Rassegna storica del Risorgimento

FERRARI GIUSEPPE; LOVETT CLARA MARIA SCRITTI
anno <1980>   pagina <266>
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Giuseppe Monsagrati
discussione con la storiografìa preesistente che hanno preferito mettere fretto­losamente da parte: è stato così rotto ogni ponte col passato con il risultato di svuotare di ogni contenuto una polemica che, iniziata con Ferrari ancora vivo (quando uomini che ideologicamente gli erano molto vicini, come Cattaneo e Gabriele Rosa,32) si erano tuttaltro che riconosciuti nelle sue asserzioni) aveva trovato la più felice espressione nelle poche, rapide pagine impiegate da Croce a contestare Ferrari come storico 33> e a criticare gli incidenti sul lavoro e le facilonerie in cui era incorso come filosofo.34*
Con le sue osservazioni Croce aveva aperto una strada che dopo dì lui molti hanno seguito, battendo soprattutto sulla inaccettabilità di quella distinzione tra filosofia e storia, tra idee e fatti, tra teoria e pratica che per Ferrari era, più che un abito mentale, un comodo sistema per garantirsi una doppia morale. Pur tuttavia è vano cercare, in coloro che in questi ultimi anni si sono affannati a proporre un ritorno del pensatore milanese, un sia pur breve cenno al saggio di Ales­sandro Levi che, dopo avere esplorato il pensiero di Ferrari con una esauriente analisi teorica e con l'ausilio di una copiosa documentazione, ha fatto significativi rilievi sulla pretesa filosofia della storia di Ferrari cui ha efficacemente con­trapposta quella dialettica reale, che intende la storia superandola con l'azione, e non scinde storia e filosofìa, ma, rimettendo gli uomini in piedi, fa di questi
lismo; comunque è più che fondata l'osservazione che fa la Lovett sul silenzio degli studiosi italiani sulle ultime opere di Ferrari, cosi come è esatto individuarne la causa nella ce embar-rassing contradiction between Ferrari the politician of the Left and Ferrari the theorist o the generational change (p. 107). Peccato che non spinga alle estreme conseguenze le sue affermazioni.
32) Su questo punto la Lovett (pp. 98-99) fa un po' di confusione. Parlando delTffisioìre des Révolutions d'Italie attribuisce a Cattaneo un giudizio (ce... che libro pesante e indige­sto! Non riconosco più l'autore ) che era stato di Carlo Tenca (cfr. CARLO CATTANEO, Epi-stólarìo cit., voi. Ili, p. 82, nota 7); poi, menzionate le recensioni che dell'opera si fecero in Francia, aggiunge che il volume oc received less attention (and far less praise) in Italy, but it was reviewed in Tenca's II Crepuscolo and in the Archivio Storico Italiano . Non spe­cifica però che le due recensioni, negative, erano appunto quelle di Cattaneo e di Gabriele Rosa i quali si servirono del lavoro di Ferrari come dello spunto per altre considerazioni. Cattaneo trovò nella città italiana quel principio ideale atto a spiegare la nostra storia che Ferrari aveva invece individuato nella lotta fra Papato e Impero; e nacque quel bellissimo saggio (ancorché tendenzioso) su La città considerata come principio ideale delle istorie italiane, pubblicato appunto sul Crepuscolo nei fascicoli di ottobre e dicembre del '58 (ora in Opere di Gian Domenico Romagnosi, Carlo Cattaneo, Giuseppe Ferrari, a cura di ERNE­STO SESTAN, Milano-Napoli, Ricciardi, 1957, pp. 997-1040). Nel '63 Cattaneo tornò sul lavoro dell'amico con una regolare recensione dove tra l'altro si accennava alla apologia di principi assoluti che Ferrari sembrava fare quando li riteneva intimamente connessi con la esplicazione della rivoluzione italiana (ora in CATTANEO, Scrìtti storici e geogra­fici, a cura di GAETANO SALVEMINI ed ERNESTO SESTAN, Firenze, Le Monnier, 1957, p. 305). Il saggio di Gabriele Rosa apparve sullMrc/wino Storico Italiano, a. Vili (1858), I, pp, 85-131, e II, pp. 59-89.
33) BENEDETTO CROCE, Storia della storiografia italiana nel secolo decimonono, Bari, Laterza, 1921, voi. II, pp. 10-11 e 115-120. La LOVETT, Giuseppe Ferrari and the Italian Revolution cit., p. 99, non condivide l'atteggiamento di Croce; ma, come risulta dalla nota precedente, questi era in buona compagnia. Un avvertimento a non vedere ce una esaltazione della reazione nelle critiche di Croce al democratismo astratto di uomini come Ferrari si legge in DELIO CANTI MORI, Storici e storia, Torino, Einaudi, 1971, p. 401.
34) BENEDETTO CROCE, Giuseppe Ferrari e il Vico, in Conversazioni crìtiche, serie H, Bari, Laterza, 1950 (IV ediz.), pp. 124-130.