Rassegna storica del Risorgimento

LETTERE AL DIRETTORE; PESCOSOLIDO GUIDO; ROMANI MARIO; ROMEO RO
anno <1980>   pagina <232>
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*32 Libri e periodici
è sostanzialmente un ebete, di cui viene salvata solo la tensione morale e che politicamente registra un fallimento completo in quanto si fa mettere nel sacco dai moderati (ma, come aveva osservato Comba, nel suo passaggio dal pensiero all'azione Salvemini a sarebbe caduto nello stesso genere di errori che già [...] aveva impietosamente rimproverato a Mazzini). Esaurito il tema Salvemini, si passa ai Rosselli, con Arturo Colombo (Carlo Rosselli e il Quarto Stato ) che analizza l'opposizione di socialisti e comunisti agli sforzi con cui Carlo Rosselli cerca di avviare una strategia unitaria di lotta al fascismo. Molto valida ma e sembrata la relazione di Angelo Varai (Derivazioni mazziniane, nella concezione sin­dacalista di Carlo Rosselli) che, scavando nel liberalismo socialista di Rosselli, ne col­loca la genesi nei suoi primi lavori sul sindacalismo dai quali già traspare la volontà di adattare alle mutate condizioni della società il glorioso associazionismo di ceppo mazzi­niano: pur se con una concezione molto personale della punteggiatura, Varai ci offre l'efficace ritratto di un Carlo Rosselli, borghese illuminalo e attento all'evoluzione subita dalle democrazie occidentali, che accetta il primato della classe operaia ma all'interno di una visione solidaristica.
Dopo una breve comunicazione di Giuseppe Tramarollo (Nello Rosselli tra massi-nianesimo e socialismo), è poi la volta di Massimo Scioscioli (Vultima fase della lotta antifascista prima della clandestinità...) che torna sul problema della opposizione al fasci­smo e delle vane profferte della dirigenza repubblicana con l'esclusione di Conti e Zuccarini ai socialisti per una concentrazione dei due partiti, concentrazione che non va in porto perché per Nenni la questione istituzionale è secondaria rispetto alle carat­teristiche di classe; ma la figura di Carlo Rosselli nella relazione di Scioscioli è appena accennata, e quindi non se ne afferra il nesso col tema del convegno. Al quale tema ritorna Lucio Ceva, che sposta l'obbiettivo in avanti di ima decina d'anni per valutare Gli aspetti politici dell*azione di Carlo Rosselli in Spagna, ricordando i sacrifici imposti dalle necessità dell'antifascismo e identificando nella santificazione delFTJ.R.S.S. e del tota­litarismo il più clamoroso di questi sacrifici.
La seconda parte del volume è occupata dalle relazioni presentate al Convegno su Giulio Andrea Belloni, lo studioso repubblicano idealmente legato ai Rosselli dalla stessa ansia di calare i principi mazziniani, principi di movimento, nel socialismo: ce lo ricorda bene Vittorio Parmentola (Il socialismo mazziniano di Giulio Andrea Belloni) e ce lo con­ferma Graziantonio Panunzio (Cooperazione ed autogestione da Belloni all'attuale dibattito europeo), facendoci vedere come le forme economiche conferite da Belloni ai suoi ideali, particolarmente quella dell'autogestione, abbandonate dai compagni di partito siano passate nel patrimonio dei socialisti. La multiforme personalità di Belloni è stata oggetto d'inda-gine di varii studiosi: Claudio Schwarzenberg (Belloni storico del Diritto penale), e Giu­seppe Armani (Gli scritti criminologici di G. A. Belloni) hanno preso in considerazione i suoi interessi giuridici, mettendone in risalto i momenti più felici nell'umanitarismo e nel garantismo e in una decisa, puntuale condanna del Codice Rocco; mentre Ludovico Gatto si è occupato di G. A. Belloni storico, uno storico che l'attenzione per Romagnosi e Colajanni denunziava chiaramente orientato, ancora una volta, verso i problemi giuridici, ma che la passione politica stimolò a guardare anche, agli uomini d'azione come Pisacane e Quadrio. L'interesse di Belloni per Pisacane e i suoi inediti sull'argomento è il titolo del­l'ultima, pregevole relazione, quella in cui Bruno Di Porto fa il punto su una fase partico­lare dell'attività storiografica di Belloni mettendola giustamente a confronto con quella, ben più sicura, di Nello Rosselli sullo stesso argomento. E sono proprio Gli inediti di Bel­loni su Pisacane, una serie di appunti conservati nell'archivio della Domus Mazziniana, a
chiudere degnamente il volume.
GIUSEPPE MONSAGBATI
SILVIO PozzAffl, Mazzini e Marx: quale socialismo?; Cremona, Edizioni Evoluzione Euro­pea. 1979, in 16, pp. 125 [1]. L. 2.000.
a II socialismo, pena la paralisi, deve correggere la sua piattaforma materialista, determinista. Deve ritornare alle origini, ridiscendere nel cuore delle masse. Evoluzionista o rivoluzionario che sia, ha bisogno di un apporto etico, d'una formazione volontaristica