Rassegna storica del Risorgimento

LETTERE AL DIRETTORE; PESCOSOLIDO GUIDO; ROMANI MARIO; ROMEO RO
anno <1980>   pagina <253>
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Vita dell'Istituto
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del Museo del Risorgimento nel loro settimo trasloco (tanti infatti ne avvennero dal 1945, causando ciascuno dispersioni e danneggiamenti, nel mentre durante le soste nei siti più disparati videro furti di diverse entità). I Trevigiani hanno potuto conoscere la documenta­zione risorgimentale cittadina in due sole occasioni: nel 1898 (quando il Bailo organizzò una ampia mostra nel 50 della insurrezione quarantottesca) e nel 1958 (quando il Comune fece predisporre la esposizione a dal Risorgimento alla resistenza curata dai proff. Tessari e Zampogna). Le due iniziative ebbero approvazioni e successo, ma poi rutto tornò nel regno della ruggine e della polvere. A quel punto il nostro Comitato ritenne giunto il momento di agire e il 19 dicembre 1977 si recò dal Sindaco, ottenendo di poter effettuare anzitutto una ricognizione di quanto era rimasto; forzando (in un certo senso) il senso dell'art. 2 lett. 6) del nostro Statuto, alcuni componenti del Comitato si rimboccarono le maniche tra le ragnatele,, la polvere e le tarme riuscendo a fare una prima pulizia. Nel frattempo si otte­neva dal Comune l'apertura di una comunicazione tra la zona acquisita ed il Museo Civico, ma per avere, di fatto, la porta ci volle quasi un anno... Venne allora l'idea di occupare un'ala del chiostro adiacente (naturalmente il Museo civico è allogato nell'ex convento degli Scalzi) e di predisporre ogni cosa per una esposizione provvisoria, onde far usufruire quanto meno le scolaresche della visione diretta di una documentazione ritenuta da noi indispensabile per la piena conoscenza degli ultimi due secoli delle storia nazionale e lo­cale, L'assessore signora Rosso-Coletti, da ottima discendente di un illustre patriota Cado-rino, accettò la proposta e mise a disposizione pannelli e bacheche. Naturalmente per aggirare gli ostacoli della burocrazia il Comitato anticipò le somme occorrenti per acqui­stare i materiali di consumo necessari. In tal modo si poterono allestire circa cento metri lineari di esposizione, dalla quale furono escluse le armi da fuoco in rapporto alla legge sulle armi e momentaneamente quelle da taglio non disponendosi di apposite vetrine. Tut­tavia, anche con queste limitazioni ed escludendo in parte quadri, documenti, uniformi ed oggetti diversi, la mostra è riuscita completa in tutte le sezioni cronologiche nelle quali è stata suddivisa.
Il relatore comunicò che materiale cartaceo e quadri erano stati salvati dal 1945 ad oggi dal precedente direttore della Biblioteca (e nostro attuale vice presidente) dott. Zam­pogna il quale diede ospitalità nei suoi locali, sottolineò pure che l'attuale direttore della medesima (e reggente del Museo), anch'egli componente del nostro consiglio, sta facendo la sua parte per agevolare l'iniziativa. I numerosi intervenuti all'apertura hanno vivamente espresso il loro consenso. Nei giorni successivi il nostro Presidente ha parlato in loco ai docenti cittadini delle scuole elementari e medie, appositamente convocati dal Comune, per far conoscere nei particolari le cose esposte ed agevolare il loro compito in occasione delle visite delle rispettive classi di alunni.
Diremo infine che la mostra è suddivisa in sette sezioni: democrazia e periodo napo­leonico occupazione austriaca fino al 1848 - ultimo periodo austriaco e primo periodo del­l'Unità grande guerra - ricordi africani - periodo della Resistenza - raccolta fotografica delle varie decine di iscrizioni epigrafiche risorgimentali esistenti in città o andate per­dute.
Per il futuro si è in fase di attesa, dovendosi risolvere il problema del già Museo del 55 regg. Fanteria (Corpo ospite di Treviso dal 1908 al 1943) di proprietà della Ammi­nistrazione Militare, dato in deposito al Comune nel 1951, seguendo da allora le vicissitu­dini del Museo del Risorgimento. Si auspica che rUfficio Storico dello Stato Maggiore, interessato al problema, possa risolvere l'annosa questione del deposito e della esposizione riconoscendo il diritto, senz'altro esistente sul piano morale, dei trevigiani che a migliaia militarono in quel Corpo ad avere in città una serie notevole di cimeli, di importanza tale da arricchire ancor più la documentazione risorgimentale nostra. Non è escluso che, ove detti oggetti rimanessero definitivamente a Treviso, il Comune decida di assegnare ulte­riori ambienti alla nostra iniziativa.
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UDINE. Il 15 dicembre 1979, a cura del Comtiato, sono stati solennemente com­memorati nell'Aula Comunale Manzoni , particolarmente addobbata all'uopo, i due