Rassegna storica del Risorgimento

LETTERE AL DIRETTORE; PESCOSOLIDO GUIDO; ROMANI MARIO; ROMEO RO
anno <1980>   pagina <235>
immagine non disponibile

Libri e periodici
235
rioni romagnole di Ravenna e Forlì: un solo scontro c'è stato da parte di Faenza e preci­samente sul ponte del Senio tra Faenza e Caatelbolognese.
Cusercoli e la valle del Bidente non si rassegnano a fare buon viso; ne hanno avuto già abbastanza delle notizie e dei ce si dice v su quei francesi comandati da Napoleone, nemici della religione; e quindi Cusercoli riceve l'avanguardia a fucilate. Immediata è la reazione, e dice la cronaca il paese è messo a ferro e fuoco, ed i più degli abitanti cercano salvezza nei monti.
Da questo primo episodio che ha risuonanze anche in altri luoghi, l'À. dà inizio alla storia degli anni napoleonici, con esattezza cronologica, con umano intendimento e con efficacia, pur trattandosi di una sintesi che non perde tempo in commenti e tanto -meno in sentenze, ma piuttosto si documenta con cura scrupolosa, e sa unire e fondere l'amore per la terra natale con la cultura.
Ripetiamo qui le parole di Marino Moretti che vede in Natale Graziani il pellegrino il quale in veste di esploratore e di storico e in questo suo contemplare, raccogliere e comuni* care, ama casa per casa, sasso per sasso e, direi, viso per viso .
Uno di questi visi dai lineamenti forti, e dagli occhi talora temporaleschi, è un valligiano di Castrocaro che però risiede a Cusercoli dove, giovanissimo, prende moglie.
Si chiama Pietro Barbieri, ma Io definisce meglio il nomignolo Pirazz che non ha bisogno di essere tradotto in lingua.
La sua vita è quella del contrabbandiere: un lavoro comune che si pratica, in quei tempi, lungo le vallate romagnole, raggiungendo e valicando il confine del Granducato Toscano.
Nell'opinione corrente viene concesso a quel mestiere la qualifica di illegittimo, ma nella pratica diventa lecito, naturale e magari onesto.
Pirazz, contrabbandiere nel lavoro, si afferma papalino in politica e marcia in prima fila, e con un cipiglio che invita gli avversari a scansarlo.
Quel cipiglio indurisce, quando si parla dell'arrivo dei satanici giacobini, cioè dei francesi ebe difatti lo offendono negli ideali e lo rovinano nella professione. Inoltre dopo i primi contatti che non sono carezze, gli invasori della valle del Bidente e delle valli collaterali scrivono il nome di Pietro Barbieri nelle loro carte poliziesche e nei manifesti, aggiungendo due parole: Scellerato assassino ; mentre lui Pirazz consenziente la sua squadra, si promuove al grado di capitano.
Le pagine che l'A. dedica al capitano funzionante nelle vallate documentano che non gli fa difetto l'audacia e la furbizia strategica dello scontro improvviso e del rintanarsi al sicuro.
Ma il breve periodo dell'assenza francese è passato, ed il 1800 è l'anno della resa dei conti. Pirazz coi suoi è nascosto nel Vallo di Riocanino, ma non ha perduto il vizio delle scaramuccie; ed è in pena perché la giovanissima moglie aspetta da un giorno all'altro un bambino.
Dal canto loro i francesi offrono la possibilità di trattare per una resa onorevole che difatti viene trattata: saranno amnistiati tutti coloro che entro il 25 luglio avranno deposto le armi, ed al capitano Barbieri verrà dato un alto grado nella milìzia , ed un comando in una Piazza di Romagna.
Il patto è concluso: bisogna firmarlo.
La Croix, comandante della Piazza di Forlì, ha nel petto sentimenti diversi, e alla fine si sbottona, pur avendo il poeta faentino Dionigi Stracchi palesato, in un manifesto e nella sua qualità di Commissario del Dipartimento del Rubicone, il suo compiacimento per l'av­venuto ravvedimento del Barbieri e dei suoi .
Arrivato - non senza preoccupazioni cresciute durante il tragitto arrivato il Bar­bieri per porre la firma, udì invece la sentenza della sua condanna a morte.
Fu legato con una corda dietro ad un cavallo ohe, lanciato al trotto, trascinò quel poveretto per decine di miglia da Forlì a Ravenna, e di qui a Bagnacavallo, a Lugo ed a Cotignola; con lui gli aguzzini sordi alle invocazioni ohe chiedevano invano, finché ci fu fiato, la morte liberatrice. Tutta la Romagna doveva conoscere la prodezza giacobina.
Veramente l'uomo francese o no di qualunque luogo ed in ogni tempo è sempre quello, se la spiritualità dell'amore si arroventa nella passione, e poi nel fanatismo: e da