Rassegna storica del Risorgimento
FERRARI GIUSEPPE; LOVETT CLARA MARIA SCRITTI
anno
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1980
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pagina
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267
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A proposito di Giuseppa Ferrari 267
gli artefici consapevoli della storia, e non i giocattoli della fatalità, in quanto i loro principii, cioè i loro ideali, scintille che sprizzano dalle lotte sociali, sono precisamente stimolo alla praxis che, per opera loro, si rovescia >; e anche i rilievi formulati da Gramsci quando notava che, venutosi a trovare verso ritalia nelle condizioni di un postero per l'esperienza maturata al di là delle Alpi, Ferrari non seppe ''tradurre** il francese in italiano e perciò la sua stessa "acutezza" diventava un elemento di confusione, suscitava nuove sette e scolette ma non incideva nel movimento reale non sono stati tenuti in gran conto. Stessa sorte per Giuseppe Berti che pure ha scritto pagine tra le più recise per negare, sotto il profilo politico come sotto quello filosofico, l'appartenenza di Ferrari al socialismo, non politicamente perché malgrado le frasi scarlatte e radicali [...] non andò oltre Mazzini ,37) né filosoficamente perché la sua concezione col socialismo aveva poco a che vedere a;38) e sulla secca con* clusione di Berti, stando al quale sul terreno dell'indagine filosofica e storica il Ferrari fu un fallimento ,39) forse sarebbe stato bene meditare, perché era un'affermazione magari un po' sommaria ma tuttaltro che infondata. Né va dimenticato che, prima ancora di Berti, Ernesto Sestan aveva impostato tutta la propria presentazione di Ferrari, preposta ad una antologia dei suoi scritti maggiori, sulla constatazione del suo isolamento culturale, politico e umano e dello schematismo che sempre ne contraddistinse l'opera di filosofo e di sto rico.<>
Certamente, nessuno di questi critici se la sente di negare a Ferrari la possibilità di brillanti intuizioni e di improvvisi quanto effimeri acuti, come nessuno osa mettere in dubbio l'originalità e l'arditezza di certe sue ipotesi; ma tutti convengono nel sostenere che tutto questo complesso di analisi falli proprio in ciò che stava più a cuore a Ferrari, nel formare, cioè, un sistema filosofico. Allo stesso modo le sue formulette più popolari, come quella famosa della legge agra-
35> A. LEVI, TI pensiero politico... cit., in Nuova Rivista Storica, a. DC (1931), pp. 217-258 e 365-397 (il brano citato è a p. 387).
36) ANTONIO GRAMSCI, Quaderni del carcere. Edizione critica dell'Istituto Gramsci a cura di VALENTINO GERBATANA, Torino, Einaudi, 1975, voi. HI, p. 2016. Le parole di Gramsci richiamano singolarmente un brano della Teoria dei periodi polìtici, Milano, Hoepli, 1874, pp. 515-516, in cui Ferrari sembra dargli pienamente ragione: premesso che visitando le nazioni più inoltrate il cittadino di un paese arretrato viaggia in certo modo nell'avvenire , Ferrari aggiunge una considerazione che suona come un'autocritica: ce Se non che il viaggiare non istruisce, finché non sappiamo tradurre nella nostra lingua l'insegnamento che riceviamo, e meglio vale il non passare mai i confini, che il cadere nel controsenso di portarlo in patria, senza la cognizione e senza il sentimento delle idee da lui presupposte. Meglio vale il partecipare ai difetti essenziali delle nazioni che il venire invettivandole inutilmente, perché mutino di tradizione, di natura, di ambiente . Come si vede, l'esperienza gli ha dettato una visione profondamente diversa da quella della giovinezza.
37) G. BERTI, / democratici e l'iniziativa meridionale cit., p. 52.
38) Ivi, p. 102.
39) /vi, pp, 109-110. È strano che, dopo avere a lungo criticato Croce per aver definito Ferrari a reazionario , Berti pervenga alle stesse conclusioni: ma a me sembra che il giudizio di Croce su Ferrari (in Storia della storiografia italiana,,, cit., voi. I, p. 37) non vada letto in senso politico, ma in riferimento alla posizione di Ferrari che rispetto a Vico contestò l'identità di filosofia e storia.
4) E. SESTA, Introduzione a Opere di Romagnosi, Cattaneo, Ferrari cit., pp. XXXIX-
xuv.