Rassegna storica del Risorgimento

FERRARI GIUSEPPE; LOVETT CLARA MARIA SCRITTI
anno <1980>   pagina <261>
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A proposito di Giuseppe Ferrari
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descritto il lungo soggiorno francese di Ferrari, anziché costituire un doppione delle moltissime pagine dedicate allo stesso argomento dalla Rota Ghihaudi, ci restituiscano del Milanese un'immagine più nitida e precisa: non c'è, nel lavoro della Lovett, quel che di pedissequo, di piattamente espostivo che caratterizza tanta parte di quello della Rota Ghihaudi. Dotata com'è di buone capacità di sintesi, la Lovett non si limita a riassumere, uno dopo l'altro, i tanti articoli che Ferrari scrive per le riviste francesi o i reperti d'archivio che ne documentano le traversie universitarie da precario ante littearm, ma estende il suo interesse a quegli aspetti della vita quotidiana che la Rota Ghihaudi aveva quasi del tutto trascurato.
Sotto tale rispetto il secondo capitolo di questo volume è a dir poco esem­plare: la Parigi dove Ferrari arriva nel *38 non tanto perché costrettovi dalle persecuzioni del regime austriaco, come era capitato e più ancora capiterà a tanti altri, quanto perché, convinto che l'Italia sia una terra di morti, crede anche, partendo, di essere uno degli happy few in grado di sottrarsi a quel triste destino, si anima, nella analisi della Lovett, di tutti i suoi circoli, le sue riviste, i suoi giornali, i suoi fermenti, le sue strutture culturali, i suoi mille teorici del socia­lismo che verrà detto utopistico; e lo stesso avviene per Strasburgo e Bourges, le altre città dove un lungo peregrinare di università in università o in licei, come è il caso di Bourges e di Rochefort sur mer in cerca di una cattedra conduce Ferrari, ponendolo di fronte ad una realtà meno rosea del preventivato ma che è resa sopportabile dal fatto di essere la realtà francese, la realtà della nazione che ha fatto la grande rivoluzione.
Proprio le tante notizie che la Lovett ci dà ci mettono in grado di farci un'idea più precisa su quest'uomo che, ben dotato di mezzi di fortuna, mentre si tuffa nella cultura francese e si dice sensibile ai problemi della società, non disdegna gli stylish clothes, and the services of a valet,7) rifiuta ogni con­tatto con la miserabile emigrazione italiana, si trova a proprio agio solo con gente blasonata come gli Arrivabene e gli Arconati; 8> con la Belgiojoso poi, un ben combinato miscuglio di ricchezza, nobiltà e radicalismo rivoluzionario, il rapporto è quasi ideale, coronato com'è da quella atmosphere of sophislicated luxury that surrounded her e da quel more refined lif e-style of well-to-do Parisians 9) che, col tempo, era diventato per Ferrari veramente indispensa­bile.
Ma non si tratta solo di snobismo, che sarebbe un peccato veniale, magari il frutto dell'educazione ricevuta e di certi atteggiamenti che già allora sape­vano di superomismo. Negli stessi anni in cui Mazzini mette tutte le proprie capacità materiali e morali al servizio di quella causa che proprio Ferrari tac­cerà di formalismo rivoluzionario10) e si adatta a patetiche esperienze come venditore di olio e salumi,11) negli stessi anni in cui Mazzini avverte più forte che mai l'esigenza della solidarietà con le classi più umili, il suo futuro implacabile avversario segue the ups and downs of the Paris Bourse and the
7) Ivi, p. 26.
8) Il riferimento agli Arconati in ROTA GHIBADDI, Ferrari, p. 164. 5) LOVETT, Giuseppe Ferrari and the Jtalian Revolution cit., p. 47.
io) Per le critiche di Ferrari a Mazzini si veda FRANCO DELLA PERUTA, / democratici e la rivoluzione italiana nel Risorgimento, Milano, Feltrinelli 1958, in particolare le
pp. 65-66.
J1) Cfr. EMILIA MORELLI, L'Inghilterra di Mazzini, Roma, Vittoriano, 1965, pp. 18-19.