Rassegna storica del Risorgimento
FERRARI GIUSEPPE; LOVETT CLARA MARIA SCRITTI
anno
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1980
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pagina
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260
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Giuseppe Monsagrati
la premessa indispensabile per una piena comprensione di una delle personalità più ambigue e più discusse del secolo scorso.
Erano parecchi i motivi che finora avevano impedito la preparazione di una biografìa completa del pensatore milanese: primo tra tutti quello pratico (degli altri ostacoli, di natura più o meno ideologica, diremo più avanti). Non era facile impostare una ricerca che prevedeva in partenza, oltre a ricognizioni in archivi francesi solo in parte necessarie dopo l'ampio lavoro in cui la Rota Ghibaudi aveva messo a fuoco soprattutto gli anni tra il 1838 e il 1860, anche l'esame attento delle Carte conservate presso il Museo del Risorgimento di Milano, fondamentali per la conoscenza di un uomo sul quale le altre fonti contemporanee non erano mai state eccessivamente prodighe di notizie. La Lovett ha svolto degnamente l'uno e l'altro compito, raccogliendo e selezionando il materiale atto a farle ripercorrere quei periodi della vita di Ferrari che la Rota Ghibaudi, considerandoli forse poco significativi, aveva solo sfiorato nel corso di due brevi note, una introduttiva e l'altra conclusiva.
La Lovett, cioè, si impegna a ricostruire gli anni della giovinezza e della prima formazione culturale di Ferrari, penetrando con pagine illuminanti in quel piccolo eppur vivace mondo milanese degli anni trenta in cui affonda le sue radici e compie i primi incerti passi l'attività speculativa del giovane filosofo; ma soprattutto ci offre, di prima mano, una ricostruzione molto attenta e perspicua del periodo succesivo al '59, quando, ricco della fama acquistata in Francia con le sue torrenziali pubblicazioni, Ferrari fa ritorno in Italia, un'Italia che è venuta alla luce repentinamente e seguendo strade del tutto diverse da quelle da lui auspicate, e, lungi dal seguire l'esempio di Cattaneo che si ritira in sdegnosa solitudine, accetta subito una candidatura al Parlamento, resta deputato, salvo brevi intervalli, per sedici anni dividendosi equamente tra Torino (e poi Firenze, e poi ancora Roma) e Parigi, e pochi mesi prima di passare a miglior vita è ben lieto di accettare una nomina a senatore che qualcun altro, forse meno elastico, avrebbe considerato infamante, quasi un indegno suggello per un vita spesa a parlare di rivoluzione e di socialismo.
Scrupolosissima e tenace peri usura tr ice di archivi, la Lovett, una volta postasi sulle tracce del suo personaggio, lo segue in tutti gli spostamenti e le peripezie così esistenziali come filosofico-politiche sfruttando al meglio la copiosa documentazione offertale, oltre che dal milanese Museo del Risorgimento, da un'infinità di altri archivi.6) Questo è un aspetto del lavoro della Lovett, ma non certo il solo: collocata, sia pure per diritto acquisito, nella feconda tradizione anglosassone del filone biografico, un filone che ama narrare la storia secondo l'apporto dato dalle grandi personalità, la studiosa americana ne assume tutti i pregi applicandone la tecnica in una paziente ricostruzione d'ambiente che serve a far comprendere lo sfondo sul quale si muove Ferrari. E non si fa fatica a immaginarsela in giro per Parigi oltre che per visitare archivi, per cercare quell'Impasse Mazagran dove al n. 8 Ferrari abitò per tanti anni posto che la strada abbia resistito, come sembra improbabile, agli sventramenti hauss-manniani onde calarsi compiutamente nel personaggio e coglierne, con una versione per storici del metodo Stanislavskij, le più intime pulsioni del cuore e della mente, come un tempo si diceva.
appunto questa sua abilità a fare in modo che anche i capitoli in cui è
6> L'elenco completo è in LOVETT, Giuseppe Ferrari and the Italian Revolution cit., p. 249.