Rassegna storica del Risorgimento
LETTERE AL DIRETTORE; PESCOSOLIDO GUIDO; ROMANI MARIO; ROMEO RO
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1980
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Vita dell'Istituto
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tenuto in una sala del Museo Civico di Bologna un Incontro di studio su Marco Min-ghetti , organizzato dal Comitato bolognese dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano in collaborazione con il Museo del Risorgimento e l'Assessorato alla Cultura del Comune di Bologna.
Di fronte a un numeroso pubblico ha preso la parola la dott. Lucetta Franzoni Gom-berini. Ispettrice del Museo del Risorgimento di Bologna, che ha con parole commosse ricordato il prof. Luigi Dal Pane, direttore del Museo del Risorgimento, recentemente scomparso, e il prof. Rodolfo Fantini, noto studioso di storia del Risorgimento, membro per lunghi anni del consiglio direttivo del Comitato bolognese dell'Istituto per la storia del Risorgimento, anch'esso recentemente scomparso.
Il prof. Aldo Berselli ha quindi svolto il tema M. Minghetti e il 4 trasformismo ' . Le circostanze e le ragioni che convinsero lo statista bolognese ad aderire agli ultimi anni della sua vita alla politica di Depretis sono state da Berselli ampiamente e minutamente esaminate, in modo da chiarire quest'ultima fase della politica minghelliana. È seguito poi il prof. Umberto Marcelli, che ha trattato il tema ce I tre economisti collaboratori di M. Minghetti (1873-1876) , mettendo in rilievo la personalità di Angelo Messedaglia, Fedele Lampertico e Isacco Maurogonato Pesaro. Ognuno di questi studiosi di Economia Politica e di Statistica, che oltre tutto possedevano una raffinata cultura umanistica, entrò a far parte del Parlamento italiano dopo il 1866, e offrì il proprio appoggio politico e tecnico al Minghetti, allora riemerso dalla crisi in cui l'aveva gettato la Convenzione del settembre 1864. Il Marcelli ha messo in luce il diverso apporto dei tre economisti per risolvere il problema del deficit finanziario dello Stato Italiano di quegli anni, che minacciava di provocare la bancarotta della Nazione appena risorta. Ad essi ben presto si aggiunse il più giovane Luigi Luzzatti, con la sua competenza specifica e con la sua grande capacità di lavoro. Il problema di regolare l'attività delle Banche di emissione e quello di concludere i nuovi trattati di commercio con le varie potenze europee, sono stati esaminati dal Marcelli, nelle loro implicazioni di politica interna ed estera. Minghetti potè avviarli a soluzione, contribuendo a consolidare sul terreno economico-finanziario Punita politica dell'Italia. Argomento della terza comunicazione è stato <c M. Minghetti deputato per Legna go e Cotogna Veneta (1867-1882) . L'oralrice, prof. Maria Pia Cuccoli Barbieri, che ha condotto la sua ricerca sul fondo archivistico conservato presso la Biblioteca Comunale dell'Archiginnasio, ha esaminato i rapporti epistolari intercorsi fra M. Minghetti, eletto Deputato per il Collegio di Legnago e Cotogna Veneta, e i suoi elettori nell'arco di tempo compreso fra il 1867 e il 1882, periodo denso di avvenimenti politici.
I problemi che venivano presentati dai grandi elettori perché perorasse la loro causa in Parlamento erano relativi per lo più all'economia agricola della regione e alla costruzione di linee ferroviarie che collegassero questi centri con le grandi direttrici del traffico, come Verona e la linea Bologna-Padova; riguardavano anche il risarcimento dei danni subiti durante la guerra del 1866 ed altre questioni locali, dimostrando che il carattere dei rapporti intercorrenti fra il Minghetti e i suoi elettori era sempre improntato, da una parte ad una misurata cordialità, e dall'altra ad una rispettosa deferenza.
L'ultima relazione del prof. Giulio Cavazza ci rivela da fonte diretta alcune lettere inedite conservate al Museo del Risorgimento indirizzate dal Minghetti agli amici bolognesi, l'atteggiamento del governo sardo di fronte alla spedizione dei Mille, che corrispondeva grosso modo a quello della guida del liberalismo moderato bolognese. Di fronte agli entusiasmi patriottici suscitati dalla grande notizia, occorreva agire con molta prudenza; era consigliabile secondo il governo piemontese incoraggiare l'arruolamento di volontari ed era solo ammissibile come iniziativa del partito moderato una generica e non troppo compromettente raccolta di fondi per la causa italiana. Il Minghetti, poi, lasciava intravedere il suo personale atteggiamento critico, trattandosi di una iniziativa sorta al di fuori della legalità e oltre i limiti di una corretto e ponderata azione politica II successivo svolgersi degli eventi rese di fatto superati i consigli del Minghetti; tuttavia le sue lettere rimangono come un'interessante testimonianza delle preoccupazioni suscitate dall'impresa garibaldina sia a livello governativo sia negli ambienti del liberalismo moderato,
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