>   pagina <230>
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Libri e periodici
Giorgio e censurati da Giardino. Con l'attenzione rivolta direttamente al confronto con le tesi dell'antagonista. Di Giorgio, in via mediata, studia e sviluppa le linee operative del Comando supremo nella battaglia del Piave e riconosce, senza mezzi termini ,al generale di Robilant <t la benemerenza senza pari di avere, nella ritirata di Caporetto, salvato e protetto con la 4" armata l'intero esercito.
Il IX capitolo del memoriale, l'ultimo (il X, pur previsto, non fu mai composto) reca il titolo impegnativo per un tecnico, che scriva rivolto a tecnici, La contropreparazione anticipata nella storia e nella dottrina (su questo stesso tema, qualche anno più tardi, nel 1934, il maresciallo Giardino fu impegnato in un'accesa polemica con il gen. Scgrc, spalleg­giato da altri alti ufficiali).
Di Giorgio si rivolge, ancora una volta, a confutare le posizioni di Giardino ma non dimentica l'intenzione, espressa nella prefazione, di voler dare anche un frammento delle memorie personali.
Dedica, perciò, le parole di chiusura, liriche e sentite, all'artiglieria, ritenuta l'arma basilare nella battaglia del Piave, e al Comando supremo, cui attribuisce il merito di avere scoperto la chiave decisiva nell'ora decisiva.
La seconda parte del volume è occupata dalla Relazione delle operazioni per Voccw-pozione dello Scebeli (settembre-ottobre 1908), molto opportunamente ripubblicata dopo la prima edizione, apparsa nel volume postumo Scrìtti e discorsi vari (1899-1927), curato dalla moglie Norma Whitaker, e da una breve raccolta epistolare di varia provenienza, proficua tanto per conoscere ancora meglio il carattere e la dirittura di Antonino Di Giorgio quanto per fornire di ulteriori e sempre opportuni spunti la fase storica, in cui egli visse.
In appendice, infine, è ospitato un articolo dell'avv. Giovanni Capri, già apparso sull'Osservatore politico-letterario del settembre 1972. In esso viene presa in esame e risolta con considerazioni non certo favorevoli al secondo la polemica di guerra tra Orlando e Giardino sulle decisioni adottate per arginare e contrastare la montante invasione austriaca dopo Caporetto.
VINCENZO PACIFICI
Le truppe italiane in Albania (Anni 1914-20 e 1939), a cura di MARIO MONTANARI; Roma, Stato maggiore dell'Esercito, Ufficio storico, 1978, in 8, pp. 448 con ili. L. 5.500.
L'ufficio storico dello Stato maggiore dell'Esercito, con la pubblicazione del volume sulla presenza in Albania di reparti militari italiani nel periodo 1914-20 e nel 1939, ha inteso colmare una lacuna storiografica avvertita da tempo, nonostante la presentazione di diverse opere, alcune delle quali incomplete ed altre ispirate ad esagerate polemiche.
La monografia, avverte nella sobria e centrata presentazione il Capo dell'Ufficio sto* rico, gen. Rinaldo Cruccu, ce rigorosamente basata su documenti di archivio... intende fornire un utile contributo per una più approfondita e più meditata valutazione di quegli eventi .
L'obiettivo è senza dubbio raggiunto sia per la prima quanto per la seconda fase prese in esame: il volume è fondato su dati e documentazioni originali e preziosi, per cui chi, d'ora in avanti, vorrà lavorare seriamente sull'argomento, dovrà necessariamente tenerne conto.
D'altra parte, l'opera, compilata dal gen. B. (aus.) Mario Montanari con gli indispen­sabili schizzi topografici del serg. Fernando Battista, non ha isolato la questione dal quadro politico-militare generale, ma l'ha inserita e ne ha valutato i riflessi nel complesso degli accordi diplomatici di Londra e ha studiato le connessioni profonde con la situazione sul fronte italo-austriaco nei momenti positivi e in quelli tragici di Caporetto. Sono stati trat­tati, quindi, ancora in modo esauriente, gli aspetti interni, cioè le forme attraverso le quali venne amministrato il territorio e vennero tenuti i rapporti con le popolazioni locali. La monografia, esaminata per l'ambito cronologico della nostra rivista soltanto fino alla conclusione del primo conflitto mondiale, giustamente non tace di tutti gli errori commessi ed insiste sui difetti politici, la superficialità e la scarsa conoscenza, con cui vennero affrontati i problemi particolari albanesi con le conscguenti, irreparabili fratture.