Rassegna storica del Risorgimento

LETTERE AL DIRETTORE; PESCOSOLIDO GUIDO; ROMANI MARIO; ROMEO RO
anno <1980>   pagina <236>
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236 Libri e periodici
questo si diramano due parallele convergenti che hanno rispettivamente il loro nome: follìa e delinquenza.
Dalle pagine che riguardano il periodo napoleonico abbiamo tratto un episodio, sof­fermandoci troppo sul medesimo. Ma non inutilmente; poiché conosciamo cosi le caratteri* stiche di questo libro anche nelle pagine che riguardano il Risorgimento, nel quale le minuzie paesane che ci conducono fino alla Settimana Rossa ed a Vittorio Veneto (non qui teniamo conto del poi) sono inserite, come radici di pianticelle, in campo nazionale.
Ci limitiamo per non abusare di più ad aggiungere quattro indicazioni, il libro è ricco di originali tavole illustrative; offre una preziosa Bibliografia; contiene, a cura di Cesare Rosellini, un lungo Indice onomastico; ed è giustificato per il suo titolo, poiché viene chiamato Chiusa d'Ercole uno sperone roccioso che quasi al centro della valle sbarra il passo. La leggenda vuole che proprio Ercole, il semidio, abbia voluto quella speronata.
PIERO ZAMA
ENRICO AGOSTA DEL FORTE, Illustri sabbionetani; Sabbioneta, Tip. La Sabbionetana, 1978, in 16, pp. 160 con ili. S.p.
Nell'ambito di un volumetto composto al fine principale di ricordare aspetti e perso­naggi della cultura locale-provinciale espressa in Sabbioneta dall'età medievale all'Otto­cento, a noi interessa segnalare qualche pagina rivolta ad illustrare alcune personalità del­l'età del Risorgimento, mantovano e no, delle quali sono messe in risalto, volta a volta, le qualità militari, professionali, culturali, politiche ecc. In particolare l'autore si sofferma su Achille De Giovanni (patriota, medico e scienziato), su Giuseppe Ottolenghi, ufficiale di carriera ed infine Ministro della guerra con Zanardelli nel 1902, su Pio Foà eminente scienziato, ed infine su Pietro Albertoni docente universitario e deputato nel gruppo dei radicali dopo le elezioni del 1892. Nella premessa l'autore stesso segna i limiti del suo lavoro, modesto ed utile ad un tempo: il nostro compito è stato di riunire in un solo volume le biografie degli illustri sabbionetani, ai quali già il Marini aveva accennato, con maggiore corredo di tutte le notizie possibili, alla luce di nuove ricerche e più completa documentazione. La nostra fatica non ha certo la pretesa di avere esaurito l'importante argomento; ma di avere solo proposto una eventuale ipotesi di lavoro, possibile di appro­fondimento e di sviluppo (p. 22).
RENATO GIUSTI
GIUSEPPE BIANCHI, Maddalena di Montalban. e i suoi tempi (1820-1869); Treviso, Merton Editore, 1978, in 8, pp. 119. L. 3.000.
Giuseppe Bianchi, nella premessa, sostiene che il suo lavoro è limitato ad una com­memorazione, in quanto è la trascrizione di una conferenza tenuta a Conegliano nel 1969, nel primo centenario della morte della contessa Maddalena di Montalban Cornelio. Per ampiezza di analisi, è risultata invece la rievocazione, attraverso la vita della contessa mazziniana , di un momento diffìcile della storia del Veneto, gli anni che vanno dal '48 alla terza guerra d'indipendenza. Sono evidenziati i travagli di questo paese dopo l'avvilente caduta dell'antica Repubblica di San Marco, a cui seguirono invasioni con conseguenti requisizioni, violenze e soprusi per quella popolazione che, per antico retaggio, si sentiva veneta prima che italiana.
Quando, il 26 marzo 1848, Manin proclamò la Repubblica Veneta, la Montalban, per quanto avrebbe preferito militare da vero soldato come confidò in una lettera a Gari­baldi si prodigò facendo della sua villa un vero e proprio ospedale. Alla morte del marito, che aveva dovuto prendere la via dell'esilio, si assunse il compito morale di con­tinuarne l'opera, sebbene fosse già insieme a molti altri, una vigilata speciale .
Bisognava moltiplicare le attività, acuire l'isolamento dell'Austria, diffondere l'avver­sione per essa e, a questo scopo, poteva essere utile anche il disagio economico e il males-