Rassegna storica del Risorgimento
FERRARI GIUSEPPE; LOVETT CLARA MARIA SCRITTI
anno
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1980
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pagina
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263
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A proposito di Giuseppe Ferrari 263
dhon è esaminato con la dovuta attenzione, con una pregevole puntualizzazione non solo degli elementi teorici di cui l'italiano fu debitore al francese, ma anche di quella parte del pensiero di Ferrari l'istanza federalistica e quella laica che passò nel patrimonio di idee di Proudhon;18) e la narrazione dell'attività politica svolta tra il 1860 ed il 1876 è tutta originale, tesa a chiarire aspetti che nei lavori fin qui disponibili erano stati trascurati o trattati con parecchia super* ncialità e, in ogni caso, in maniera discontinua, sulla scorta di una documentazione o bisognosa di revisioneW) o mai utilizzata in precedenza..
Certamente si sarebbe desiderato, oltre che una simile dimostrazione di singolari capacità di ricerca in profondità, anche uno spirito maggiormente critico; e, del pari, sarebbe stato auspicabile un taglio un po' diverso, che cioè resistesse, più di quanto qui non si verifichi, alla tentazione di proiettare Ferrari verso i nostri tempi e i nostri problemi e di fare delle sue teorie qualcosa come un termine di paragone per stabilire la bontà o la debolezza di certe posizioni. È evidente che, dato il pubblico a cui si rivolge, la Lovett non poteva neanche approfondire determinati aspetti, come quello relativo ad un esame della storiografia su Ferrari: se lo avesse fatto avrebbe sicuramente tediato il lettore senza per questo spingerlo ad una più seria riflessione. Ha scelto perciò di presentare il Ferrari più corrente, quale è accreditato dalle più recenti interpretazioni; e bisogna darle atto che in questo sforzo di far conoscere ai suoi lettori americani le linee principali del pensiero di Ferrari e tutte le tappe della sua evoluzione dalla filosofia della storia al socialismo per finire alla teoria del mutamento storico come diretta conseguenza del ricambio generazionale, la Lovett ha percorso in lungo ed in largo l'inamena prosa del Milanese, il che, per chi ne abbia un'idea, non è davvero poco.
Ma, ci domandiamo, è questo il vero Ferrari? E se non lo è o se lo è solo in parte, quali sono gli altri suoi connotati da mettere in luce per accertare in modo finalmente esauriente il carattere del suo pensiero ed offrirne quindi una definizione complessiva? Senza pretendere di dare una risposta decisiva a questi interrogativi, che comunque è doveroso porre anche in presenza di certe perplessità che intaccano il giudizio positivo della Lovett sul suo personaggio, cerchiamo intanto di dare una impostazione diversa dall'usuale a questo prò* blema. È inutile nascondere che di fronte a questo lavoro, ma più ancora di fronte ad altri, di altri autori, che l'hanno preceduto in questi ultimi venti anni senza avere la stessa problematicità, si ha l'impressione che una specie di filtro si sia sovrapposto alla realtà storica, facendo passare quegli elementi che meglio rispondessero all'idea preconcetta che si aveva di Ferrari ed oscurando tutto ciò che tale idea potesse contraddire. La vita del pensatore milanese è ricchissima di episodi non facilmente classificabili; e a poco serve ricorrere a schemi che, come quello di un Ferrari protosocialista, complicano le cose invece di fare chiarezza.
*) Argomento, questo, già affrontato da F. DELLA PERUTA, Un capitolo di storia del socialismo risorgimentale, in ID., Democrazia e socialismo nel Risorgimento, Roma, Editori. Riuniti, 1965, pp. 155-156.
19> La Lovett ha controllato sugli originali tutte le lettere edite da ANTONIO MONTI, Giuseppe Ferrari e la politica interna della Destra..., Milano, Ed. e Risorgimento (e non Vallardi, come risulta alla Lovett a p. 250 del suo lavoro), 1925, avendovi trovato an unusually high number of editorial errors (Giuseppe Ferrari and the Italioti Revolution cit., p. 238, nota 30). Due di questi errori sono segnalati a p. 239, nota 6, e a p. 242, nota 57.